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Dal fitness alle opere d’arte, i presunti artifici per aggirare i vincoli e ottenere finanziamenti. Gli indagati su un ex consigliere comunale: “Ricicla soldi per le cosche”

A luglio 2020 i magistrati depositano un seguito di richiesta per l'applicazione di misure cautelari in seno all'inchiesta "Basso profilo"

Oltre 300 pagine di ordinanza. Più di 1000 fogli di richiesta di misure. Questo è il primo corposo carteggio afferente all’inchiesta “Basso Profilo” coordinata dalla Procura distrettuale Antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri e condotta dalla Dia.

Ma a svelare i piani di una certa parte di imprenditoria (interessata anche nella gestione di strutture culturali della città), finanza, mondo delle professioni, per ciò che attiene il capoluogo, sono le 54 pagine di “seguito richiesta cautelare” firmate dai sostituti procuratori della Repubblica Paolo Sirleo e Veronica Calcagno, sottoscritte dallo stesso procuratore Gratteri, depositata a luglio 2020 e recepita il 17 dicembre 2020.

Dal fitness, all’arte, erano molteplici e diverse le attività per le quali imprenditori (dei quali non verranno riportati i nomi perché non indagati nel procedimento n.d.r) avrebbero tentato, di accedere, pur non avendone titolo e requisiti, ai bandi di finanziamenti di Invitalia.

La falsa donazione di un’opera d’arte per aggirare i vincoli del bando di Invitalia sulla cultura

Scrivono i magistrati sotto il paragrafo “Ricorso a fatture per operazioni inesistenti” : “Nelle conversazioni captate risulta l’interesse di alcuni indagati e di altre persone a queste vicine alla partecipazione di un bando denominato “Cultura Crea” indetto da Invitalia riguardante la cultura, in cui si prevede un finanziamento. Veniva spiegato all’artista (omissis) il progetto di aprire con il (omissis) un parco di sculture nella zona compresa tra Catanzaro Lido e Crotone. L’idea era quella di farsi consegnare in comodato una scultura per tre anni, coinvolgendo anche altri artisti, con finalità di vendere l’opera di notevoli dimensioni ad un personaggio di comodo, che a sua volta avrebbe dovuto rivendere la scultura ad una società appositamente creata per la gestione del parco. Il ricavato dell’opera venduta alla testa di legno, dovrebbe ritornare dietro una falsa donazione nella disponibilità dei protagonisti e con quella somma di denaro verrebbe gestito il parco creato su un terreno acquistato con i soldi del bando. Il finto acquirente venderebbe poi l’opera alla società che gestirebbe il parco ed in quel momento verrebbe saldato l’artista che dovrebbe avere solo la pazienza di impegnare in visione la sua creazione per tre anni presso il parco dietro il pagamento di un biglietto di ingresso.

Il bando prevede il finanziamento fino a 300.000 euro per l’acquisto di opere, somma che attraverso uno stratagemma, sarebbe funzionale all’acquisto e realizzazione del parco”.

Giovani utilizzati come “prestanome” per accedere ai finanziamenti utilizzando i loro requisiti

Un meccanismo simile era stato messo in atto per un altro tipo di attività. L’apertura di una palestra, i protagonisti sono sempre gli stessi, oltre ovviamente a professionisti del settore. Questa volta sarebbero stati coinvolti ignari giovani che avrebbero dovuto “mettere a servizio del progetto” i loro requisiti che erano quelli previsti dal bando.

Destinataria della richiesta di finanziamento sempre Invitalia, che però avrebbe rilevato, in fase istruttoria un’anomalia su una procura rilasciata da uno dei giovani coinvolti nella richiesta a chi effettivamente si stava occupando dell’operazione. L’anomalia, dal punto di vista burocratico sarebbe stata superata con un nuovo invio di istanza, ma, nelle more, una delle persone coinvolte avrebbe manifestato l’intenzione di uscire dalla società costituita per accedere ai fondi pubblici.

L’ex consigliere comunale indicato dagli interlocutori come “Riciclatore per conto delle cosche di Isola”

Sempre nelle 54 pagine poi, tra le varie conversazioni c’è anche quella tra uno degli indagati ed un suo “collaboratore” il quale, sulla vendita di un immobile ad un ex consigliere comunale di Catanzaro dice “non accettare pagamenti in contanti perché si tratta di un riciclatore per conto delle cosche di Isola”. L’indagato manifestava al suo collaboratore tutta la sua meraviglia sul fatto che “questi personaggi continuassero ad agire indisturbati senza attirare le attenzioni della magistratura”. “I commenti formulati dagli interlocutori – scrivono ancora i magistrati dimostrano come costoro sapessero bene in quali ambienti gravitano i personaggi da loro menzionati”

Le valutazione della Procura di Catanzaro sui rapporti tra gli indagati e il contesto e la rilevanza penale

Quantunque per alcuni dei fatti descritti non sia stata ancora valutata la rilevanza penale, i magistrati non hanno alcun dubbio nel sostenere che gli indagati “Il materiale ad oggi acquisito permette di dimostrare come uno degli indagati conoscesse perfettamente anche gli altri indagati della stessa attività di indagine. In particolare per uno si sapeva bene chi fosse atteso che, parlando con il collaboratore, si interrogava sul fatto che questi potesse ancora operare nel mondo imprenditoriale, nonostante fosse notoriamente legato alla criminalità organizzata.  Quindi deve ritenersi che l’analisi di queste tracce intercettive consenta di reputare uno degli indagati non come personaggio  ignaro dal contesto in cui sono generate le condotte criminose a cui ha partecipato, ma come figura ben inserita”