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Eugenio Riccio: sulla risposta al Covid sbagliano tutti, Sindaco, Asp e Comitato per la sicurezza

Il consigliere comunale sulla risposta istituzionale alla pandemia

Nei giorni scorsi il consigliere comunale Eugenio Riccio è stato ascoltato in procura in merito agli esposti da lui prodotti sulla scorta dei numerosi interventi svolti negli ultimi mesi in merito alla gestione dell’epidemia da Covid per quanto concerne le competenze cittadine, in capo soprattutto al Comune e all’Azienda sanitaria provinciale. Gli interventi di Riccio, tutti pubblici, sono stati effettuati sia in Consiglio che sui mezzi di comunicazione, anche social, con una peculiarità: mettersi dalla parte del cittadino, dell’utente, della famiglia, alle prese con il problema improvviso della positività al Covid o soltanto con il timore o la preoccupazione di essa. Il sostanziale non recepimento delle sue istanze, mentre non lo ha per nulla fiaccato, lo ha ulteriormente rinvigorito nelle critiche al sistema di prevenzione, tracciamento, e comunicativo che gira intorno all’epidemia, e che ha come ultimi anelli della catena di comando appunto Comune e Asp. Con un ultimo bersaglio suggeritogli dall’esito della riunione di ieri in prefettura del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Il sindaco e l’ordinanza sui locali pubblici
“Con l’ultima ordinanza sui ristoratori – afferma Riccio – il sindaco Abramo dimostra non solo di non avere capito il problema, ma anche di non avere il polso di quanto succede nella sua città. Colpire i ristoratori, i baristi, dicendo loro: state attenti che vi riteniamo colpevoli di quanto succede davanti al vostro locale, non solo colpisce duramente una categoria tra le più fiaccate dalla crisi, ma mette in capo a loro responsabilità che non hanno. A dispetto della negatività che traspare dall’ordinanza, i ristoratori nel 99 per cento dei casi rispettano tutte le norme. Chiunque è andato negli ultimi tempi al ristorante lo sa. Che poi ci sia chi rimane aperto dopo le 18, non lo discuto. Ma si intervenga su chi trasgredisce, non su tutti. La verità è che manca la prevenzione, come invece succede in quasi tutte le città d’Italia. A Roma, la Raggi ogni giorno pubblica le foto della Polizia locale che presidia i posti dove ci sono assembramenti. Qui misure di prevenzione zero e mancano i controlli. Nelle riunioni in prefettura, il sindaco ha parlato di questo? Gli assembramenti sono sul Lungomare, sono al Parco dell’Agraria. Il sindaco sembra muoversi sulla scia dei social. Ed esce con le ordinanze invece di prevenire e controllare”.

L’Ufficio di prevenzione dell’Asp
“Peggio del sindaco in città
– rincara la dose Eugenio Riccio – c’è solo l’Ufficio di prevenzione dell’Asp. Come si è capito dopo quello che è successo nell’ultimo fine settimana con le scuole in difficoltà e il dipartimento di prevenzione dell’Asp chiuso. Per cui le scuole hanno dovuto fare riferimento su una gentile dottoressa che da casa deve coordinare un’eventuale emergenza sanitaria. Ma si può affrontare un’emergenza da casa? É veramente pazzesco. Il sindaco per chiudere una scuola deve avere la certificazione di un caso di positività, se gli uffici sono chiusi la certificazione certo non arriva. Allora deve intervenire la preside a promuovere la didattica a distanza. Il sistema non funziona e il sindaco che cosa fa? Perché non alza la voce nei confronti dell’Asp, perché non alza la voce nei confronti dei commissari, perché questa città deve ancora subire il pressappochismo di questi uffici, perché? Non è possibile che l’Asp non si doti di una piattaforma informatica pur essendo disponibili milioni di euro per il Covid, incapace finanche di chiedere a una azienda la piattaforma, che serve per la tracciabilità, per richiedere i tamponi, per i dati aggiornati, per la cartella informatica, evitando così di dover chiamare l’amico per sapere se sei positivo o negativo. Il problema è che usare la piattaforma è come mandare una pec, tutto è tracciato. Ci vorrebbe anche un’indagine su questi medici reperibili che i cittadini non riescono mai a trovare. Il cittadino al fine settimana se ha bisogno, a chi si deve rivolgere? È normale che in piena pandemia un cittadino sia allo sbando e non sappia a chi rivolgersi?”.

Le riunioni in prefettura
“Ma leggiamo la nota che riferisce sull’esito della riunione in prefettura del Comitato provinciale sull’ordine e la sicurezza – si infervora Eugenio Riccio -. Si ripetono stancamente cose già risapute e su cui bastano le informazioni generali in possesso di tutti, e si ribadiscono all’infinito i divieti vari. Ma in che mondo vivono? Lo sanno che ci sono centinaia di mamme preoccupate per l’esito dei tamponi, eseguiti sui loro figli nelle scuole per l’infanzia, che non arriva mentre l’Asp non è stata neanche capace di organizzare un’unità di crisi che si prenda la briga di una telefonata. Alla scuola Vivaldi a Lido hanno fatto 200 tamponi, nessuno ha saputo niente. Poi, ancora, su viale Isonzo, sul focolaio che lì insiste, si può conoscere il dato reale? La zona va chiusa, si deve istituire una piccola zona rossa. Il prefetto può rassicurare le famiglie, considerato che il sindaco su questo fronte è decontestualizzato? C’è un deficit di comunicazione pazzesco”.

La solidarietà nei salotti
“A Catanzaro – affonda infine il consigliere Riccio – esiste una sorta di solidarietà tra i salotti, in cui ci si riunisce e si fa accademia. I problemi veri vengono demandati ad altri. Per esempio, e anche su questo sono stato ascoltato in procura: abbiamo avuto oltre mille casi di Covid in città, e a oggi non sappiamo che fina abbia fatto la spazzatura contaminata di queste persone. Non sappiamo quindi se questa spazzatura abbia contribuito a espandere l’epidemia. Visto che questa spazzatura è stata da qualche parte buttata e ritirata, e visto che il commissario Longo ha sostenuto in una lettera inviata all’Asp che deve essere l’Asp a raccogliere questa spazzatura. Ci sono eventuali reati di epidemia colposa? O si deve semplicemente fare leva sull’incapacità delle strutture di comando commissariali? È possibile in questa situazione navigare a vista, alzarsi la mattina e dire che la colpa è dei ristoratori?”.