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“Basso Profilo”, per gli inquirenti: “Patto di scambio tra Talarico e le cosche per le elezioni politiche”

Secondo quanto emerso dalla conferenza stampa in Procura le fatture false sono il "nuovo oro" dei clan

Il sodalizio criminale colpito dall’inchiesta della Dda di Catanzaro che stamane ha portato all’esecuzione di 50 provvedimenti cautelari nell’ambito dell’operazione denominata Basso Profilo “era particolarmente strutturato alla sistematica evasione delle imposte perpetrata attraverso la costituzione di società fittizie che avevano l’unico scopo di emettere fatture per operazioni inesistenti, ottenerne il pagamento e retrocedere il denaro alle imprese beneficiarie della frode dietro la corresponsione del 11% dell’imponibile indicato nella fattura, affinché queste ultime potessero ottenere indebiti risparmi d’imposta milionari”.

Secondo quanto scrive la procura catanzarese, “il nuovo “oro” delle organizzazioni criminali sono le fatture per operazioni inesistenti, merce che oggi  è assai ricercata e “trafficata” dalle organizzazioni criminali per i benefici che può determinare per gli imprenditori disonesti e per le aziende a gestione o funzionali della ‘ndrangheta”. L’attività di indagine ha consentito di accertare il prelevamento in contante di 22 milioni di euro, attraverso l’arruolamento da parte dell’organizzazione mafiosa di un folto numero di soggetti prelevatori, vere e proprie “scuderie” in un network complessivo di 159 società  fruitrici di fatture per operazioni inesistenti e ben 86 società  “cartiere” emittenti i documenti falsi. Sono state analizzate e interfacciate alle indagini anche276 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette trasmesse dagli operatori finanziari.

Il settore prediletto era quello dei servizi e fornitura di dispositivi di protezione individuale, mascherine, caschi, guanti ecc, a copertura del sistema fraudolento, costituendo, parallelamente, diverse aziende cartiere e “filtro” che si sono dedicate, stabilmente, all’attività di emissione fraudolenta di fatture per operazioni inesistenti. Allo stesso tempo, i membri dell’organizzazione coordinavano “un drappello di individui incaricati, con costanza e senza soluzione di continuità, di recuperare il denaro corrisposto dalle società beneficiarie della frode, prelevandolo in contanti presso i vari uffici postali dove erano stati accesi specifici conti correnti, retrocedere le somme decurtate del compenso illecito, redigere documentazione fiscale ed amministrativa fittizia nonché di “arruolare” nuove “teste di legno””.

Durante il passaggio delle somme, da cartiera in cartiera, in taluni casi l’indicazione dell’Iva spariva perché veniva utilizzato l’espediente normativo. Venivano quindi inscenate come avvenute operazioni di commercializzazione mai realmente avvenute. Gli inquirenti parlano di aziende prive di sostanza economica, magazzini affittati ma sprovvisti di merce, e mezzi di trasporto che vi permanevano per simulare operazioni di scarico/carico.

Nel corso delle indagini sono state trovate migliaia di documenti fiscali ed amministrativi falsi emessi ed annotati nelle scritture contabili, ai pagamenti realmente eseguiti, tranne, poi, prelevare il denaro e retrocederlo, decurtato del 11% dell’imponibile quale compenso per la costruzione e la gestione del sistema fraudolento. La percentuale riconosciuta variava a seconda del cliente che richiedeva le fatture per operazioni inesistenti: quando l’impresa era riconducibile a soggetti della criminalità organizzata la percentuale scendeva dall’11% al 7% per acquisire la “captatio benevolentiae” del boss e continuare ad operare indisturbati verso altri imprenditori-clienti beneficiari di false fatture, alcuni dei quali acquisiti proprio grazie all’indicazione del boss all’ombra del quale si era operato.

