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Allarme suicidi nelle Forze dell’ordine, Pnfd: “Prendiamo calci da tutti e nessuno ci ascolta”

Pandemia in corso, ma allarme suicidi: la vita delle persone non può attendere

L’ organizzazione sindacale P.N.F.D della Polizia di stato  guidata da Ettore Allotta Segretario Provinciale,  si rivolge alle autorità per la terza volta per rappresentare quanto segue: Dopo le nostre precedenti e accorate richieste del 05.04.2019 e 05.09.2019 prendiamo atto che ad oggi nulla è cambiato. Siamo ben consci – si legge nel comunicato – che questo non sia il momento migliore per chiedere il vostro aiuto ( vi è ancora una Pandemia mondiale in corso e vi è la creazione in corso di un nuovo esecutivo a causa di una crisi politica) ma poi questa stessa organizzazione sindacale ha pensato bene che anche la vita delle persone sia importante, talmente importante da non poter attendere.

La vita delle persone non può attendere.  Da molto tempo, troppo tempo in verità, nelle Forze dell’Ordine e perfino nelle Forze Armate, si verificano continui suicidi di dipendenti di tutte le età (giovani e non). I numeri letti alla data del 2 gennaio scorso sono impressionanti, si è aggiunto a questa strage un altro appartenente alla Polizia di Stato del casertano. E questa Organizzazione Sindacale “Polizia Nuova Forza  Democratica”  non vuole più attendere di leggere altri numeri come ci si trovasse davanti ad una “epidemia” da suicidi!

Questa Organizzazione Sindacale non può stare a guardare senza muovere un dito e questo stesso spirito deve averlo anche lo Stato nei confronti dei “propri figli” garantendo loro un luogo idoneo di lavoro, garantendo loro un salario che si addica alle mansioni che essi svolgono commisurandolo anche al rischio elevato che i poliziotti corrono a causa della dilagante criminalità che attanaglia ormai il nostro Paese.

Ogni cittadino che lavora per lo Stato deve essere considerato a tutti gli effetti figlio di questo Stato perché contribuisce alla crescita dello stesso e ciò deve valere anche per le Forze dell’Ordine perché svolgono un lavoro che delle volte ( anche molte volte) può portare alla morte del poliziotto ( considerato figlio dello Stato) per difendere lo stesso Stato ( padre!)

Per quanto di conoscenza a questo organismo risulta che le uniche iniziative prese dal Ministero dell’Interno sono dei saltuari tavoli di incontro con i rappresentanti delle Segreterie Nazionali delle O.S. rappresentative, che il 90% delle volte si concludono con un nulla di fatto lasciando il grave problema ancora in essere. Non può bastare un incontro o anche cento incontri a salvare vite umane.

E’ lecito chiedersi come sia possibile che nessuno noti che il proprio compagno di lavoro o il proprio collega dell’Ufficio abbia dei comportamenti apparentemente strani, insoliti, diversi da quelli che ne caratterizzavano la propria vita ? A nostro parere una motivazione valida potrebbe essere il fatto esserci alla base della la mancata e repentina segnalazione di determinati comportamenti insoliti via sia una errata convinzione di rovinare maggiormente la carriera del diretto interessato. Perché spesso il poliziotto o il dipendente delle Forze dell’Ordine viene lasciato, paradossalmente, solo ed ha paura di esternare il proprio malessere nella convinzione di perdere il posto di lavoro o di perdere in caso di prolungata assenza dal lavoro una parte del proprio stipendio.

I medici della Polizia che visitano un dipendente della P.S. affetto da sintomi di depressione e/o similari – si ricorda a noi stessi – hanno l’obbligo di segnalare la cosa a chi di competenza senza nessun ritardo e il paziente, generalmente, viene – immediatamente – sospeso dal servizio dopo avere depositato in ufficio, sia l’arma in dotazione che il tesserino di riconoscimento e questo non è un modo per denigrare il poliziotto ma un modo per salvaguardare la propria vita. Le terapie solitamente sono da intraprendere in forma autonoma con l’aggiunta di visite di controllo periodiche presso la Sala Medica della Polizia di Stato che, per quanto a nostra conoscenza, stabilisce (certificazione alla mano) se il quadro clinico è migliorato o meno.

Questa Organizzazione Sindacale “P.N.F.D” non può tollerare un incremento dei suicidi e ritiene sia meglio, in caso di momenti drammatici, che il dipendente di un Ufficio o il poliziotto che lavora per strada abbia un supporto perenne da parte di un “team di medici specializzati”, tali da far apparire il soggetto – nonostante il brutto periodo – ancora vivo, valido ed efficiente e riuscirebbero probabilmente più facilmente a comprendere le difficoltà del momento che lo stesso sta affrontando.

Lo Stato ha il dovere di provvedere, nei casi di un parziale recupero del dipendente, a farlo transitare in forma automatica in un ruolo diverso evitando di fargli sentire la cd “spada di Damocle” – durante la convalescenza – della perdita o meno del posto di lavoro alimentando l’ansia del soggetto.

E’ dovere dello Stato intervenire rapidamente per arginare questa violenta escalation di suicidi che apparentemente sembrano inspiegabili ma potrebbero avere la radice proprio nell’attività svolta, nello stress quotidiano, tale da intravedere una sorta di causa di servizio. E’ quindi il momento di agire fattivamente e non con inutili perdite di tempo.