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AIVES: il progetto che dà forma alle emozioni

Partito grazie all’interazione tra Tea Sas, Irifor, Omniarch, Unical

Arte che si vede con l’anima. Ecco cos’è AIVES – Arte, Innovazione, Visioni, Emozioni, Sensazioni -, un progetto che vuole dare anche a tutti coloro i quali non possono godere del senso della vista, agli ipovedenti, ai pluriminorati ed ai disabili in generale, la possibilità di rapportarsi all’arte; e bisogna sottolineare “anche”, dal momento che AIVES è ben lontana dall’essere un’idea nata solo per i non vedenti, si tratta bensì di un’esperienza totalmente nuova in campo dell’arte: la riproduzione delle opere attraverso lo studio di forme e materiali in grado di trasmettere stimoli che coinvolgano tutti e cinque i sensi, trasformando così un quadro in un capolavoro multisensoriale.

Il progetto per la città di Catanzaro è partito circa sei anni fa, grazie all’interazione tra Tea Sas, Irifor, Omniarch, Unical ed altri, assieme all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Catanzaro la quale, qualche ora fa durante la nona puntata di Non ci vedo… ma ci credo in diretta sulla pagina Facebook dell’associazione, ha trattato proprio il tema dell’accessibilità dell’arte pittorica per le persone con disabilità. In “studio” il Presidente dell’UICI catanzarese Luciana Loprete ed Antonella Mascaro, in collegamento con gli attori principali del progetto: Elena Console della Tea SAS, Ilaria Mascaro dell’IRIFOR CZ, Stefania Mancuso di OMNIARCH, Fabio Bruno di UNICAL DIMEG, il Presidente Nazionale UICI e IRIFOR Mario Barbuto e quello del Museo Statale Tattile OMERO Aldo Grassini, il regista ed attore Mario Sei e la direttrice del Carcere di Siano Angela Paravati. Quest’ultima è intervenuta proprio perché i detenuti della Casa Circondariale “Ugo Caridi”si sono adoperati per la realizzazione di due quadri tattili, il Ratto d’Europa e Il figlio dell’Uomo di Magritte, per il primo hanno realizzato gli abitini nel laboratorio di sartoria, per il secondo un detenuto ha prestato la voce; «l’arte è un modo di esprimersi ed è importante, soprattutto se rapportata ad un carcere dove, si sa, la possibilità di comunicare con l’esterno è decisamente limitata» ha detto la Paravati.

Elena Console ha parlato di AIVES definendolo, appunto, un «metodo per la fruizione multisensoriale delle opere d’arte, capace di stimolare le corde delle emozioni» attraverso un «sistema informatico di rilevazione dei tocchi» come ha poi spiegato in maniera più tecnica Fabio Bruno.

Un piano grandioso e di non facile realizzazione, se si pensa che «si è andati incontro a non poche problematiche per risolvere le quali ci sono voluti mesi di studi» ha illustrato Ilaria Mascaro. Le opere di AIVES sono opere che parlano.