Diffamazione consumata attraverso i social, Cardamone chiede ed ottiene dalla Procura la citazione in giudizio per un catanzarese che lo insultò

L'assessore comunale dichiara di voler procedere così anche per altri soggetti 

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    Diffamazione consumata. È questo il reato di cui, davanti al Giudice, dovrà rispondere un catanzarese che nei mesi scorsi, con un commento social su facebook, aveva accusato Ivan Cardamone, Assessore al Comune di Catanzaro e all’epoca vice sindaco, di aver votato una pratica in Consiglio Comunale per trasferire l’ospedale in località Germaneto per “perseguire personali scopi economici” con l’aggravante dell’attribuzione di un fatto determinato. Secondo il commentatore, Ivan Cardamone avrebbe sostenuto una pratica per spostare l’attenzione su una determinata zona della città perché proprietario di alcuni terreni al fine di farseli espropriare e costruirvi il nuovo ospedale, con attribuzione fittizia dei beni anche a parenti defunti.

    Tutto falso ovviamente e Ivan Cardamone, non solo ha proceduto con querela nei confronti del soggetto, ma ha potuto dimostrare, carte alle mani, di non aver avuto alcun interesse personale sulla vicenda ne’ tanto meno proprietà in quella zona. Un discredito che ha comportato centinai di commenti diffamatori che, per un post pubblicato su facebook di una realtà deformata, hanno esposto la persona di Cardamone e della sua famiglia alla gogna mediatica. Così come, ultimamente, allo stesso Cardamone, da parte di social e blog, viene attribuita la proprietà di 5 ville, Cardamone sta procedendo con i propri legali, con documenti ufficiali alla mano, contro chi ha millantato ciò.

    “Nel rispetto di chi indaga e del diritto dei codici, attendo il giorno fissato per la citazione in giudizio per questa vicenda e per le altre procederò come per la prima, non tanto per difendermi da accuse senza fondamento, ma per ristabilire un principio di verità che la realtà mistificata e quella aumentata dei social e dei blog, hanno purtroppo offuscato. La politica è diventata, nostro malgrado, il tiro al bersaglio di malcontenti e frustrazioni. Una cosa che in questo momento storico ci sta e che chi fa politica mette anche in conto, ma non fino al punto di colpire vigliaccamente affetti e sfere personali. Non era al popolo dei social o dei blog che dovevo dimostrare qualcosa, non è lì che si discutono eventuali profili di reato, ma mi sono sobbarcato l’onere di dimostrare quanto infondate fossero quelle affermazioni, proprio per un principio imprescindibile, e cioè che è inaccettabile subire le gogne mediatiche da parte di chiunque si senta in diritto di parlare. Non ho vinto nulla ne’ un eventuale esito positivo mi riempirà di gioia, ma è necessario che a vincere sia sempre la verità dei fatti e non quella delle illazioni”.

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