Stretta sui locali, opposizione dei ristoratori (VIDEO)

Favorevoli e contrari alla campagna nazionale che propone la riapertura delle attività dal 15 gennaio fuori dagli orari consentiti

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La nuova stretta in via di definizione da parte del governo, che prevede anche l’abolizione del servizio di asporto dopo le 18, trova una netta opposizione dei ristoratori stremati da mesi di restrizioni e chiusure forzate. 

L’iniziativa di protesta più forte propone la riapertura dei locali per cena dopo il 15 gennaio in netta violazione dei decreti governativi. Una forma di disobbedienza civile che punta a rimarcare la volontà dei ristoratori di riprendere a lavorare nel pieno rispetto delle misure di sicurezza anti-covid. 

Pietro Mungo sfida i dpcm: “Apriamo anche a cena il 15 gennaio”

“Sarebbe bello che tutti i locali aderissero, tutelando la clientela e utilizzando il buon senso”, dice Pietro Mungo, che aderisce alla campagna nazionale  #ioapro1501. “Non crediamo che la chiusura dei locali serva a limitare l’aumento dei contagi, come dimostra la crescita esponenziale durante le feste natalizie. Bisogna rispettare la malattia ma imparare a conviverci”. “Il nostro settore dà lavoro ad un’intera filiera – prosegue – con centinaia di migliaia di figure che operano intorno a queste attività.  Stare all’interno dei locali è una delle situazioni più sicure, anche per tutti gli investimenti in sicurezza che ci sono stati richiesti. Controllare un locale è molto più semplice che controllare ciò che avviene all’esterno”. 

Antonio Alfieri: “Giuste motivazioni, non aderisco per non mettere a rischio i clienti”

L’idea di sfidare le nuove regole non ha fatto breccia tra molti ristoratori, che pur condividendo in pieno i motivi della protesta ritengono che l’apertura fuori dagli orari consentiti esponga i clienti al rischio di salate sanzioni amministrative.

“L’acqua è arrivata alla gola, e mi meraviglio che si sia arrivati solo oggi a proteste così forti. Io non aderisco alla campagna nazionale per la riapertura perché non voglio mettere a rischio i clienti, ma naturalmente ne condivido le ragioni di fondo”, spiega Antonio Alfieri, rappresentante del Comitato ristoratori Catanzaro, che spiega come “le nuove misure annunciate saranno addirittura più dure di quelle imposte durante il primo lockdown. Le misure restrittive a distanza di un anno non hanno prodotto alcun beneficio nella lotta alla pandemia, è evidente la necessità di convivere con il virus anche alla luce dell’arrivo dei vaccini. Fermare le nostre attività, così come le palestre, i cinema, i teatri, significa mettere in ginocchio intere filiere. I bonus e i ristori arrivati fino ad oggi coprono solo una piccola parte delle perdite, intese come spese fisse sostenute a vuoto e non come mancati guadagni. Vogliamo soltanto lavorare e lo Stato ci deve consentire di lavorare in sicurezza”.  


 

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