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Il mondo parallelo dell’insospettabile Scozzafava e il “clan dei gaglianesi” sempre criminalmente operativo

Farmabusiness è un capitolo doloroso ma necessario per capire la storia della malavita nel capoluogo

Le indagini che sono sfociate nell’operazione Farmabusiness, non hanno svelato solo gli intrecci tra imprenditoria, politica, mondo delle professioni, nello specifico ovviamente tutte da definire con la configurazione di singole responsabilità, ma hanno ricostruito il tessuto criminale della città. Quella che a torto viene definita isola felice, ma che un’isola non è e men che meno felice. Nella zona Sud della città la delinquenza è di matrice Rom, non è stata mai riconosciuta, a questa malavita, “lo status” di associazione mafiosa. Pura manovalanza insomma spesso a servizio di quella “storica consorteria criminale di matrice ‘ndranghetistica denominata “clan dei gaglianesi” operante principalmente a nord di Catanzaro. La definiscono così gli inquirenti e ripercorrerne la storia è utile, agli stessi investigatori, per capire l’evoluzione ma anche la derivazione di tutti gli atti intimidatori a cui sono stati sottoposti molti imprenditori catanzaresi.

La figura di Scozzafava. L’insospettabile che aveva buoni legami con la consorteria criminale e ottimi rapporti con la “Catanzaro bene”

E’ utile conoscere la storia per capire la figura di Domenico Scozzafava, incensurato per tutti, faccia da bravo ragazzo, lavoratore puntuale e serio nella sua attività. Il soggetto giusto da utilizzare come collante in una città dove tutti più o meno sanno. O credono di sapere. Perché del peso di quella vicinanza di Domenico Scozzafava con Gennaro Mellea, nessuno, tranne i carabinieri di Catanzaro, sapevano.

Scozzafava non è tanto intraneo alla cosca, ma forse è di più, è la faccia da spendere per la ‘ndrina e per la cosca, è scaltro, educato, piccolo imprenditore in aria di espansione, sembra avere gli agganci giusti, dall’una e dall’altra parte. Scozzafava è il mondo parallelo, parallelo rispetto alla criminalità e parallelo rispetto alla politica e all’imprenditoria,  in cui si muove bene, anche quando, secondo le accuse , posiziona una bottiglia incendiaria davanti al sede della ditta Procopio costruzioni, nel pieno centro storico.

Parla con i politici, costruisce la sua carriera all’interno delle amministrazioni anche grazie ad altri eletti, consolida i rapporti con “comparaggi” di matrimonio. Domenico Scozzafava si muove bene, quasi meglio di coloro i quali costituiscono storicamente la consorteria.

Ma per ora, almeno sembra, non ha velleità di comando della costola criminale, ecco perché questo, agli occhi dei capi clan non lo rende pericoloso, anzi, lo rende assolutamente utile.

Come arriva Scozzafava nella storica ‘ndrina dei Gaglianesi, considerata consorteria mafiosa con sentenza del 1998

Si legge nelle carte che tutte insieme compongono l’enorme mole di documenti che oggi è conosciuta come Farmabusiness : “La cosca dei Gaglianesi aveva i suoi primi fondamenti già negli anni ’80, nel 1998, con sentenza definitiva emessa dal tribunale di Catanzaro, alla cosca veniva riconosciuto il carattere ‘ndranghetista organizzato e diretto da Girolamo Costanzo, alias “Compare Gino”. Nel 2006 l’operazione Revenge, condotta dalla Squadra Mobile di Catanzaro,  ricostruiva la storia criminale nel capoluogo dal 1997 al 2005.

La cosca dei Gaglianesi, anche nel secondo decennio del 2000, ha continuato a confermarsi una pericolosa ‘ndrina che ha conquistato nel tempo il riconoscimento e la legittimazione delle cosche crotonesi controllando le più importanti attività economiche mediante la commissione di diversi reati finalizzati anche a creare una condizione di sottomissione e paura.

