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Talerico: C’è bisogno di liberarsi dalla mala gestio della macchina pubblica

L'intervento del Presidente dell’Ordine Distrettuale degli Avvocati di Catanzaro all'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei Conti

L’agire della P.A. è spesso poco sano o gravemente compromesso, non solo per la commissione di reati, ma anche per una diffusa incapacità amministrativa, gestionale e contabile. La Calabria ha bisogno di essere liberata, più di ogni altra Regione, dalla diffusa mala gestio della macchina pubblica ed in tutto questo la Magistratura contabile ha una fondamentale funzione di decontaminazione. La Calabria ha bisogno di virtuosismi, ha bisogno di volare in alto, ha bisogno di cambiamento culturale e di mentalità, di interventi strutturali e di risorse umane ed economiche gestite, però, da persone competenti”. Lo ha detto il Presidente dell’Ordine Distrettuale degli Avvocati di Catanzaro, Avv. Antonello Talerico, nel corso del suo intervento all’inaugurazione dell’Anno giudiziario della Corte dei Conti, rimarcando come “Avvocatura e Magistratura debbano rendere giustizia insieme con pari autorevolezza e dignità”.

I costi della mala gestio e le falle del sistema processuale

Nel leggere la relazione, Talerico sottolinea che “In Calabria l’emergenza pandemica ha evidenziato le gravi lacune nella gestione della sanità, così come anche per altri settori strategici per l’economia del Territorio, facendo emergere nuovi bisogni spesso delegati a figure rilevatesi di dubbia competenza o di scarsa esperienza, i cui costi di tale mala gestio ricadono sull’intera collettività e di rado sui veri responsabili”. Anche il Consiglio dell’Ordine Distrettuale degli Avvocati di Catanzaro, ricorda Talarico, ha fatto la sua parte avversando alcuni provvedimenti della P.A., come la nomina del coordinatore dell’Avvocatura regionale, ottenendone l’annullamento con un risparmio per i cittadini calabresi di ben 700mila euro.
E’ inevitabile la responsabilità delle componenti politiche e governative centrali e locali che delegano di fatto (per la loro assenza) al potere giudiziario locale la risoluzione di ogni male, così gravando la funzione giurisdizionale anche dell’onere di risolvere i plurimi conflitti sociali ed economici in un territorio dove forte è il senso di sfiducia verso tutte le Istituzioni. Oggi il sistema processuale presenta troppe falle, non possiamo avere certezza sull’esito del giudizio, non possiamo prevedere neanche quanto tempo occorrerà per avere una sentenza. Il Sistema Giustizia ha bisogno di Magistrati e Avvocati liberi ed incondizionati, forti, capaci di porre prima del “dovere giuridico”, un “dovere etico” nell’applicazione e nell’interpretazione delle norme. Ma le disfunzioni della burocrazia, sono legate anche alla degenerazione determinata dalla proliferazione di leggi, dalla concentrazione di plurime competenze in capo a pochi soggetti, dalla prodiga costituzione di nuovi enti (inattivi) nati per soddisfare solo esigenze dei poteri forti o di partito, cosi ridisegnandosi rapporti sempre più disordinati tra la P.A. e privati, esaltandosi sempre più il fenomeno clientelare”.

Il commissariamento perpetuo della sanità

Talerico evidenzia, ancora, l’attività di controllo della magistratura svolta in relazione al giudizio di parificazione sul rendiconto della Regione “che consente l’acquisizione di informazioni essenziali sull’attendibilità e sulla veridicità dei dati del bilancio regionale e, di conseguenza, il controllo incrociato anche sui bilanci di alcuni importanti Comuni”. Grazie sempre all’attività della Corte dei Conti “è stato conclamato l’ulteriore dato critico regionale, derivato dall’elevato volume delle risorse impiegate per la spesa sanitaria, pari a circa l’80 per cento della spesa regionale. Tale preoccupante quadro impone in tempi brevi una gestione competente e adeguata del sistema sanitario regionale, difficile da attuare con un commissariamento perpetuo e con un aumento cronico delle criticità, con inevitabili ricadute negative anche sugli standard dei servizi resi alla collettività e, quindi sulla valutazione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria (i c.d. LEA). Tale quadro generale è stato, invero, aggravato dai vari commissari che hanno di fatto ingessato la sanità regionale, per l’inadeguatezza delle scelte adottate nonostante le ingenti risorse finanziarie disponibili nell’ambito della emergenza covid”.