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Chiude il Wino: locale di musica ed “assembramento” oggi impossibile proseguire. Le videodichiarazioni del titolare

Il titolare: “Ristori arrivati ma insufficienti. Sono sereno, al momento non faccio programmi ma l’idea è quella di ripartire"

“Ho deciso di chiudere perché non so quanto durerà ancora questa pandemia”, è questo il motivo che ha spinto Carmine Scalzo del Wino ad abbassare la saracinesca della sua attività, che nel cuore del centro storico di Catanzaro aveva portato un nuovo concept di locale. Un wine bar con musica dal vivo, dove ritrovarsi e fare concerti, da quasi un anno a questa parte, a causa dell’emergenza sanitaria non è più possibile.

wino

Non un ristorante ma un locale di musica ed assembramento

“Wino non è un ristorante, il mio è sempre stato un locale di assembramento, di concerti – ha proseguito – continuare la mia attività in quest’emergenza è impossibile.” Tanta musica, tante serate, tanta gente, sembra passata un’eternità da quando il Wino era nel pieno della sua attività, e invece dal primo lockdown sono passati 10 lunghi mesi che hanno cambiato un po’ le abitudini e il modo di vivere di tutti.

Ho investito nella mia città, sono stato orgoglioso di avere un’attività nel cuore del centro storico, ho avuto le mie soddisfazioni, ma sono stato costretto a mettere un punto.

Il contingentamento e l’impossibilità di momenti di aggregazione impediscono ad attività come quella del Wino di proseguire, costringendo gli imprenditori a mettere un punto anche a quelle attività in cui si credeva molto: “Ho investito nella mia città, sono stato orgoglioso di avere aperto il mio locale nel cuore del centro storico, ho avuto le mie soddisfazioni, ma sono stato costretto a mettere un punto, l’emergenza covid non permette ad attività come la mia di andare avanti”.

Ristori arrivati ma non sufficienti: “Se ricevo mille non posso dare duemila”

Ma non è solo una questione di target di locale, in ballo ci sono anche quegli aiuti statali non sufficienti alla gestione di tali attività: “I ristori dello Stato sono arrivati e sono stati sufficienti, ma per permettermi di andare avanti nel quotidiano, non certo per la gestione del locale – ha precisato – dopo i primi mesi di lockdown c’è stata un’escalation di spese, come fitto, bollette, tasse, che non potevo sostenere. So bene che fare le scelte giuste per i governatori locali e nazionali in questo momento è difficile ma se l’attività è stata chiusa sei mesi e le spese fisse da sostenere non si sono dimezzate, viene da sé capire che se ricevo ad esempio mille e devo cacciarne duemila, l’aiuto non è sufficiente.”

Sono sereno, soddisfatto di quello che è stato Wino, l’idea è quella di poter ripartire ma non faccio programmi non so quanto durerà questa pandemia.

E pensando al futuro il giovane imprenditore catanzarese non fa programmi: “Sono sereno, soddisfatto di quello che è stato Wino fino a febbraio 2020 ma al momento non mi sento di fare programmi perché non so ancora quanto questa pandemia durerà. L’idea è quella di poter ripartire con il Wino, dove non so – ha concluso – il Wino era un concept bello che piaceva, un locale di nicchia che mi auguro di poter fare ripartire appena l’emergenza sarà cessata.”