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La saga dei precari legge 12

Mercoledì arriva in Consiglio regionale l’ultimo provvedimento della discordia che interessa 209 lavoratori degli enti subregionali. L’amaro sfogo del delegato Cisal Gianluca Persico

Mercoledì 10 marzo approda nell’aula del Consiglio regionale la proposta di legge, primo firmatario Vito Pitaro e sottoscrizione di tutti i capigruppo la proposta di legge recante: “Misure straordinarie ed urgenti tese al progressivo superamento del precariato storico”. La proposta di legge la proposta di legge stabilizza i precari ex legge 12, 209 lavoratori già in servizio negli enti sub regionali Field, Calabria Etica e Fondazione Calabresi nel Mondo. Per essere precisi, questo è quanto sembrava pacifico fino a qualche giorno fa. Prima che da diverse fonti, prima giornalistiche e successivamente politiche e sindacali si ponessero ultimi e pesanti interrogativi sul punto in discussione. Quasi tutti, con esclusione dei giustizialisti a oltranza e dei giacobini di immacolata purezza, riconoscono la necessità di sanare una situazione incresciosa che non fa onore all’ente pubblico regionale per eccellenza.

Purtroppo non rendono agevoli gli ultimi passi del lungo iter alcune circostanze, insieme di metodo e di sostanza. Prima questione: si può considerare “ordinaria amministrazione” l’approvazione di un provvedimento che nella sua ormai riconosciuta storicità non può nemmeno ammantarsi della veste dell’urgenza? L’essere poi, il provvedimento, scivolato lungo l’asse inclinato dello scaricabarile, partendo dal primigenio input di giunta – si è dichiarato impossibilitato a operare persino il presidente ff  Nino Spirlì – per essere infine assegnato alla responsabilità dell’iniziativa consiliare, ne conferma la difficoltà d’impianto, passato già più volte sotto la lente dei diversi dipartimenti interessati (presidenza, bilancio, personale) e faticosamente approvato alle commissioni consiliari di competenza. Altro inciampo è quello di ordine cronologico: siamo orami in campagna elettorale permanente, ogni provvedimento può essere letto con le lenti del favoritismo, di chi propone e di chi non può decisamente opporsi per mero rendiconto di consenso.

Infine, i lavoratori hanno prestato la loro opera nei famigerati enti subregionali in house più volte colpite da provvedimenti giudiziari, alcuni ancora lontani dall’essere esauriti. Tutti argomenti variamente declinati ieri da Sergio Rizzo, il co-inventore della fortunata sagra de “La Casta” che, su Repubblica si è interessato della vicenda, riportando quanto del resto già apparso sull’informazione regionale, anche con maggiore precisione nei particolari, con nome e cognome, in riferimento a quelli che Rizzo definisce genericamente “Parenti e amici da sistemare” nella Calabria che “regala posti ai precari”. Il problema è che, accanto ai quattro o cinque nominativi indicati, c’è tutta la restante schiera di lavoratori che non hanno fatto mancare il loro rincrescimento, ricordando, si legge in un loro Comitato, di essere stati “selezionati a seguito di regolari procedure ad evidenza pubblica, il cui iter dura oramai da 7 lunghi anni e ha attraversato ben tre legislature regionali”.

Risultato immediato di tanta buona stampa è stato lo sfilarsi prima dei capigruppo consiliari dell’opposizione, che hanno richiesto maggiori approfondimenti normativi, e poi i distinguo dei sindacati confederali che in una nota, nel preannunciare l’ennesima manifestazione alla Cittadella, ricordano che “a lavoratori che attendono da anni il giusto riconoscimento per un impegno al servizio dei cittadini calabresi non si danno risposte con manovre da campagna elettorale”.
A questi ultimi ripensamenti si è rivolto con nota di sfogo Gianluca Persico, delegato della segreteria del sindacato Cisal che scrive: “Mi ero ripromesso di tenere un profilo basso, per evitare ulteriori polemiche sollevate ad arte e con un tempismo perfetto, rispetto alla vicenda legata ai lavoratori ex Legge 12, ma dopo tutte le allusioni e le imprecisioni dette, su questo bacino di precari, l’ultimo bacino di lavoratori precari rimasto, non riesco veramente più a stare zitto. Come al solito, mi assumo la piena responsabilità di quello che dico, scrivo o firmo. Sottolineo quest’ultimo passaggio, perché nelle tante esternazioni di questi ultimi giorni, articoli, comunicati stampa, ho letto tutto e il contrario di tutto. In primis, la classe politica, maggioranza e opposizione, che ha seguito degli articoli apparsi ultimamente, su alcune testate giornalistiche locali e nazionali, sembra abbiano avuto tentennamenti o ripensamenti sul loro operato. Allora vi chiedo, basta un articolo su un quotidiano a farvi cambiare idea?

