Quantcast

Una “semplice stradina” per ricordare Emilia Zinzi

Con un post sulla pagina di “Facebook” si riaccende l'antica questione

Con un post sulla pagina di “Facebook”, si riaccende una questione in passato già sottolineata. L’autore, Giovanni Matarese, quasi “ironicamente” ne evidenzia la problematica, in nome di quella storia che lui molto segue con l’associazione “Mirabilia”, ma soprattutto in virtù della persona a cui è dedicato il “commento”.

Si parla, infatti, di una grande storica catanzarese, Emilia Zinzi  (15/04/1921 – 09/09/2004) e della strada che le venne dedicata a Catanzaro. Una strada che s’insinua tra Viale dei Bizantini e Via D. M. Pistoia che pochi conoscono e, da come si evince dalla foto pubblicata nel “post”, sovente lasciata in stato di particolare abbandono. Certamente, la strada che dovrebbe ricordare un personaggio di così alto spessore, non si equipara alla sua persona nel vederla così, con erbacce e rifiuti.

Il tenore del post, se pur in maniera quasi “satirica” evidenzia lo stato delle cose e, soprattutto, se mai si poteva diversamente dedicarle una “via” non in così recondito luogo. Emilia Zinzi, ha molto rappresentato per la città di Catanzaro e per la stessa Calabria, con rilevanti studi storici ed archeologici su siti di notevole importanza. La sua, fu una figura di altissimo livello, in età giovanile svolse gli studi all’Università di Roma “La Sapienza”, successivamente si distinse come docente al Liceo Galluppi di Catanzaro, di seguito all’Università di Reggio Calabria, a coronamento del suo iter professionale le venne inoltre conferito l’incarico di “Ispettore onorario per la Conservazione dei Monumenti e degli Oggetti d’antichità e d’arte per la provincia di Catanzaro”.

La sua opera culturale venne corredata da innumerevoli saggi da lei scritti sulla storia del patrimonio della Regione. Varie le sue “cariche” in ogni ambito culturale tant’è che i suoi numerosi impegni con diversi convegni in altre città italiane, le diedero la possibilità di essere conosciuta anche all’estero. Il suo amore per la cultura e in particolar modo per la Calabria fu grande, adoperandosi molto per la sua città, basta ricordare ad esempio il suo coinvolgimento per la ristrutturazione di due importanti chiese del capoluogo: la Chiesa di Sant’Omobono e quella del San Giovanni.

I suoi studi, come le sue “battaglie” per il raggiungimento di traguardi, seguirono il corso della sua vita, perseguendo l’intento di valorizzare siti di notevole pregio come quelli “Cassiodorei”, lo “Scolacium” e lo stesso centro cittadino. Claudio Ruga, scrittore catanzarese, nel suo libro “I magnifici cinque” (sui personaggi illustri della città di Catanzaro) ricorda ciò che disse la Zinzi in una intervista: “Noi (archeologi) cerchiamo i segni e i messaggi della vita, cerchiamo il significato della vita. Non si fa storia solo con i documenti; noi facciamo storia anche studiando le tecniche, i materiali, cercando di capire e di collegare un mondo con l’altro, cercando il rapporto che c’è tra gli spazi e le strutture, cercando di capire chi ha vissuto, cosa ha fatto, cosa mi ha lasciato”. Gli studi da lei effettuati sono stati innumerevoli, dando modo di fare nuove scoperte, mai tralasciando l’intento di denunciare se alle volte necessario. A lei venne dedicata, nel 2014, l’intitolazione dell’Archivio Storico Comunale al San Giovanni di Catanzaro, numerosi i premi nazionali ed internazionali da lei ricevuti a conferma della sua valida opera culturale. Importante, dunque, il suo “capitale librario” che si unisce al costante impegno mosso a tutela di tutto il territorio calabrese con le sue uniche “armi” sempre costituite da studio e ricerca. Già in passato si discusse sull’intento della modifica della toponomastica stradale in riferimento all’attuale “stradina” a memoria dell’insigne storica, forse, non bastevole per darle il dovuto riconoscimento. Emilia Zinzi, ha rappresentato quelle fondamenta basilari che costituiscono per le nuove generazioni una forte componente per il futuro della Calabria. Da lei, si potrebbe apprendere quanto il “valore” delle cose sia riconoscibile, da poter individuare anche in una semplice strada che ne dia però l’appropriata entità.