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Asp Catanzaro, Tribunale annulla licenziamento dipendente Marcello Ferro e lo reintegra

Coinvolto nell'indagine Cartellino Rosso era stato licenziato dall'Azienda provinciale che oggi dovrà risarcire. Ecco perchè

Reintegrato in servizio con tanto di condanna inflitta ai commissari dell’Asp di Catanzaro a risarcire il danno economico cagionato. Questa la decisione che il Tribunale di Catanzaro e in particolare Francesco Aragona in funzione di Giudice di lavoro favorevole a Marcello Ferro, dipendente dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro,  rappresentato dal legale Vincenzo Agosto.

Ferro, coinvolto nell’indagine penale Cartellino Rosso era stato licenziato dall’Asp in cui era transitato per mobilità nel 2019 provenienete dalla Pugliese-Ciaccio perchè secondo l’azienda sanitaria“all’atto della sottoscrizione del contratto di assunzione, il ricorrente ha dichiarato falsamente, nell’autocertificazione allegata al contratto, di non avere riportato condanne penali e di non essere destinatario di misure di prevenzione, né di decisioni civili o di provvedimenti amministrativi iscritti nel casellario giudiziale”.

Secondo la difesa invece detta dichiarazione per quanto erronea non avrebbe potuto incidere sul rapporto di lavoro, escludendosi, così, l’ipotesi di false attestazioni volte a conseguire fraudolentemente l’impiego, o commesse in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro, dal momento che nessun nuovo rapporto di lavoro era sorto con
l’ASP di Catanzaro ma si trattava di fatto di una cessione del contratto (di lavoro) (dal Pugliese-Ciaccio), proseguendo il suo rapporto di servizio, senza interruzioni, con l’amministrazione di destinazione, attraverso una mera modificazione soggettiva del datore di lavoro pubblico, sicché, non potendo egli considerarsi alla stregua di un dipendente neo assunto, appariva illegittima la pretesa da parte dell’ente datoriale di sottoscrizione di un nuovo contratto di assunzione, nonché della allegata autodichiarazione che, ancorché erronea”

Tesi sostanzialmente accolta dal Giudice del Lavoro, che – si legge quindi nel dispositivo della sentenza – 
1) dichiara l’illegittimità del licenziamento intimato al ricorrente in data 06.08.2020 e, per l’effetto, ordina al datore di lavoro la sua reintegrazione nel precedente posto di lavoro;
2) condanna il datore di lavoro a risarcire il danno cagionato al ricorrente, in misura pari alle retribuzioni maturate dalla data del licenziamento fino alla effettiva reintegrazione, nell’importo mensile pari ad € 1.620,07, maggiorata degli
interessi legali sulla somma annualmente rivalutata, dalla data delle singole scadenze al saldo;
3) condanna il datore di lavoro, per il medesimo periodo, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali;
4) condanna parte resistente a rifondere al ricorrente le spese del giudizio, che liquida in € 1.800,00 oltre accessori di legge, con distrazione in favore del procuratore attoreo”.