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Mater Domini, quella perdita di oltre 100 milioni che fa paura e gli infiniti danni di quel carrozzone vuoto che fu Fondazione Campanella

Della perdita totale solo € 11.236.958,06 sono imputabili alla gestione ordinaria dell'azienda ospedaliera

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La scure dei debiti pesa sul futuro dell’azienda Ospedaliera Mater Domini.

Ma per capire quale sia davvero la natura di questi debiti è necessario destrutturarli partendo da quella che è l’effettiva perdita e la famosa svalutazione dei crediti nel confronti della Fondazione Campanella.

LA PERDITA TOTALE E’ DI € 101.786.696, 99 ma solo € 11.236.958,06 SONO IMPUTABILI ALLA GESTIONE ORDINARIA

La perdita totale della Mater Domini è di € 101.786.696, 99. Più di 87 milioni di euro sono causati dalla parte straordinaria e sono così ripartiti: 62.595.685, 81 dovuti alla svalutazione dei crediti nei confronti della Fondazione Tommaso Campanella, 9.150.122,85 milioni di euro quale accantonamento per interessi moratori sui decreti ingiuntivi non opposti calcolati sulla base delle fatture scadute esecutate, 14.00.01907,98 per interessi moratori, 1.490.932,09 per spese legali e 3.311.090,20 relativa ai proventi ed oneri straordinari. Pertanto al perdita legata alla gestione ordinaria ammonta a 11.236.958,06. A questa somma andrebbe aggiunto l’ammontare non accantonato della parte relativa al contenzioso con l’Università Magna Graecia di Catanzaro per interessi di mora e spese legali per decreti ingiuntivi non opposti e giudizi di ottemperanza, demandando ad un tavolo tecnico congiunto tra Regione Calabria, Umg e Azienda Mater Domini.

DALL’ULTIMO RIMBORSO DI 11 ANNI FA DI FONDAZIONE CAMPANELLA ALLA MATERDOMINI FINO AL FALLIMENTO DEL 2015

A proposito del famoso credito non incassato e svalutato che l’azienda Mater Domini vantava nei confronti della Fondazione Campanella, è necessario fare un balzo di almeno 11 anni per capire da dove ha avuto origine e perché.

La Prefettura di Catanzaro nel 2015 ha avviato il procedimento volto all’estinzione dell’ente. A questo provvedimento la Fondazione stessa ha contro dedotto confermando lo stato di crisi e la sospensione di tutte le attività assistenziali e delle unità operative. Sempre nel 2015 fu nominato il commissario liquidatore.

Lo stesso anno, a Novembre del 2015, l’azienda Mater Domini chiedeva di essere ammessa alla procedura di concordato, procedura nella quale non è stata mai inserita come si evince dalla lettura del verbale di adunanza dei creditori di giugno 2016 “Sono escluse dal voto le società sottoposte a comune controllo da parte dell’ente controllante, nel caso di specie coincidente con la Regione Calabria, che indubbiamente controlla sia la Fondazione debitrice che l’azienda Mater Domini, l’azienda Mater Domini quindi deve ritenersi esclusa dal voto ai sensi dell’articolo 177 della legge fallimentare”.

IL PERCHE’ DELL’ACCANTONAMENTO DEL CREDITO NEL 2020

Nel 2020 la sentenza della Corte di Cassazione nel procedimento Regione contro Fondazione Campanella, unitamente ai reiterati richiami del collegio sindacale in merito alal sussutenza di tale credito e comunque all’opportunità di procedere a parziali accantonamenti a Fondo Svalutazione e alla non iscrizione tra i creditori chirografari del fallimento, hanno indotto il management a procedere all’accantonamento del credito residuo vantato nei confronti della Fondazione, pari a € 62.595.605,81.

L’ultimo rimborso dei crediti vantati dall’azienda Mater Domini da parte della Fondazione Campanella è appunto di 11 anni fa. Per tutte queste motivazioni, l’azienda Mater Domini, vista l’incapienza del debitore, ha ritenuto inutile procedere ad una causa nei confronti della Fondazione Campanella visto il conseguente esborso di spese.

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