Se così fosse, allora ben venga il giornalista che ha scoperchiato questo malaffare. I miei colleghi delle altre sigle sindacali, giusto oggi hanno sollevato il problema sulla bontà e la qualità della norma, sinceramente quasi a prendere le distanze e chiedere alla politica di fare chiarezza? Ma non avete fatto incontri anche voi, insieme a me, avete firmato verbali con i colleghi delle categorie, non avete chiesto anche ultimamente di andare avanti e chiudere con la procedura? Tutti abbiamo partecipato e chiesto di andare avanti… Anche a voi il giornalista ha fatto avere ripensamenti? I giornalisti che alludono a procedure poco chiare o fatte per motivi elettorali, sanno realmente come sono stati fatti tutti i passaggi e tutte le procedure, o fanno accenni a procedure poco chiare perché un articolo scandalistico è più letto e vende più copie? Faccio questo preambolo, perché voglio ribadire, mettendoci la faccia come sempre faccio, che questa procedura non ha nessun lato nascosto o poco chiaro. Si tratta di una applicazione del D.lgs. 101/2013 e della Legge Madia, alla quale sono susseguite una legge regionale nel 2014 ‘Indirizzi volti a favorire il superamento del precariato’, una interpretazione autentica sempre nel 2014, oltre a tutti i decreti pubblici di elenchi, posti sotto la lente di ingrandimento, tre volte da enti diversi, persino l’Agenzia delle Entrate, in ultimo il TAR Calabria.

Se qualcosa non era troppo chiara, non erano gli enti preposti a dover sollevare l’eventuale problematica? Non hanno più mezzi di quelli che può ‘ricevere’ un giornale in cui, guarda caso, in 7 anni non ho letto un solo articolo di sollecitazione per sbloccare questa vertenza, mentre oggi si scatena e vuole vederci chiaro. Tutto questo scoppia dopo l’ultima riunione dei capigruppo, che finalmente sblocca un percorso fermo da 7 lunghi anni, si potrebbe scrivere anche allora contro i comuni che hanno stabilizzato gli LSU, contro il Ministero che stabilizza i docenti! A voler pensare male, potrei anche pensare che qualcuno non voglia portare a termine il procedimento, e stia fomentando l’opinione pubblica per suscitare tanto clamore e per non fare avere meriti a chi, maggioranza e opposizione, in questo momento, dovrebbero avere il coraggio di non farsi intimidire da un articolo e passare per quello che è stato beccato con le mani nella marmellata, ma tiri fuori gli attributi e completi questo iter una volta per tutte. Altrimenti si che, anche io dubiterei che un giornale ha scoperchiato l’ennesimo malaffare che si stava perpetrando in Calabria. Assumetevi dunque, tutti il coraggio di fare delle scelte, così come io mi sono assunto le mie, firmando verbali in tutte le riunioni fatte in questi anni, per la vicenda di questi lavoratori, senza rimpalli di responsabilità tra tizio e caio, ognuno per le proprie responsabilità, faccia il suo lavoro.

Siamo di fronte ad un bivio – conclude Gianluca Persico della Cisal – ora o dite chiaramente che non è legale quello che stavate per portare in Consiglio Regionale e fate un passo indietro, avallando le ragioni di chi vi ha scoperto, o tirate fuori gli attributi, tutti, politica e parti sociali e andiamo avanti, dimostrando la piena trasparenza di quello che si sta facendo per chiudere l’ultima fetta di precariato rimasta in Calabria”.