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Il pensiero giuridico di Filippo Sgubbi. Dal reato come rischio sociale al diritto penale totale

Oggi il dibattito organizzato dalla Camera Penale “Alfredo Cantàfora”

Si è tenuto oggi un evento straordinario organizzato dalla Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro, presieduta dall’Avv. Valerio Murgano, dal titolo «Il pensiero giuridico di Filippo Sgubbi. Dal ‘reato come rischio sociale’ al ‘diritto penale totale».

Un momento alto per la camera territoriale, di assoluto livello culturale e politico. Dopo i saluti istituzionali dell’Avv. Gian Domenico Caiazza (Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane) – che ha annunciato l’inaugurazione dell’anno giudiziario dei penalisti italiani a Catanzaro nel prossimo mese di febbraio-, dell’ Avv. Armando Veneto (già Presidente del Consiglio delle Camere Penali), dell’Avv. Roberto D’Errico (Presidente del Consiglio delle Camere Penali), dell’Avv. Valerio Murgano (Presidente della Camera penale di Catanzaro), dell’Avv. Antonello Talerico (Presidente del Consiglio dell’Ordine Distrettuale degli Avvocati di Catanzaro), dell’Avv. Danilo Iannello (Responsabile della Scuola territoriale di formazione della Camera penale), sono stati avviati i lavori con l’introduzione del Prof. Avv. Francesco Siracusano (Associato di diritto penale nell’Università di Catanzaro).

Moderati dall’Avv. Francesco Iacopino (Consigliere del Direttivo della Camera penale Catanzarese e componente dell’Osservatorio Nazionale Misure Patrimoniali e di Prevenzione dell’UCPI), sono intervenuti i prestigiosi e autorevoli relatori.  Molto apprezzati -per lo spessore umano e giuridico- gli interventi del  Prof. Avv. Tullio Padovani (Emerito di diritto penale nella Scuola Superiore “Sant’Anna” di Pisa), del Prof. Avv. Gaetano Insolera, (Ordinario di diritto penale nell’Università di Bologna), del Prof. Avv. Tommaso Guerini (Docente di diritto penale nell’Università di Bologna), del Prof. Luigi Stortoni (Emerito di diritto penale nell’Università di Bologna), i quali hanno offerto anche un ricordo personale, richiamando accanto alla cifra scientifica, le grandi doti umane del Prof. Avv. Filippo Sgubbi.

Al centro del dibattito il pensiero giuridico dell’illustre penalista bolognese, scomparso sei mesi fa, all’età di 75 anni. In un tempo contrassegnato da una inarrestabile deriva populista e giustizialista, che sembra segnare il crepuscolo del nucleo assiologico che ha ispirato il diritto penale liberale di matrice illuministica (il Professore Sgubbi è stato definito l’ultimo “vero” illuminista), più che mai il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Catanzaro ha avvertito il bisogno di alimentare e mantenere viva la fiamma della sua elaborazione teorica  soffermandosi, in particolare, sull’arco arco temporale indicato nel sottotitolo, il trentennio che collega il “reato come rischio sociale” al “diritto penale totale”. Ed è proprio riflettendo sulla involuzione del diritto penale del nostro tempo, che è stato ricordato il pensiero di Sgubbi, il quale, già negli anni novanta scriveva apertamente e con la consueta chiarezza di “crisi della riserva di llegge”, “declino della tassatività; scomparsa del «fatto» e del suo disvalore”, fino ad adombrare la “atipicità” dell’illecito penale, rilevando il paradosso per cui “l’illecito penale si avvia a diventare più atipico ed indeterminato dell’illecito civile ex art. 2043 c.c.”,  avendo compreso – quasi vaticinato – come il periodo che si stava aprendo avrebbe portato a una stagione di violente controriforme, che hanno dato i frutti – in gran parte avvelenati – che stiamo raccogliendo ancora oggi.

A distanza di 20 anni, quei “frutti avvelenati” sono condensati nelle 20 tesi che compongono il diritto penale totale, un diritto che pretende di punire senza legge, senza verità e senza colpa. Un lucidissimo pamphlet, “la cui densità concettuale e l’ampiezza di orizzonte” sono “inversamente proporzionali al numero occupato dalle pagine del testo” come sostenuto nella densa Prefazione del Prof. Padovani.  Molti, come si comprenderà, i temi affrontati dai penalisti catanzaresi, che di fronte a un largo pubblico (oltre duecento i partecipanti presenti da ogni parte d’Italia) hanno raccontato di un diritto che è «totale» perché occupa sia «ogni spazio della vita individuale…..»,  sia «il tempo della vita individuale e sociale», colpendo la persona fisica o giuridica «con una contaminazione estremamente lunga, o addirittura indefinita, prima della sua soluzione finale», e perché «è invalsa nella collettività e nell’ambiente politico la convinzione che nel diritto penale si possa trovare il rimedio giuridico a ogni ingiustizia e a ogni male sociale». Ma, come ha ricordato in una recente intervista il Prof. Francesco Palazzo, “quando la società crede che il diritto penale sia la panacea di tutti i mali, essa rinuncia al compito di educare se stessa. E una società che rinuncia a produrre i propri anticorpi, affidandosi al farmaco della pena, rischia di soccombere”. Si verifica un’eterogenesi dei fini. Il diritto penale si trasforma da strumento terapeutico a tossina che danneggia l’organismo della società.

Molto toccante, la conclusione dei lavori, affidata a uno scritto di Tommaso Guerini, pubblicato all’indomani della scomparsa dell’illustre penalista bolognese:  “tra le innumerevoli manifestazioni di cordoglio di questi giorni, una mi ha colpito e mi ha commosso in modo particolare. Un caro amico e collega, l’Avvocato Andrea Mattioli, ha scritto: “I bravi avvocati non muoiono mai, svaniscono lentamente”. È un’immagine che conserverò sempre nel mio cuore. Perché se è vero che i Maestri ci aprono la strada, camminando davanti a noi, allora mi piace pensare che il Professor Sgubbi non ci abbia abbandonati, ma abbia piuttosto accelerato il passo, sparendo dietro una curva. È una visione che rende più dolce il momento del saluto finale. Immaginare il Professor Sgubbi che si allontana all’orizzonte, elegante come sempre, con il suo loden e la toga sottobraccio, per andare a raggiungere gli altri grandi avvocati come lui e, tra questi, il suo Maestro, Franco Bricola, attenua il dolore di un distacco avvenuto troppo presto. A noi che restiamo, il compito di onorarne l’esempio e gli insegnamenti, guadagnandoci giorno dopo giorno l’onore e il privilegio di poterci ritrovare assieme, un domani, dall’altra parte della curva”.