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Il prof che scrive al Ministro: “Vaccini, studenti e docenti siano una priorità”

Aprire la scuola è più che giusto ma prima, la sicurezza di tutti! Se non siamo in grado di garantirla, è meglio lasciarla chiusa

*di Salvatore Russetti

Signor Ministro della Pubblica Istruzione,
sono un insegnante di un Istituto Tecnico Superiore di Catanzaro e svolgo tale attività da circa 30 anni.
I miei colleghi ed io stesso stiamo vivendo il disagio delle lezioni a distanza a causa della pandemia e la scommessa di ogni giorno, è quella di rendere la lezione più normale possibile cosi da dare agli allievi ed ai genitori la sembianza di un funzionamento regolare della scuola.
Per tale ragione, abbiamo imparato la didattica a distanza (DAD), le verifiche on line e soprattutto il rapporto insegnate-alunno attraverso lo schermo di un pc.

Non eravamo certo abituati, per questo abbiamo studiato nuovi metodi, nuove didattiche, nuove procedure e nuovi sistemi tanto da portare gli allievi ad affrontare le prove finali e gli esami come se la pandemia non avesse per nulla interferito.
Penso che gli insegnanti abbiano, in tale periodo di pandemia, dato una prova di maturità, competenza e capacità di adeguamento alle cose che cambiano anche se molte persone ancora credono che la classe insegnante sia incompetente ed inadeguata.
Seguo con molta attenzione gli sforzi del Governo per cercare di garantire alle strutture scolastiche i mezzi di cui la scuola di oggi, e maggiormente in tale momento storico, ha bisogno.
I mezzi, a mio avviso, di cui la scuola avrebbe principalmente bisogno non sono solo i banchi a singola postazione o con le rotelle ma lo svecchiamento delle infrastrutture digitali ferme a decenni or sono.

La DAD e tutte le attività che necessitano della digitalizzazione attualmente sono, in buona parte, affidate all’iniziativa di ogni singolo insegnante che con le proprie competenze, acquisite nel corso degli anni o imparate per l’occasione, cerca di svolgere lezione nella più totale e completa normalità.
In tale ottica seguo quindi i vari proclami, dei politici soprattutto, che indicano la data di ripresa della normale attività scolastica in presenza, senza però poi darne una attenta spiegazione o giustificazione.
In buona sostanza, tutti coloro che hanno la possibilità di impegnare i Media hanno sicuramente una idea sulla scuola e non vedono l’ora di poterla comunicare.
Con i proclami sulla scuola si cerca quella visibilità, anche politica, che con il proprio operato non si è riusciti ad avere.

In attesa del completamento della campagna vaccinale, occorre affrontare la pandemia garantendo la distanza sociale e l’uso delle mascherine. Inoltre, atteso che gran parte della popolazione scolastica fa largo uso dei trasporti pubblici occorre la massima attenzione su di essi, onde evitare la promiscuità che espone maggiormente al contagio.
L’apertura della scuola, senza una adeguata attenzione a dette problematiche, potrebbe esporci ad un’ulteriore ondata dell’infezione.
A tal proposito mi chiedo come sia possibile che nel calendario vaccinale insegnanti e studenti non rientrino tra le priorità previste nelle prime somministrazioni.
La vicenda Covid ha portato in primo piano i problemi e le deficienze del sistema sanitario nazionale. Onore a tutti gli eroici operatori del settore che si sono sacrificati e purtroppo, tanti a prezzo della propria vita. Veri eroi!
Orbene, gli insegnanti non hanno di certo la stessa funzione sociale dei medici e alla luce di molti, socialmente non sono proprio così utili.
La pandemia ha inevitabilmente fatto emergere le vere problematiche della scuola ma l’attenzione non viene mai posta sui pericoli che il personale scolastico corre quotidianamente.
In altre parole, noto come l’attenzione sia indirizzata, giustamente, sul personale sanitario e sulla loro tutela, ma dei rischi del personale della scuola, per il quale le misure distanziali non sempre possono essere rispettate, purtroppo nessuno ne parla.

Importante è riaprire la scuola ma a che prezzo sig. Ministro?

Per cui rifletto: aprire la scuola è più che giusto ma prima, la sicurezza di tutti!
Se non siamo in grado di garantirla, è meglio lasciarla chiusa.
Si incorrerebbe in un grave rischio, proiettare migliaia di operatori in trincea senza alcuna adeguata protezione e che potrebbero, alla stessa stregua dei medici-eroi, contrarre, soprattutto i lavoratori più fragili, il virus anche a costo della propria vita. In buona sostanza costoro avrebbero la stessa sorte dei medici-eroi senza però essere considerati tali.
Un lettore prevenuto e poco attento, potrebbe intravedere in queste poche righe il mio convincimento a non riaprire la scuola in presenza. Non è così!
La scuola deve riaprire ma con le stesse garanzie che si offrono agli operatori di tutti gli altri settori.
Uno stato democratico, a mio avviso, si fonda su due grandi principi:
– il primo è senza dubbio la giustizia che ne garantisce l’equità di trattamento,
– il secondo, è proprio la scuola che è garante del futuro dello Stato stesso poiché ad essa è affidata la formazione della classe dirigente, delle donne e degli uomini di domani.
Verosimilmente le difficoltà emerse nella gestione della scuola in tale periodo sono da ricercare nella insufficiente formazione della attuale classe dirigente che non ha saputo adeguarsi alle novità o peggio ancora, non ha saputo affrontarle.

Infine credo che si potrebbe sicuramente fare a meno di molti investimenti propagandistici e di facciata che, pur enfatizzando le iniziative governative contro la pandemia, non hanno un’adeguata ricaduta sui problemi reali.
Penso ai gazebo ‘Primula’ ad esempio, dove si svolgeranno le vaccinazioni di massa contro il Covid, i cui fondi potrebbero essere dirottati molto più proficuamente sulla scuola e sulle sue infrastrutture.
I soldi spesi ed investiti, non solo in tempo di pandemia, sig. Ministro, sono sempre soldi spesi bene.

*docente di ruolo