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Operazione della Dda di Catanzaro nel Cosentino. Scacco al clan Forestefano (NOMI)

Ordinanza nei confronti di 17 soggetti considerati appartenenti o vicini al potente clan della dedito alle estorsioni e all’intestazione fittizia dei beni. Le minacce ad una sindacalista della Cgil

E’ scattata all’alba di questa mattina una operazione della Squadra Mobile della Polizia di Stato di Cosenza, che vede impegnata anche la Mobile di Catanzaro, che sta dando esecuzione a un articolato provvedimento restrittivo emesso dal Gip del Tribunale di Catanzaro Paola Ciriaco su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia guidata da Nicola Gratteri nei confronti di 17 soggetti considerati appartenenti o vicini al potente clan della Sibaritide Forestefano operante  a Cassano allo Ionio e nella Sibaritide, dedito in particolare alle estorsioni e all’intestazione fittizia dei beni. Nell’ambito dell’operazione, in cui figurano complessivamente 30 indagati, sono stati sottoposti a sequestro giudiziario imprese e mezzi, per un valore di oltre dieci milioni di euro.

Le indagini nei confronti della cosca di ‘ndrangheta Forastefano sono durate tre anni e sono state condotte dalla squadra mobile di Cosenza, guidata dal vicequestore Fabio Catalano e dal Servizio centrale operativo della polizia, e dirette dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Capomolla e dal pm antimafia Alessandro Riello. Le persone finite in carcere sono 10, mentre altre 7 sono state poste ai domiciliari. Tra le persone coinvolte nell’inchiesta anche un commercialista ed un noto avvocato della zona. Sono stati ricostruiti, attraverso dichiarazioni e intercettazioni, diversi episodi estorsivi e intimidatori. In particolare, le vessazioni subite dal titolare di una azienda di trasporti che è stato spogliato dei mezzi e sostituito nei rapporti che aveva con un’altra azienda a beneficio di una impresa controllata dalla cosca.

Secondo gli inquirenti il clan Forastefano, retto da Pasquale Forastefano dopo la carcerazione del padre Domenico, con la sua attività criminale punta ad acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche e di appalti pubblici, oltre a compiere estorsioni, specie in danno di imprenditori del settore agricolo e del trasporto in conto terzi su gomma, e  truffe in danno dell’INPS e di società di lavoro interinale. In particolare le truffe venivano attuate attraverso le indennità percepite per il tramite di braccianti agricoli fittiziamente reclutati, ma mai realmente impegnati nei lavori.

Il clan si sarebbe inserito nel settore imprenditoriale di tutta l’area della piana di Sibari ed in particolare nel settore agricolo, nel settore della distribuzione di prodotti dell’agricoltura e degli autotrasporti, con la costituzione di alcune imprese che hanno assunto posizioni di vantaggio, che sono state costituite e sono finanziate con i proventi dell’attività illecita.

GLI ARRESTATI

A finire in carcere sono: Pasquale Forastefano (detto l’Animale) considerato attuale reggente del clan, il fratello Alessandro Forastefano, i suoi uomini di fiducia Domenico Massa (detto Cicciotto) e Gianfranco Arcidiacono, Luca Talarico, Stefano Bevilacqua, Agostino Pignataro, Nicola Abbruzzese, Antonio Antolino, Leonardo Falbo.

Ai domiciliari: Alessandro Arcidiacono, Vincenzo Pesce, Giuseppe Bisantis, Damiano Elia, Francesca Intrieri, Saverio Lento, Andrea Elia.

GLI ALTRI INDAGATI

Gli altri 13 indagati coinvolti nell’inchiesta sono: Luca Laino, Cosimo D’Ambra, Antonio Falabella, Francesco Orsino, Silvio Forastefano, Fabrizio Lento, Leonardo Abbruzzese, Domenico Forastefano (detto u Pisciaiuolo), Rosaria Vitola, Roberto Forastefano, Enzo Gencarelli, Claudio Abritta, Paolo Partepilo.

Le minacce alla sindacalista

Nell’indagine è emerso anche un episodio di violenza privata commessa in danno di una sindacalista, Federica Pietramala della Cgil, costretta con minacce di ritorsioni da parte della criminalità organizzata del cassanese, a desistere dall’organizzare una manifestazione di protesta dei lavoratori di due aziende agricole, preoccupati per il rinnovo dei propri contratti.

L’appalto per il verde

Tra i fatti contestati agli indagati c’è anche una tentata estorsione in danno di un’azienda agricola, per costringere l’imprenditore a subappaltare i lavori di manutenzione delle aree verdi per il Comune di Cassano ad un’azienda vicina di interesse del clan. Forastefano  avrebbe inoltre intimato all’imprenditore a “farsi da parte, ossia di non partecipare alle gare di appalto” indette dal Comune di Cassano.

Il ruolo dell’avvocato

Nell’inchiesta emerge anche il ruolo dell’avvocato Giuseppe Bisantis, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, “atteso che, non inserito stabilmente nella struttura organizzativa dell’associazione mafiosa e privo dell’affectio societatis, ha fornito tuttavia un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo, che ha avuto un ‘effettiva rilevanza causale ai fini della conservazione e del rafforzamento delle capacità organizzative dell’associazione, e che era diretto alla realizzazione del programma criminoso della medesima. In particolare, Bisantis, avvocato, presentato ai capi dell’associazione da Luca Laino, ha assunto il ruolo di legale dell’associazione, assumendo un ruolo centrale nella perpetrazione delle truffe nel settore agricolo”. Dal mese di dicembre 2018, evidenzia l’ordinanza, Bisantis “pianifica la strategia da adottare per sottrarsi in maniera fraudolenta al pagamento delle fatture per il servizio di somministrazione, finendo col citare in giudizio l’agenzia di lavoro interinale ed avanzare una richiesta di risarcimento danni in nome e per conto dell’Azienda agricola Luca Talarico, pretestuosamente motivata sulla scorta di millantati danni arrecati alle colture dall”incompetenza tecnica degli operai somministrati, avendo però sempre come obiettivo primario quello di porre il Talarico al riparo da possibili conseguenze penali, come espressamente richiestogli dallo stesso Pasquale Forastefano”.