Quantcast

Sant’Anna, il management diceva “non ce l’avessero mai accreditata Utic” e l’Asp non faceva i controlli contabili

Nel corposo fascicolo che ricostruisce l'intera vicenda della clinica oramai sull'orlo del baratro anche i pesanti rilievi della Corte dei conti su un sistema di responsabilità diffuse

La sospensione delle attività in regime convenzionato con il SSR per la clinica Sant’Anna di Catanzaro, comunicata con nota a firma del dirigente dell’Asp Valeria Teti il 23 dicembre scorso, la conclusione delle verifiche con le dovute prescrizioni, notificata al Cda del Sant’Anna hospital con una nota firmata dalla terna commissariale datata 22 dicembre, il mancato accreditamento della struttura dal 2017 ad oggi e l’inchiesta Cuore Matto, sono certamente tutti pezzi che compongono lo stesso puzzle ed è evidente che ruotino tutti attorno alla stessa cosa, il destino del Sant’Anna hospital, che in questo momento significa anche e soprattutto  il destino dei lavoratori e dei pazienti della struttura.

Ma le vicende, tutte aperte avranno comunque percorsi diversi, perché diverse sono le origini di ognuna, le responsabilità in capo ai protagonisti e diversi i livelli di controllo che si sarebbero dovuti porre in atto.

L’atto di costituzione in mora della Corte dei conti e le gravi accuse sui mancati controlli contabili dell’Asp

L’inchiesta Cuore matto, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri scatta il primo ottobre del 2020, ma ha già un precedente. L’atto di costituzione in mora della Corte dei conti datato 30 gennaio 2020 contro il Sant’Anna hospital.

Al punto quattro del documento ( e poi nelle parti finali )  il sostituto procuratore Massimo Lupi chiaramente pone la questione della non costituzione in giudizio da parte dell’Asp contro la clinica nei procedimenti per crediti pagati ma che la guardia di Finanza avrebbe accertato come non dovuti.

Il testo del punto 4 dell’atto di messa in mora della Corte dei conti

I crediti saldati alla Sant’Anna hospital e alla società che subentrò nel credito e la mancata opposizione dell’Asp in giudizio

La questione al centro dell’esame della Corte dei conti è la cessione del credito da parte del Sant’Anna ad un’altra società, accettata dall’Asp senza alcun controllo e la non opposizione della stessa azienda sanitaria. Questo meccanismo, secondo quanto accertato dai magistrati contabili, avrebbe portato al pagamento doppio di medesime fatture. In sostanza crediti già pagati al Sant’Anna sarebbero poi stati dinuovo saldati alla società subentrante e, nelle procedure esecutive intentate da quest’ultima, l’Asp non si sarebbe costituita, costringendo il giudice dell’esecuzione ad accettare le richieste del creditore.

Il punto 17 delle conclusioni del sostituto procuratore della Corte dei conti

Il mancato controllo anche sulle procedure di accreditamento e la “scoperta” del 23 dicembre 2020

Ma il mancato controllo dell’Asp non riguarda solo questo aspetto. Durante le ispezioni la Guardia di finanza più e più volte avrebbe chiesto ai responsabili l’ostensione dell’atto di proroga dell’accreditamento all’SSR della struttura. Documento che non è stato mia prodotto. L’assenza del quale ha causato il blocco dei pagamenti da parte della terna commissariale già per quanto concerne le prestazioni  del 2018. Ciò che appare di certo anomalo è che solo 23 dicembre del 2020, venga messo nero su bianco che l’accreditamento non c’è.

Le promesse non mantenute della politica al Sant’Anna ed il “regalino” (come lo chiama il management) dell’Utic

E che l’anomalia andasse avanti da circa sette anni lo sapevano anche alcuni dei responsabili, come riportato nelle trascrizioni di un’intercettazione ambientale predisposta dalla Guardia di finanza in sede di indagini.

Il ruolo dell’Asp e l’accreditamento per Utic, che è il cuore dell’inchiesta “Cuore Matto” fanno saltare i nervi al management . Ecco cosa viene riportato dai militari. (I nomi non vengono riportati perchè alcuni degli interlocutori e delle persone citate non sono al momento indagate n.d.r.)

Interlocutore A: “appena torna la dottoressa (…) interloquirete con lei sulle ragioni per le quali questi pazienti hanno avuto i transiti in questo reparti (inteso come Utic n.d.r)

Interlocutore B: sembra strano che ne accorga solo adesso se ne sarebbe dovuta accorgere prima

Interlocutore C. E’ sette anni che fate questi giochini, sono giochi velati e subdoli”

Interlocutore A (con tono adirato): Basta io non gioco su cose serie

Interlcuore D: Lascia stare la (…) non ce l’avessero mai accreditata Utic

Interlocutore A: però diciamolo era propedeutica nelle intenzioni di chi ce l’accreditò ad inserirci nella rete delle urgenze, quando ci rifilarono questo servizio nella presentazione della fregatura ci u detto che era indispensabile perché “abbiamo in animo di inserirvi nella rete delle emergenze”. Poi la rete delle emergenze l’abbiamo inseguita per anni senza mai avervi accesso ed il regalino ce lo siamo tenuti.

Il Sant’Anna “vittima” della politica che non ha mantenuto le promesse?

Difficile a questo punto tracciare una netta linea di demarcazione tra le vittime ed i carnefici. Poiché, proprio da questa ultima intercettazione, appare evidente che la clinica Sant’Anna ha accettato quanto meno di predisporre il servizio Utic a fronte di qualcosa che la politica avrebbe dovuto fare e non ha mantenuto. E’ altresì chiaro che l’Asp dal canto suo non ha operato i controlli in maniera rigorosa su nessuno degli aspetti afferenti la gestione.

I lavoratori ed i pazienti vittime vere ed incolpevoli di tutti quanti

Ma è tragicamente palese che ora a pagare le spese è un’intera comunità fatta di lavoratori che legittimamente non vogliono perdere ciò che hanno potenziali pazienti che non sapranno a chi rivolgersi.