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“Scozzafava cavallo di Troia per la cosca. Tallini inconsapevole”. Ecco perchè il Riesame ha scarcerato l’ex presidente del consiglio regionale

In 36 pagine firmate dal giudice Valea tratteggiata la natura dei rapporti dell'uomo politico con gli altri indagati

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“I rilievi che precedono portano a conclusioni diverse da quelle dell’ordinanza gravata”. Inizia così il quarto paragrafo dell’ordinanza firmata dal giudice nelle funzioni di presidente della seconda sezione penale del Tribunale del riesame di Catanzaro, che ha restituito a Domenico tallini, ex presidente del consiglio regionale, arrestato in seno all’inchiesta Farmabusiness, coordinata dalla Procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, la libertà. Le motivazioni sono state depositate lo scorso 16 febbraio. Trentasei pagine che ripercorrono la vicenda così come ricostruita nell’ordinanza del Gip, per arrivare, appunto alla fine, a conclusioni diverse. Domenico Scozzafava, l’antennista rimasto invece agli arresti, secondo il giudice Giuseppe Valea, avrebbe agito come “cavallo di Troia” per conto della cosca.

La zona grigia in cui orbitavano i filtri della cosca Grande Aracri

Si legge nella parte finale: “Dall’insieme delle risultanze richiamate emerge che nell’affare del consorzio farmaceutico tra la cosca e l’uomo politico era interposto un filtro rappresentato da figure che orbitavano in una zona grigia (Scozzafava, in primis, e poi anche De Sole e Manfredi e Sisca) i quali assumevano all’esterno la veste di insospettabili mantenendo , in particolare lo Scozzafava, solidi legami con il gruppo criminale dei Grande Aracri di Cutro”.

La costruzione di un rapporto fiduciario tra Tallini e Scozzafava è del resto l’elemento fondamentale che permette di comprendere come l’antennista abbia potuto agire da cavallo di Troia per conto della cosca, finendo per coinvolgere il politico senza rendere evidenti i suoi legami con la consorteria cutrese. Emblematiche al riguardo sono le affermazioni di Scozzafava sul rapporto fortemente fiduciario con l’ Assessore (“Siamo ormai in rapporti…però di me sifida non ti preoccupare”).

Le emergenze investigative attestano che Tallini ha avuto rapporti solo con personaggi in apparenza estranei al contesto criminale e non anche con figure che potessero essere immediatamente percepite come vicine alla cosca. Vale la pena di sottolineare al riguardo, che è lo stesso Gip ad escludere contatti diretti tra Tallini e Mellea Gennaro arrivando persino a dubitare della presenza di Grande Aracri Domenico all’incontro in Assessorato”.

Non sono certi i rapporti tra Tallini e l’avvocato Grande Aracri

Ancora vale : “A quest’ultimo proposito si torna a ribadire che gli elementi in base ai quali l’ordinanza dà per certi i rapporti diretti tra il Tallini e l’avvocato Grande Aracri Domenico non appaiono pacifici, non essendo, ad avviso di questo Collegio, sufficientemente riscontrate le circostanze degli incontri (il primo in occasione della riunione dei farmacisti, il secondo in occasione dell ‘appuntamento all’Assessorato).

Nel corso dell’indagine non si sono mai registrati contatti diretti neppure tra l’indagato e Grande Aracri Salvatore. Quest’ultimo, nelle conversazioni in cui parla del politico, sembra alludere ad una conoscenza indiretta sempre per il tramite di De Sole e di Scozzafava.

A fronte di queste circostanza, rimane pur sempre il dato dell’attivismo del Tallini nell’ambito del consorzio.

L’interessamento di Tallini nel consorzio Farmaeko era a titolo personale

Il giudice  rapporto tra Tallini e Farmaeko: “Il suo prodigarsi per la causa, si è visto, è consistito prima di tutto nel procacciare farmacie da consorziare. Tale comportamento può trovare una giustificazione nell ‘ottica di un interessamento personale del politico rispetto ad una causa che era stata promossa da Scozzafava e dalla cui realizzazione poteva derivare al politico anche un possibile ritorno sotto forma di allargamento del consenso elettorale.

