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Ordinanze sgombero area demaniale Caminia, Tar respinge ricorsi dei proprietari

Al Comune il primo round della disputa riferita alle costruzioni sul mare nel comune di Stalettì

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La seconda sezione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Giovanni Iannini, Presidente Arturo Levato, Referendario, Estensore, Gabriele Serra, Referendario) ha respinto oggi due ricorsi di altrettanti proprietari di villette costruite nel territorio di Caminia di Stalettì per cui nell’aprile 2019 era stato emesse dal locale comune una ordinanza di sgombero dell’area demaniale.

I ricorrenti sostenevano innanzitutto ncompetenza del Comune di Stalettì all’adozione dell’ordinanza di sgombero, in violazione della L.R. n. 17/2005 in materia di poteri di vigilanza degli Enti comunali su area demaniale, limitati esclusivamente alle occupazioni per finalità turistico-ricreative quindi eccesso di potere per contraddittorietà e carenza assoluta di motivazione, in violazione dell’art. 3 L. n. 241/1990, in quanto, per un verso, l’Ente si è dichiarato proprietario dell’area ed ha autorizzato i propri cittadini a costruirvi e, per altro verso, ha adottato un provvedimento finalizzato allo sgombero della stessa area, ritenendo che trattasi di occupazione abusiva di demanio marittimo;violazione dell’art. 32 cod. nav., poichè, in presenza di elementi d’incertezza del confine tra l’area demaniale e la proprietà privata, sarebbe stato onere dell’amministrazione, prima di emanare l’ingiunzione di sgombero, procedere alla delimitazione del confine demaniale;violazione del principio del legittimo affidamento; violazione della L. n. 47/1985 sul condono edilizio, per non aver tenuto conto della pendenza di un procedimento in sanatoria instaurato dai dante causa dell’esponente oltre trenta anni fa e che l’Ente locale non risulta aver mai definito.

I giudici amministrativi affermano in primo luogo affermano “la giurisdizione di questo Tribunale sulla presente controversia” sottalinea tra l’altro che “che l’ordinanza avversata risulta adottata in esercizio della potestà sanzionatoria del Comune, che trova il suo referente normativo all’art. 35 d.p.r. n. 380/2001”.

La norma subordina l’esercizio del potere alla realizzazione, da parte di soggetti privati, di interventi edilizi abusivi “su suoli del demanio o del patrimonio dello Stato o di enti pubblici”. Presupposto per l’adozione del provvedimento è, dunque, la pubblicità del suolo, in disparte che si tratti di area demaniale o appartenente al patrimonio statale o di enti locali. Il fondamento del potere sanzionatorio, infatti, deriva pur sempre da un illecito edilizio, che -se realizzato su suolo pubblico- risulta ancor più grave che se commesso su suolo privato, e non anche da esigenze di salvaguardare specificamente la proprietà demaniale.

Perde pertanto rilevanza qualunque contestazione in ordine alla certezza della natura demaniale della proprietà e alle modalità con cui essa sia stata accertata, mentre assume portata decisiva la circostanza che, nel caso di specie, non vi è alcun dubbio sull’appartenenza pubblicistica dell’area. Il titolo, infatti, è conteso unicamente tra lo Stato e il Comune, mentre i privati non vi hanno mai acquisito diritti reali.

Ciò è evincibile anche dalla circostanza che il Comune di Stalettì autorizzò l’occupazione del suolo in attesa di procedere a lottizzazione e a cessione a titolo oneroso ai privati, cessione che però non ha mai avuto luogo a causa delle dispute insorte con l’amministrazione statale.

Il bando pubblico n. 4/1964 emanato dal Comune di Stalettì conteneva infatti l’invito a occupare, anche con costruzioni, l’area in oggetto in attesa di procedere alla lottizzazione e alla cessione a titolo oneroso dei suoli risultanti. Si deve tuttavia escludere che tale invito costituisca un titolo edilizio. Innanzitutto, esso non è stato emesso ad personam, bensì rivolto genericamente alla collettività e senza alcuna indicazione delle caratteristiche delle eventuali costruzioni. Inoltre, è stato emesso prima ancora che i suoli venissero resi edificabili mediante lottizzazione, cui peraltro non si è mai pervenuti.

L’estrema evanescenza dell’invito e la sua anteriorità rispetto alla lottizzazione e alla cessione dei terreni ai privati impediscono di riconoscere al bando del 1964 natura di titolo edilizio -legittimo o illegittimo che sia- e portano, di conseguenza, a escludere che i privati potessero riporre su di esso alcun legittimo affidamento circa la regolarità delle edificazioni, e ciò a prescindere dell’eventuale ritardo con cui l’amministrazione abbia emanato il provvedimento avversato (Cons. Stato, Sez. VI, 4.10.2019, n. 6720).

In tale direzione, ed in ossequio all’art. 88, comma 2, lett. d) c.p.a., è sufficiente richiamare il principio di diritto consolidato, secondo cui quando la domanda involge “l’annullamento di un ordine-ingiunzione di sgombero di un’area demaniale asseritamente occupata sine titulo, e nella quale la controversia è incentrata sulla sussistenza di illegittimità e vizi del provvedimento impugnato (sub specie di violazione di legge, eccesso di potere e incompetenza), sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo, venendo in rilievo situazioni giuridiche soggettive (quelle della società che detiene, occupa e utilizza l’area demaniale di cui trattasi in virtù di atti che ne hanno concesso il godimento) aventi la consistenza di interessi legittimi al corretto uso dei poteri autoritativi di natura sanzionatoria da parte dell’amministrazione (…) giurisdizione, peraltro, già ritenuta da questo Consiglio in precedenti fattispecie analoghe aventi ad oggetto proprio l’impugnazione dell’ordine di demolizione e rimozione di opere eseguite senza titolo su area demaniale marittima” (Cons. Stato, Sez. V, 7.05.2018, n. 2688)”.

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