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Il Comune acquisisce un bene confiscato ad Aprile, in carcere per usura e indagato per Farmabusiness

L'immobile diventerà deposito delle auto rimosse e archivi comunali e il fitto sarà destinato ad attività sociali e di assistenza alle persone bisognose

Un bene confiscato destinato a diventare deposito delle auto rimosse e archivi comunali. E’ questa la finalità la delibera con cui la giunta comunale ha confermato l’interesse dell’Amministrazione comunale all’acquisizione del bene confiscato in danno a Tommaso Patrizio Aprile. Si tratta, nello specifico, di un capannone in via Emilia, il cui ricavato dal fitto  sarà destinato ad attività sociali e di assistenza alle persone bisognose.

La procedura nasce dall’iter avviato dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata  che ha portato a conoscenza degli enti interessati la possibilità di acquisire al proprio patrimonio alcuni immobili confiscati in danno a Tommaso Patrizio Aprile nella città- Catanzaro. Per il Comune di Catanzaro, l’immobile di via Emilia è risultato utile tanto che, il 26 novembre scorso, l’Ente ha  ha formalmente comunicato all’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata ed alla Prefettura, la manifestazione dell’interesse all’acquisizione del bene immobile.

Tre giorni prima della delibera comunale Aprile era stato condotto in carcere per scontare una pena definitiva

Tre giorni prima era diventata definitiva la condanna a carico dello stesso Aprile per i reati di usura e associazione a delinquere. Aprile, nelle more, era stato indagato nell’inchiesta Farmabusiness.

La condanna, della suprema Corte era arrivata a seguito del ricorso presentato dallo stesso Aprile e respinto.

Organico al Clan dei Gaglianesi e con un’attività ultraventennale di autolavaggio

Organico al clan dei gaglianesi e non valutabile sotto l’aspetto lavorativo l’attività ultra ventennale di gestione di un auto lavaggio. Sono questi i due punti sui quali, più di tutti si era concentrata la decisione della prima sezione penale della Corte Suprema di Cassazione che ha deciso che  Tommaso Patrizio Aprile, in via definitiva, a sconterà in carcere la condanna di tre anni , 11 mesi e tre giorni, per il reato di usura consumatosi ai danni di un imprenditore catanzarese, a seguito del quale nel 2015 gli erano stati confiscati dei beni. Già la Corte d’appello di Catanzaro aveva rigettato il ricorso di Aprile nel 2018.

Evidente sproporzione  trai redditi e i beni intestati

Nella motivazione della sentenza si legge: “Premesso che l’Aprile era già sottoposto alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di anni quattro, la Corte territoriale valorizzava, al pari del Tribunale, l’evidente sproporzione tra i redditi, pressoché inesistenti, del proposto e del coniuge, privi entrambi di attività lavorativa, e i beni agli stessi intestati, nonché la mancanza di qualsiasi dimostrazione della legittima provenienza del denaro utilizzato per acquistarli; quanto alla pericolosità dell’Aprile, la Corte di merito dava atto dei suoi risalenti rapporti con la cosca mafiosa dei “gaglianesi”, dell’assidua frequentazione con Procopio Pietro, personaggio di spicco nel settore delle estorsioni al quale l’Aprile fungeva da autista, nonché dell’emissione a carico del proposto di una misura cautelare personale nel 2012 per il reato di usura in danno del titolare della(omissis), basata sulla denuncia della persona offesa e sulle risultanze delle intercettazioni telefoniche, che avevano disvelato le attività di prestito di denaro e di natura estorsiva esercitate dall’Aprile”.