In questi termini non può escludersi, allo stato degli atti, l’ipotesi che l’indagato abbia riposto affidamento sulle personalità formalmente insospettabili con le quali si interfacciava nel corso del tempo e nel cui interesse egli ha agito. Accedendo a questa ricostruzione invero assume un significato non univoco la frase di Scozzafava: “alla fine lo vedi qua LUI come ci rispetta senza che andiamo, eh quando lo chiamiamo, lo vedi subito, tac… a disposizione “; esternazione, quest’ultima, che, invero, può alludere anche alla disponibilità di Tallini nei confronti coloro i quali risultavano ufficialmente addetti ai lavori e non anche ad una sua più ampia messa a disposizione verso la cosca. Quanto agli interventi di Tallini in Regione, si è visto come gli stessi siano stati fortemente ridimensionati all’esito di una complessiva rivalutazione dei dati intercettivi compiuta alla luce della produzione difensiva.

Anche con riferimento all’affare della società “Farmaeko” le conclusioni risultano analoghe.

L’interessamento del Tallini nell ‘ambito di questa compagine societaria si giustifica alla luce del fatto che egli aveva effettuato investimenti e che il figlio risultava avere assunto un ruolo all’interno della società.

Nessun contatto diretto tra Tallini e Grande Aracri Salvatore si registra anche in questo caso, né vi è prova di una condivisione tra figlio e padre dell’informazione ricevuta dal Tallini Giuseppe circa il rapporto di parentela tra il suddetto Salvatore Grande Aracri e capocosca Nicolino.

La società era partecipata anche da altre persone che, formalmente, nulla avevano a che vedere con l’associazione criminale, sicché non appaiono sufficientemente definiti i confini della consapevolezza dell’indagato circa le presenze criminali nell’ambito della società.

Anche sul fronte elettorale mancano le prove dei vantaggi che Tallini avrebbe tratto dalla cosca

E sul fronte elettorale il giudice scrive: “Analogamente sul fronte elettorale nel quale Tallini avrebbe cercato di ottenere vantaggi attraverso l’azione della cosca, va ribadita la mancanza di collegamenti diretti tra l’indagato e personaggi attivi in circuiti criminali.

Gli unici referenti disposti ad attivarsi sul territorio per favorire un aumento del consenso elettorale del Tallini risultano essere lo Scozzafava e il Macheda.

Nel primo caso, si osserva, non è provato che Scozzafava abbia rappresentato a Tallini la possibilità di un appoggio elettorale tramite canali illeciti.

In mancanza di intercettazioni specifiche in grado di approfondire la triangolazione dei contatti tra Mellea, Scozzafava, e Tallini, la mera contiguità cronologica dei rispettivi contatti non è sufficiente a dimostrare un sinallagma tra la promessa di aiuto elettorale e l’intervento del politico nell’affare del consorzio farmaceutico.

Parimenti, rimangono non sufficientemente chiariti i rapporti tra Tallini e Macheda, sicché anche in questo caso non è dato sapere di quali informazioni disponeva l’indagato sul conto di quest’ultimo né è certo che Tallini fosse consapevole che il Macheda si era presentato dietro suggerimento dell’avv. Grande Aracri Domenico.

Conclusivamente, il quadro che si delinea all’esito di una rilettura del compendio indiziario porta a ravvisare un filtro tra la cosca e il politico, rappresentato con ogni evidenza da personaggi del calibro di Scozzafava il quale in alcune intercettazioni — va ribadito – vantava il rapporto fiduciario con l’Assessore (n. 7668 del 7.3.2015: “Siamo ormai in rapporti…però di me sifida non tipreoccupare “) in forza del quale ha potuto coinvolgerlo in un progetto economico mascherando al contempo gli interessi criminali ad esso sottesi.