La scala gerarchica del “Clan dei gaglianesi” e gli indagati di Farmabusiness

Subito sotto Costanzo, nella scala gerarchica, c’erano Pietro Procopio, alias “u biondu”, referente contabile della cosca, Lorenzo Iiritano alias “ A ditta” (indagato in Farmabusiness), Anselmo Di Bona “alias Cavallo pazzo” (deceduto). Nel ruolo di gregari della cosca, indagati anche in Farmabusiness,  Maurizio Sabato e Tommaso Aprile.

Sono sempre questi soggetti che mettono, secondo le conclusioni investigative, la loro firma sotto alcuni attentati intimidatori come quello al ristorante Guglielmo a giugno 2014.

La guerra interna al “Clan dei gaglianesi” Iiritano prende il comando e Mellea non viene mai riconosciuto come “capo vero”

A quel tempo Iiritano Lorenzo aveva preso già in mano la guida del clan dei Gaglianesi, ma in maniera autonoma, senza mai fondersi con la cellula criminale storica guidata da Mellea, e ai suoi ordini rispondevano Pancrazio Opipari alias “pede e focu”e in tempi più recenti Domenico Scozzafava.

Era accaduto infatti che una costola della consorteria criminale non avesse gradito il fatto che Mellea avesse deciso di rispondere al clan dei Grande Aracri e si fosse dunque resa autonoma sul territorio catanzarese continuando ad operare per conto degli Arena.

Opipari a Scozzafava : “Nicolino (Grande Aracri) ha dimenticato le buone maniere”

Addirittura Opipari spiega a Scozzafava che “Se Ncolino Grande Aracri avesse voluto nominare un uomo suo su Catanzaro l’avrebbe dovuto scegliere tra il loro gruppo e non dare il potere in mano a Mellea. Nicola- dice Opipari – ha dimenticato le buone maniere”.

La Pax mafiosa firmata attraverso la “garanzia” di versare il “mensile” a Compare Gino detenuto in carcere

Ma i tempi sono duri anche per i mafiosi ed è necessaria una pax mafiosa. La stessa che Nicolino Grande Aracri decide di “firmare” facendosi carico del mensile da corrispondere a Compare Gino che si trova ristretto in carcere .

Anche Tommaso Aprile aveva bisogno del “mensile” da parte dei sodali

Ma ad aver bisogno del mensile, perché a causa delle misure applicatigli è in difficoltà, è anche Tommaso Aprile che riceve le sussistenze da un altro sodale del clan dei gaglianesi ma non  indagato in Farmabusiness.

Farmabusiness, un’indagine strutturata negli anni in cui non ci sono stati ritardi nell’esecuzione rispetto alle richieste formulate di volta in volta

Farmabusiness non è altro quindi che il lavoro strutturato di diversi investigatori che si sono succeduti nel tempo al comando del Nucleo operativo dei carabinieri di Catanzaro e di quello investigativo , e dei loro uomini. Indagini che si sono incrociate con le risultanze investigative e le operazioni portate avanti dalla Squadra Mobile della questura di Catanzaro nel primo decennio del 2000, dalla Guardia di Finanza.

Il contributo e la determinazione dei magistrati già a partire dall’inizio degli anni 2000

Carte su carte prodotte e firmate dai magistrati che hanno tenuto fermo, silenziosamente, il punto, senza mollare, anche quando mettere insieme tutto sembrava difficile, anche quando c’era da assumersi la responsabilità di ritardare il deposito dei alcuni verbali, sapendo che l’intercettazione successiva probabilmente sarebbe stata quella utile a blindare le accuse che dovevano essere formulate.

Farmabusiness è un capitolo di un grande, doloroso ma necessario libro, scritto a più mani, quelle mani che ci vanno dentro le cose. Doloroso perchè costringe tutti a prendere atto che la mafia a Catanzaro è esistita e si è evoluta nelle forme e nei modi che hanno permesso infiltrazioni penetranti. Che Catanzaro è quell’isola felice..che non c’è.

Ma soprattutto di questo libro Framabusiness non è il primo e non sarà l’ultimo capitolo.

(in foto l’organigramma criminale nella città di Catanzaro così come ricostruito nell’operazione Revenge)