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Recovery Fund, finanziare l’Alta Velocità jonica e la Stazione di Catanzaro Sala

Alta Velocità jonica, passante ferroviario jonio-tirreno e riattivazione della Stazione Catanzaro Sala dovranno essere i futuri cardini della rete ferroviaria calabrese, per eliminare un atavico gap infrastrutturale

In questi giorni, improvvisamente, sembra che stia ritornando di attualità il grave problema che attanaglia la nostra regione in materia di collegamenti ferroviari, per la cui soluzione vengono lanciati appelli, rivolti ai parlamentari calabresi, con l’obiettivo di sollecitare l’inserimento di un emendamento nel Recovery Plan finalizzato a sostenere la realizzazione dell’Alta Velocità sulla linea jonica tra Taranto e Reggio Calabria.

La buona notizia, per noi del Comitato per il recupero della Stazione Sala – è scritto in un comunicato stampa – che da anni ci battiamo per il recupero della tratta ferroviaria passante per la Stazione di Catanzaro Sala e la rimessa in esercizio di quest’ultima, è che, finalmente, qualcuno in città abbia compreso l’importanza di dotarsi di infrastrutture ferroviarie moderne, efficienti ed efficaci, riconoscendole come fonte insostituibile di civiltà e di progresso territoriale.

Dobbiamo nel contempo sottolineare, però, che l’argomento di dotare la Calabria di una efficiente rete ferroviaria meriti di essere affrontato organicamente e secondo prospettive più ampie. La sola dotazione dell’alta velocità jonica, infatti, pur di rilevante valore strategico per il superamento del gap socioeconomico e della diseguaglianza infrastrutturale che penalizzano la costa jonica rispetto alla tirrenica, sarebbe monca e incapace di dispiegare tutte le potenzialità di sviluppo dei territori se non integrata, nell’area centrale della Calabria, con ulteriori infrastrutture ferroviarie indispensabili per collegare rapidamente e senza fermate intermedie il versante jonico calabrese con l’aeroporto e con la linea ferroviaria tirrenica, e quindi con la rete ferroviaria nazionale.

Ed è all’interno di questa ampia visione che trova forza la necessità, per assicurare un futuro di crescita alla città di Catanzaro e al suo vasto e popoloso hinterland, di doversi procedere al recupero della stazione ferroviaria di Catanzaro Sala, che sarebbe chiamata a porsi come punto di riferimento strategico per il versante jonico calabrese, integrato funzionalmente con quello tirrenico gravante sulla stazione di Lamezia.

A tale proposito, sarebbe opportuno innanzitutto rinnovare, al presidente Draghi ed ai ministri preposti allo sviluppo del Mezzogiorno, la segnalazione con la quale, già nel gennaio 2020, il presidente della provincia Abramo, facendo proprie le istanze del Comitato e di ben trenta sindaci del comprensorio, denunciò l’isolamento non solo ferroviario ma trasportistico dell’intera città di Catanzaro che, è bene ricordarlo, fu penalizzata gravemente dalla miope e vergognosa decisione di dismettere nel 2008 quella che era sempre stata, non solo la porta di ingresso del centro storico, ma anche la stazione di riferimento di numerosi comuni limitrofi oggi costretti ad emigrare con l’auto solo verso Lamezia.