Accedendo a questa prospettiva le considerazioni finali sulla posizione del Tallini possono essere ridimensionate.

Il  Collegio al riguardo non ignora di certo che la stretta e prolungata vicinanza, per alcuni anni, dell’indagato a personaggi ambigui come Scozzafava e De Sole nonché il prolungato interessamento e l’attivismo dello stesso Tallini rispettivamente nell’affare del consorzio prima e della società farmaceutica poi, quantomeno possono alimentare il sospetto che il ricorrente abbia orbitato per lungo tempo in una zona grigia.

L’incertezza sulla consapevolezza dell’indagato di agire in un contesto illecito e di operare nella cornice di un sinallagma con la consorteria cutrese non consente di confermare la prima ipotesi di concorso esterno

“Allo stato – scrive ancora il giudice del Riesame –  però gli elementi, per come rivalutati, propendono per un sospetto che non supera la soglia della gravità indiziaria necessaria a giustificare il mantenimento di un vincolo cautelare. Ne viene che l’incertezza sulla consapevolezza dell’indagato di agire in un contesto illecito e di operare nella cornice di un sinallagma con la consorteria cutrese non consente di confermare la prima ipotesi di concorso esterno, posto che ai fini della configurabilità di tale reato “occorre che il dolo investa sia il fatto tipico oggetto della previsione incriminatrice, sia il contributo causale recato dalla condotta dell’agente alla conservazione o al rafforzamento dell’associazione, agendo l’interessato nella consapevolezza e volontà di recare un contributo alla realizzazione, anche parziale, del programma criminoso del sodalizio ”

Analogamente, per quanto riguarda il reato ex art. 416 ter c.p. (pur nella formulazione in vigore al tempo dei fatti) la fattispecie appare di dubbia configurabilità a fronte delle stesse precedenti considerazioni in quanto non può stabilirsi in modo pacifico se Tallini fosse realmente consapevole di ottenere, quale contropartita del suo intervento, un ampliamento del consenso elettorale attraverso un intervento di matrice mafiosa.

Quanto sostenuto è ritenuto sufficiente ad escludere i presupposti per il mantenimento di un vincolo cautelare in questa fase; senonché, sia pur solo in astratto, l’ordinanza non appare condivisibile neanche sotto il profilo delle esigenze cautelari.

L’appoggio di Scozzafava durante le elezioni conferma tuttavia solo che Scozzafava era ed ha continuato ad essere negli anni successivi un “grande elettore” del Tallini

“Il provvedimento – conclude Valea –  valorizza invero la prosecuzione dei rapporti tra Tallini e Scozzafava anche oltre le due vicende imprenditoriali. In particolare, è rimarcata la circostanza che l’attività di Scozzafava a favore del Tallini si è protratta anche in occasione delle elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale e l’elezione del Sindaco di Catanzaro, 11 – 25 giugno 2017 ed anche in occasione delle Elezioni regionali del 26/1/2020 e delle elezioni politiche nazionali del 4 marzo 2018 (cfr. mozione cautelare Cap. 5, parag. pp, pag. 390 e segg.; nota dei CC — ROS Servizio Centrale del 10.7.2020; esito delega CC Catanzaro del 13/7/2020).

Il dato, lungi dall’essere qui rimesso in discussione, conferma tuttavia solo che Scozzafava era ed ha continuato ad essere negli anni successivi un “grande elettore” del Tallini.

Va tuttavia rilevato che dopo la cessazione delle attività del Consorzio e della “Farmaeko” non si è registrato più alcun coinvolgimento dell’indagato in altri affari direttamente o indirettamente geriti dai Grande Aracri; ciò non consente pertanto di interpretare la conferma del sostegno elettorale negli anni da parte di Scozzafava nel senso univoco di una continuità del pactum sceleris con la cosca da cui l’indagato fino ad oggi avrebbe continuato a trarre beneficio accrescendo il proprio consenso elettorale”.

 

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