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Foibe tragedia dell’odio, il ricordo del Comitato Norma Cossetto

In tanti si sono ritrovati questa mattina nel quartiere Lido, a Giovino, davanti alla targa commemorativa

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Bandiere tricolori piantate sul selciato, accanto a loro un mazzo di rose rosse. Nemmeno il Covid è riuscito ad impedire il tradizionale ricordo dei martiri delle Foibe: una ricorrenza divenuta ormai appuntamento fisso a Catanzaro grazie all’operato composto del locale Comitato “Norma Cossetto”. In tanti si sono ritrovati questa mattina nel quartiere Lido, a Giovino, davanti alla targa commemorativa dedicata alle vittime della tragedia e dell’esodo istriano, fiumano e dalmata. Semplici cittadini, associazioni ed appunto i ragazzi del Comitato, con in testa uno striscione – “Onore ai martiri delle Foibe” – e nessun riferimento partitico o politico di sorta. Solo il bianco, rosso e verde della bandiera. Ed il blu dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, presente alla cerimonia con il labaro della sezione cittadina intitolata al “Fante dell’Aria Giuseppe Aloi”.

Generico febbraio 2021

RICORDARE ED EDUCARE AL RICORDO 

Un dovere, ricordare. «Lo abbiamo voluto fare anche in quest’anno particolare – ha sottolineato Raffaele Arabia, portavoce del Comitato – per omaggiare gli italiani caduti nell’eccidio delle Foibe e mantenere alta l’attenzione sul sacrificio di chi non rinnegò la propria identità e per questo fu condannato ad una morte atroce o all’esilio dalla propria terra. Sono ormai tre anni che il Comitato “Norma Cossetto” è impegnato in questa attività – ha aggiunto – la nostra promessa è continuare su questo solco, mantenendo vivo il ricordo anche A Catanzaro e facendo conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, una pagina di storia nazionale colpevolmente dimenticata in passato».

Il ricordo delle vittime delle Foibe del Comitato Norma Cossetto

LE FOIBE, TRAGEDIA DELL’ODIO

Un capitolo fino a ieri taciuto e tenuto nascosto – solo nel 2004 l’istituzione della Giornata del Ricordo al 10 febbraio – in cui la verità – quella vera, quella dolorosa – non è forse ancora del tutto emersa. Gendarmi della memoria l’hanno tenuta confinata nel dimenticatoio per anni. Ed altrettanti colonnelli dell’ideologia si sono dilettati – e si dilettano ancora – nell’esercizio della riduzione, della giustificazione, della negazione. Ma è enorme la portata della tragedia che colpì le popolazioni di Istria, Fiume e Dalmazia dal 1943 in poi: 350mila profughi costretti a lasciare la propria casa e i propri affetti davanti all’avanzata jugoslava ed un numero imprecisato di italiani trucidati nelle cavità carsiche dalle truppe comuniste del maresciallo Tito. Una pulizia etnica vera e popria. Una storia figlia dell’odio capace però di germogliare in rosa attraverso il ricordo.

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