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Ordinanza scuole, l’ultima sentenza del Tar accoglie il ricorso ma respinge la richiesta di risarcimento

I giudici amministrativi condannano la parte resistente alla rifusione delle spese di lite

Scuola e Regione, la storia senza fine. Tra ricorsi, ordinanze e sentenze l’elenco è lungo. L’ultima sentenza del Tar è datata 16 febbraio (giorno della pubblicazione) e vede la Regione chiamata in causa per l’ordinanza del presidente facente funzioni del 5 gennaio nella parte in cui era stata disposta la didattica a distanza, dal 7 al 31 gennaio, per il 100 per cento delle attività delle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado statali e paritarie e delle scuole di istruzione e formazionale professionale e “dal 7 al 15 gennaio 2021 la sospensione, in presenza, di tutte le altre attività scolastiche di ogni ordine e grado, con ricorso alla didattica a distanza, rimettendo in capo alle Autorità Scolastiche la rimodulazione delle stesse”. Fino, quindi, ad arrivare alla decisione di procastinare all’1 febbraio la previsione di cui all’Ordinanza del Ministero della Salute disponendo dal 7 fino al 31 gennaio   che il 100 per cento delle attività delle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado statali e paritarie e delle Scuole di istruzione e formazione professionale, fossero svolte tramite il ricorso alla didatti a distanza”.

La decisione del giudice

In parziale accoglimento del ricorso, il Tar ha annullato l’ordinanza impugnata; rigettato l’istanza di risarcimento del danno e condannato la parte resistente alla rifusione delle spese di lite in favore dei difensore distrattario della parte ricorrente.

I passaggi salienti della sentenza

I giudici fanno una serie di valutazioni. A partire dal fatto che, nella specie i ricorrenti, studenti di diverse scuole (primaria e secondaria di primo e secondo grado) e docenti delle stesse, mirano all’annullamento della medesima ordinanza nella parte dispositiva della sospensione del servizio scolastico in presenza spiegando le medesime censure, con posizione omogenee alla luce del comune bene-interesse anelato (al di là delle differenze del titolo di legittimazione) e senza conflitto di interesse. “

Primo motivo del ricorso

Il primo motivo di ricorso – si legge nel dispositivo –  è, palesemente, infondato essendo certamente competente nella specie il vicepresidente ad adottare il potere di ordinanza presidenziale (…) a mente del quale il vicepresidente sostituisce il Presidente in caso di impedimento e ciò anche nel caso di impedimento permanente, per come è avvenuto con la morte del presidente Santelli, cui consegue lo scioglimento del Consiglio e la permanenza della Giunta in regime di prorogatio per l’adozione degli atti necessari ed urgenti fino alla proclamazione del nuovo Consiglio”.

La motivazione della precedente sentenza

Questa sentenza richiama, inoltre, la motivazione di una precedente la 2075 nella parte in cui delinea i limiti dell’intervento dell’ordinanza contingibile ed urgente da parte del Presidente della Regione Calabria nell’adozione di misure di contenimento del virus Covid-19 alla luce delle dettagliate previsioni statali con riferimento, nella specie, del servizio di istruzione che demandano l’eventuale sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado allo strumento attuativo del d.P.C.M.; il potere di ordinanza del Presidente della Regione straordinaria ed urgente, già fortemente limitato secondo il quadro generale (ordinanze adottabili per casi eccezionali ed imprevedibili di pericolo di lesione imminente e grave a preminenti interessi generali di rilevanza costituzionale), è nello specifico quadro di regolamentazione della crisi per l’epidemia Covid limitato ulteriormente dal legislatore nazionale ai soli casi in cui sia necessaria una risposta urgente a specifiche situazioni che interessino il territorio regionale, situazioni che per l’evolversi del virus non siano state già apprezzate ed amministrate dall’Autorità governativa e con limitazione di efficacia temporale di tali interventi sino alla adozione del successivo d.P.C.M.;  il potere di adozione di interventi regionali più restrittivi rispetto a quelle statali è consentito solo in relazione a specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio e con limitazione di efficacia temporale di tali interventi sino alla adozione del successivo d.P.C.M.; ove sussistano per eccezionalità ed imprevedibilità delle situazioni sopravvenute i presupposti per l’adozione dell’ordinanza contingibile ed urgente esso soggiaccia, per come costantemente afferma la giurisprudenza, altresì al limite “formale” della sussistenza della motivazione e dell’adeguata istruttoria nonché al limite sostanziale del rispetto di rigorose garanzie sostanziali costituite dai principi generali dell’ordinamento.

Esercizio del potere regionale

Ma c’è di più. I giudici amministrativi rilevano che “la descritta eccezionalità della condizione di esercizio del potere regionale risulta ancor più stringente all’epoca di adozione dell’ordinanza impugnata, in quanto l’intervento statale sulle modalità del servizio di istruzione erano state allora dettate non già con d.P.C.M., e dunque con provvedimento amministrativo, ma con norma di fonte primaria.   Ed ancora: il provvedimento regionale non dà conto di quelle precipue specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario nel territorio regionale rispetto alle situazioni valutate nei provvedimenti governativi, né motiva puntualmente la chiusura di tutte scuole e per l’intero territorio regionale con nettissimo discostamento dalla previsione statale della stessa data.

“L’ordinanza regionale – si legge nel dispositivo – non vaglia in proposito correttamente come le misure di prevenzione del virus a livello scolastico disciplinano puntualmente anche le misure di reazione da porre in atto in caso di riscontro di positività in studente o appartenente al personale scolastico con isolamento della comunità colpita (di facile individuazione al contrario di contagi extra – scolastici), così evitando da un lato la propagazione dell’epidemia e dall’altro il blocco dell’intero servizio di istruzione; tale valutazione di aumento del contagio per la movimentazione scolastica è valutazione “precauzionale” che va a sovrapporsi a quelle già compiute dalla Autorità statale cui, secondo l’impianto normativo citato, è riservata la competenza, anche in ragione della possidenza di plurime e più attrezzate competenze (v. elaborazione dei dati da Comitato tecnico scientifico, del Ministero della salute e dell’Istituto superiore di sanità), autorità nazionale che il medesimo rischio di “assembramento scolastico” ha valutato anche per territori caratterizzati rispetto alla Calabria da centri metropolitani più grandi ed in cui i mezzi pubblici, per le interconnessioni territoriali e per servizio offerto, sono maggiormente utilizzati da studenti e docenti; dal generico timore della movimentazione scolastica l’ordinanza impugnata ha fatto conseguire la chiusura generalizzata delle scuole che pecca in tale uniforme intervento di ulteriore irragionevolezza in quanto avulsa  dalla considerazione delle precipue condizioni territoriali in cui le scuole si inseriscono; dall’analisi dell’utilizzo di mezzi di trasporto degli studenti ed alle misure poste in atto dalle Prefetture con appositi Protocolli con previsioni di implementazione delle corse/diversificazione di orari di ingresso delle scuole/servizi di controllo alle uscite ed alle fermate dei mezzi pubblici;  dalla considerazione del deficit di digitalizzazione di parte della popolazione, di limiti di connettività a parti del territorio e della capacità delle diverse tipologie di studenti di fare uso dei mezzi informatici.