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I ‘genitori in rete’ tornano sul piede di guerra: ‘No alla Dad’

I cartelli fuori dai balconi: 'Questa casa non è una scuola'

“Le regole che valgono in tutta Italia, non valgono in Calabria. Ancora una volta scuole chiuse in zona gialla, con una delle densità di contagio più basse d’Italia, mentre tutte le attività produttive sono aperte. Ancora una volta i diritti delle giovani generazioni negati e le famiglie calabresi messe in enorme difficoltà, mentre il piano vaccinale in Calabria presenta falle e forti rallentamenti”. Ad affermarlo sono i ‘genitori in rete’ del Coordinamento Genima, ancora una volta sul piede di guerra contro le decisioni assunte dal presidente della Regione Spirlì riguardo alle scuole.

Subito il ritiro delle ordinanze che non tengono conto delle leggi e dei dati nazionali. Non ci fermiamo e siamo già in mobilitazione! Partecipate anche voi con un cartello dal vostro balcone!” Ad affermarlo sono i ‘genitori in rete’ del Coordinamento Ge. mi. na., ancora una volta sul piede di guerra contro le decisioni assunte dal presidente della Regione Spirlì riguardo alle scuole.

L’associazione Genitori in Retefa sapere poi nei dettagli in un comunicato stampa –  si associa ai tanti sindaci calabresi e ai sindacati della scuola nel non condividere la scelta del Presidente della Regione Calabria Nino Spirlì di chiudere le scuole. Come genitori siamo certo preoccupati per la circolazione delle varianti, ma guardiamo i dati tecnico-scientifici provenienti dalle Autorità nazionali preposte e le indicazioni precise dell’ultimo Dpcm.

Ci dispiace constatare nuovamente una presa di posizione ideologica sul tema scuola, visto che le attività didattiche in presenza vengono interrotte mentre la Calabria è in zona gialla con una delle densità di contagio più basse d’Italia.

 

Ricordiamo al Presidente facente funzioni della Regione Calabria che l’ultimo Dpcm prevede che in zona gialla le chiusure sono consentite in quelle aree dove siano già state adottate misure più stringenti per via della gravità delle varianti, ma non ci risulta che abbia preso provvedimenti per limitare o chiudere attività produttive e altre attività.

Il suo – affermano dal coordinamento dei genitori in rete – sembra essere un chiodo fisso, che tenta di nascondere le grandi lacune su un piano vaccinale che non decolla e che lascia la Calabria ultima in Italia. Siamo ben lontani anche dagli altri parametri stabiliti nel Dpcm con riferimento ai 250 contagi ogni 100.000 abitanti per 7 giorni o all’eccezionale peggioramento del quadro epidemiologico. Per queste ragioni non sono giustificabili le scelte operate da Spirlì, pur tenendo conto che va tenuta alta l’attenzione sull’evoluzione della situazione dei contagi e sui comportamenti individuali e collettivi da tenere.

L’integrazione poi della prima ordinanza di chiusura con quella che prevede la chiusura delle scuole dell’infanzia è la ciliegina sulla torta. Il Presidente non ha tenuto conto delle Leggi nazionali sul sistema integrato dei servizi educativi 0-6 anni, lasciando aperti nidi e chiudendo le scuole dell’infanzia, per cui la dad diventa difficile da applicare sia dal punto di vista dattico-pedagogico che logistico.

Il presidente Spirlì – concludono – chiude le scuole ma non stanzia fondi regionali per le famiglie in difficoltà nella conciliazione lavoro-famiglia. Chiediamo il ritiro immediato delle ordinanze e l’attenzione massima da parte dei Ministeri competenti affinché le giovani generazioni e le famiglie calabresi non siano discriminate nei diritti. A questo proposito abbiamo lanciato una campagna con striscioni dai balconi e diffusione sui social”.