Noi siamo impegnati da anni in questa campagna di sensibilizzazione e allo scopo di sollecitare una soluzione a questa situazione di degrado infrastrutturale, sociale, economico e culturale della nostra città, che ne pregiudica le possibilità di crescita nei contesti regionale e nazionale, abbiamo incontrato vari rappresentanti politici e amministratori locali e non, senza tenere conto di bandiere partitiche e di pensieri trasversali. A tutti abbiamo rivolto l’invito di sostenere la nostra causa, che è poi quella della città, attraverso gli strumenti a loro disposizione. Abbiamo consegnato ampia documentazione a Giancarlo Cancelleri (viceministro delle infrastrutture e dei trasporti nel governo Conte II), incontrato il dr. Enrico Maria Pujia (Dirigente Generale del ministero delle infrastrutture e trasporti), l’on. Alessandro Morelli (Presidente della IX commissione trasporti della camera deputati) e poi il presidente della Camera di Commercio di Catanzaro Daniele Rossi, i deputati Nicola Carè, Bianca Laura Granato, Elisabetta Maria Barbuto (collaborato a distanza), Antonio Viscomi, Paolo Parentela, Giuseppe D’Ippolito, Gelsomina Vono, nonché gli amministratori e politici locali Arturo Bova, Francesco Pitaro, Roberto Musmanno (al tempo in cui era assessore regionale infrastrutture), Marcello Anastasi, Sinibaldo Esposito e Sergio Abramo, quest’ultimo nella duplice veste di Sindaco e di Presidente della Provincia di Catanzaro, oltre a numerosi sindaci della provincia catanzarese e consiglieri e assessori comunali cittadini. Dispiace che alcuni parlamentari locali, seppure di peso politico trascurabile, non abbiano nemmeno sentito la necessità di conoscere, attraverso il comitato, le sofferenze della nostra città, ma poco importa. Tutti hanno convenuto che è stato un errore dismettere la Stazione di Sala e che avrebbero fatto, per questo, tutto quello che era nelle loro possibilità. Ma, considerata la mancanza di riscontri del loro interessamento, dobbiamo dedurre che le loro possibilità fossero limitate o pari a zero!

 

La nostra proposta, comunque, va al di là del mero recupero della stazione di Sala e punta all’ottenimento di risultati favorevoli e di positive ricadute economiche, apprezzabili a livello regionale in termini di mobilità ferroviaria e di coesione territoriale. Va considerato, infatti, che la costruzione dell’alta velocità tirrenica penalizzerebbe ulteriormente le popolazioni del versante jonico aumentandone le disuguaglianze infrastrutturali, e che l’enorme spesa necessaria per l’adeguamento infrastrutturale, valutabile attorno a 50 miliardi di Euro, comporterebbe ridotti vantaggi in ordine al minore tempo di percorrenza (circa trenta minuti fino a Roma) e al trascurabile incremento del flusso passeggeri.

Va detto ancora che anche una ridotta costruzione dell’AV jonica – nel caso che motivi finanziari non permettessero di arrivare fino a Reggio Calabria – con accorciamento della tratta da Metaponto fino alla stazione Lido di Catanzaro, permetterebbe ugualmente la realizzazione del passante ferroviario jonio-tirreno con la realizzazione del raccordo veloce sino all’aeroporto e alla stazione di Lamezia Terme. Solo con questi investimenti, i cittadini della zona centrale della Calabria avrebbero le stesse potenzialità infrastrutturali riportate sulla nostra Carta Costituzionale consentendo anche a Catanzaro, quale Capoluogo di Regione, di avere i servizi minimi previsti dalla comunità europea ed avrebbero la possibilità di usufruire di un servizio ferroviario che consentirebbe loro di salire sul treno nella stazione di Sala e scendere, senza cambiare convoglio, nella città di destinazione, Roma o Milano che sia.

Ben vengano, allora, gli stimoli e le iniziative tendenti a sensibilizzare la nostra classe politica sulla necessità di sviluppare i servizi ferroviari in Calabria; purché ciò non avvenga al ribasso e senza tenere conto di chi già si speso su questi temi. E sia chiaro, non per il rispetto di uno sterile diritto di primogenitura, che non appartiene al nostro modo di pensare e di agire, ma per condividere percorsi che già nel passato si sono dimostrati ardui e sui quali ancora adesso ci stiamo muovendo, senza clamore mediatico. I tempi attuali offrono ancora possibilità per perorare le ragioni di Catanzaro, del nostro capoluogo dimenticato; ci sono alla porta le elezioni regionali e c’è in corso di redazione a livello governativo lo strumento finanziario che permetterà di utilizzare i fondi europei del Recovery and Resilience Fund, i cui criteri guidano gli investimenti dei piani nazionali di riforma al rafforzamento della coesione e della convergenza e alla mitigazione dell’impatto economico e sociale della crisi, e quindi di assegnare la fetta più grossa al Meridione d’Italia (come da risposta al Comitato da parte della Commissione Europea Direz. Gen. del 24 nov. u.s.).