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A Petronà i disabili non possono entrare agevolmente in Chiesa. La Soprintendenza dice ancora no al progetto di Don Giorgio

Il parroco promette ancora battaglia per consentire a tutti di partecipare alle celebrazioni

 

Non ci sta don Giorgio Rigoni, parroco di Petronà. Non ci sta al fatto che la burocrazia gli impedisca di non poter realizzare un ingresso disabili vicino la porta della sua chiesa. (LEGGI IL PEZZO PUBBLICATO NEL 2019)

“Il progetto di questa porta parte dal 2015 ma mai avrei pensato dice Don Giorgio – che si potesse incontrare così tante difficoltà e da ultimo il muro di gomma dei Beni (ma forse sarebbe più esatto chiamarli Mali) Culturali. Un progetto che nasce dal bisogno di venire sì incontro agli ultimi che può essere una persona in sedia a ruote ma anche a tutti: un anziano, un ammalato, una mamma incinta, una mamma che vuole entrare in chiesa con il bambino in carrozzella” .

I viaggi fino alla sede della Sovrintendenza a Cosenza

“Infiniti viaggi da Petronà a Cosenza, almeno dieci, ( andata e ritorno sono quattro ore!) per incontrare l’architetto Scuderi , il sovrintendente Pagano, il sovrintendente Bianchi (ora defunto). Non riesco a vedere il sovrintendente Canestrini e neppure contattarlo al telefono perché contattare un responsabile in quel covo è impresa titanica. Per non parlare delle telefonate , delle email e delle PEC a tutti i “dirigenti” . Mai una risposta! Quattro sovrintendenti cambiati in circa un anno la dice lunga”

Il primo No alla richiesta nel 2018

Il no definitivo alla richiesta arriva in data a novembre 2018 e le motivazioni sono, a mio parere cervellotiche… “si consiglia di esplorare soluzioni relative all’uso di montascale mobili per disabili, o, quant’altro si ritenga conforme alle istanze di tutela e conservazione dei beni culturali”.

Cosa dice in realtà la legge

La legge riguardante “I luoghi di culto” è più che chiara: (Gazzetta Ufficiale 16.V.2008 pag. 55 3.4) e recita:

“Al di là  dell’obbligo normativo di rendere accessibile almeno un’area dell’aula per le celebrazioni, sarebbe opportuno, compatibilmente con la configurazione dei luoghi, rendere accessibile anche la zona dell’altare perché gli stessi celebranti potrebbero essere persone con disabilità. Ancora la legge: “In alternativa si può fare ricorso ad un ingresso laterale inserendo gli interventi su un prospetto di minore importanza storico-artistica o, in ultima analisi, fare ricorso ad ingressi secondari…” (Gazzetta Ufficiale del 16.V.2008 pag. 56)

Il progetto ed i ropensamenti dei tecnici della Sovrintendenza a distanza di una settimana

Il progetto riguarda proprio il poter fare una porta su una parete laterale senza alcun pregiudizio all’edificio, c’è il permesso dell’ente preposto a ciò, il Genio civile. Con l’avvento di  Bianchi la cosa sembra prendere un’altra piega. Nel primo incontro, presente anche i nostri tecnici sposa il progetto con entusiasmo riconoscendo il Diritto primario delle persone, lo stesso riconosciuto dalla legge! Chiede delle piccole modifiche esterne e torniamo a casa felici dandoci appuntamento dopo una settimana. Ci vediamo una settimana dopo e la musica è cambiata, troviamo un “altro”  Bianchi: dubbioso e titubante che giustifica: “ Eh, lo sa don Giorgio, qui siamo una famiglia.” Cosa è successo?

La storia non è finita: l’ attuale sovrintendente mi accoglie con le braccia al cielo e nel primo incontro dice :“Non mi parli, lei sfonda una porta aperta… capisco molto bene, ho avuto mio padre in carrozzina per vent’anni… se non firma quel funzionario firmerò io!” Esco con il cuore pieno di gioia dandoci appuntamento per la prossima settimana. Passa una settimana… arrivo puntuale e aspetto due ore ma non importa. Prima del sottoscritto entra un altro tecnico con il progetto in mano, ci sta mezz’ora. Quando entro la musica è cambiata. Faccio protocollare una domanda di revisione del progetto, domanda che dopo più di tre mesi non ha ancora avuto risposta.

Nessuna risposta dopo tre settimane dall’ultimo incontro e la “visita a sorpresa”

Mi presento senza appuntamento. Dopo un primo momento di smarrimento ci sediamo e dopo una chiacchierata mi dice: “Ok, mi ha convinto!”

E qui la sceneggiata ma non da parte dello stesso Sovrintendente ma da parte dell’architetto che l’accompagnava.  Mi dicono che devo fare prima fare la Sanatoria del bagnetto della chiesa.  Do la mia disponibilità a pagare pur dicendo che la trovo un’ingiustizia.

La mail del 5 gennaio e il definitivo no del 22 gennaio

Il 5 gennaio il Sovrintendente mostra tutta la sua disponibilità a capire a che punto stia la pratica ma il 22 gennaio il tenore della comunicazione cambia, il Sovrintendente scrive “ho posto il problema alla riunione della Commissione Regionale Patrimonio Culturale del MiBACT e mi è stato confermato che la decisione non è di competenza del Soprintendente ma della Commissione”.

Tutto secondo copione in un’Italia in cui le responsabilità, da prendere o da assegnare, sono sempre di qualcun altro.  Ma per Don Giorgio, prete del Nord, parroco in una provincia del Sud la storia non finisce certo qui,