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È nata un’antenna a Santo Janni

Appello di un gruppo di genitori al sindaco e al prefetto

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Riceviamo e pubblichiamo

“Ma dammi la mano e torna vicino, Può nascere un fiore nel nostro giardino…”, cosi recita la nota canzone A Mano A Mano del compianto Rino Gaetano. Invece da qualche giorno, noi mamme proviamo a spiegare ai nostri bambini che, nel prato che tutti ammiravamo per la bellezza ed il profumo dei fiori che a partire dal mese di marzo lo adornavano, è nata una SUPER ANTENNA. SUPER non con riferimento ai loro eroi preferiti, ma per le sue dimensioni. SUPER per il suo impatto rispetto all’ambiente circostante. SUPER in quanto batte ogni record in merito alla distanza dalle case e dalle loro camerette.

Siamo preoccupate e indignate e scriviamo questa lettera in quanto ci sentiamo come delle naufraghe alle quali non resta che affidare la loro salvezza alle onde del mare. Il risveglio del lunedì mattina non è mai piacevole, ancor meno lo è stato quello di lunedì 1 marzo, quando affacciandoci dai nostri balconi abbiamo scorto operai e mezzi che nel giro di circa due ore hanno installato un’antenna ripetitore a meno di 70 metri dalle case, a ridosso della principale via di collegamento al quartiere.

Siamo molto preoccupate per la salute dei nostri figli, ai quali abbiamo finora cercato di garantire un ambiente sano, libero da ogni forma di inquinamento. Santo Janni era rimasto uno dei pochi quartieri in cui si respirava ancora aria di libertà, un polmone verde, un luogo sicuro, oggi distrutto da interessi economici privati.  Per questo motivo abbiamo deciso di unire le nostre forze per urlare a gran voce: PERCHÉ? Chi ha concesso questa autorizzazione? Chi ha permesso che una tale installazione fosse fatta in un centro residenziale dove vivono bambini, anziani e malati? Chi ha valutato l’impatto ambientale? Chi avrebbe dovuto informarci e non lo ha fatto?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte affermato che anche in assenza di certezza sulla nocività e sui rischi, occorre sempre agire secondo “il principio di cautela” ed in modo conservativo. Pertanto, ci chiediamo: dove è finito il criterio di agire secondo cautela? Il futuro dei bambini non conta più niente? Contano solo i soldi? Perché non è stato avviato un confronto con i residenti?

I nostri cuori di mamme non vogliono cedere alla rassegnazione, continueremo a lottare con convinzione per tutelare i diritti dei nostri figli e chiediamo al Sindaco Sergio Abramo ed al Prefetto nella persona della dott.ssa Maria Teresa Cucinotta di perorare la nostra causa, aiutandoci ad offrire un futuro migliore al nostro territorio.

Felicia Lia

Maria Elena Mirarchi

Maria Montesano

Rita Montesano

Angela Morea

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