 Il ruolo dei politici

“I componenti della consorteria criminale erano anche in grado di ottenere informazioni sulle operazioni di polizia imminenti attraverso una rete di fonti e connivenze tra le forze dell’ordine.  In questo contesto, il ruolo di un Luogotenente della Guardia di Finanza, oggi in pensione, anch’egli raggiunto da misura custodiale, in quanto, ancora in servizio all’epoca dei fatti, con la sua condotta, finalizzata a ottenere uno stipendio fisso tramite l’assunzione del figlio presso una società costituita ad hoc dall’imprenditore Gallo Antonio in Albania, forniva notizie sullo stato dell’indagine denominata ‘Borderland‘, avvicinando i colleghi delegati alle indagini, contribuendo a salvaguardare gli interessi di gallo Antonio, di cui conosceva i legami con la compagine associativa di tipo ‘ndranghetistico cui era intraneo”.  E’ quanto ricostruisce la Dda di Catanzaro che ha coordinato l’operazione “Basso profilo” contro i maggiori esponenti delle ‘ndrine tra le più importanti di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro come ‘Bonaventura’ ‘Aracri’, ‘Arena’ e ‘Grande Aracri’, nonché di imprenditori di spessore ed esponenti della pubblica amministrazione collusi con le predette organizzazioni criminali.  “Per gli stessi motivi – evidenzia la Dda – si muovevano due politici catanzaresi, Brutto Tommaso e Brutto Saverio, padre e figlio, l’uno consigliere di minoranza del comune di Catanzaro, l’altro assessore del comune di Simeri Crichi, coinvolti nell’operazione, i quali auspicando ad un guadagno analogo a quello del Luogotenente mettevano in contatto quest’ultimo con l’imprenditore delle cosche, attraverso promesse di ‘entrature’ da realizzare con il contributo del segretario Regionale in Calabria dell’Udc, Franco Talarico, oggi assessore al bilancio della Regione Calabria che, a sua volta, avrebbe coinvolto un europarlamentare e altri politici nazionali. Talarico, insieme ai due politici locali, guardavano a Gallo Antonio come imprenditore di loro riferimento per l’aggiudicazione di grossi appalti per i quali il loro guadagno sarebbe consistito in una provvigione del 5%”.

“E’ stato possibile appurare come la consorteria ‘ndranghetista, nelle persone di Gallo Antonio, Brutto Tommaso, Brutto Saverio, Pirrello Antonino e Errigo Natale abbia manifestato la propria ingerenza anche in occasione delle elezioni politiche del marzo 2018, per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, nel corso delle quali ha stipulato un “patto di scambio” con il candidato Francesco Talarico, consistente nella promessa di ‘entrature’ per l’ottenimento di appalti per la fornitura di prodotti antinfortunistici erogati dalla sua impresa e banditi da enti pubblici economici e società in house, attraverso la mediazione dell’europarlamentare Lorenzo Cesa in cambio della promessa di un ‘pacchetto’ di voti”. E’ quanto si legge in una nota della Dda di Catanzaro, che ha coordinato l’operazione “Basso profilo” contro i maggiori esponenti delle ‘ndrine tra le più importanti di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro come ‘Bonaventura’ ‘Aracri’, ‘Arena’ e ‘Grande Aracri’. Secondo la Dda, “Talarico incontrava Errigo Natale, imparentato con esponenti della cosca De Stefano/Tegano di Archi, segnatamente con Saraceno Francesco Antonio, condannato in via definitiva per il delitto di cui all’art 416bis c.p., Utano Antonio (imparentato, a sua volta, con Paolo Rosario De Stefano Caponera, Schimizzi Paolo e Tegano Giuseppe) e imputato per il delitto di cui all’art 416bis c.p. nell’ambito del procedimento penale Gambling, Votano Francesco Paolo e Pirrello Antonino cl. 1979, cugino di Pirrello Pietro cl ’76, sottoposto a indagini nell’ambito” del procedimento scaturito dall’operazione Alchemia, “i quali gli confermavano il sostegno elettorale, peraltro l’Errigo facendosi chiarire esplicitamente – tramite il Gallo – la necessità che i patti venissero onorati, il tutto in cambio di utilità consistite, oltre a quelle già pattuite con gallo e brutto, in altrettante entrature nel settore degli appalti per Errigo Natale – consulente aziendale e referente di imprese che intendeva favorire – e Pirrello Antonino, titolare di impresa di pulizie con commesse in enti pubblici”. Com’è noto, evidenzia la Dda, “le elezioni si sono concluse con un ottimo risultato (il secondo ma non eletto) per il capolista nel collegio uninominale di Reggio Calabria che, sebbene non eletto, è poi diventato assessore esterno al bilancio e politiche del Personale della Regione Calabria, giunta Santelli”. Oggi Errigo Natale, conclude la Dda, “destinatario di misura cautelare in carcere per il reato di scambio elettorale politico-mafioso, risulta essere stato nominato nella struttura del Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19 e fa parte del team per la gestione della distribuzione cui è affidata, per l’appunto, la distribuzione dei prodotti (mascherine, dispositivi per la sicurezza individuale, il vaccino anti covid) nonché il contatto con i fornitori e con le strutture destinatarie”.