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Vitambiente, rivedere le politiche attive di valorizzazione e preservazione delle donne in tutti i contesti sociali

Rivedere complessivamente il principio di pari opportunità e affrontare le problematiche sociali derivanti l’integrazione di un sistema equo di accesso al lavoro dovrebbe essere l’obiettivo delle politiche di ogni amministrazione, governo

 

Oggi 8 marzo come ogni anno si celebra la festa della donna, ormai diventata un rito di consumismo più che di riflessione del significato recondito che essa rappresenta. Ebbene ricordare che la festa delle donne si celebra ogni 8 marzo perché in un incendio nella fabbrica di New York Triangle Shirtwaist Company, che produceva le camicette alla moda di quel tempo, le cosiddette shirtwaist in cui lavoravano nella maggior parte donne lavoratrici sono morte. Il triste episodio avvenne proprio l’8 marzo del 1908. E’ quanto si legge in un comunicato di Vitambiente a firma del presidente Pietro Marino. 

Pare che nei pressi della fabbrica era presente un albero di mimose che è una pianta originaria dell’Australia, in Europa ha trovato il clima ideale per crescere e svilupparsi. I suoi rami sbocciano a fine inverno e con il loro colore giallo paglierino smorzano all’istante il grigiore dell’inverno per portare l’allegria della primavera. La Fabbrica occupava circa 500 lavoratori, la maggior parte giovani donne immigrate dalla Germania, dall’Italia e dall’Europa dell’est. Alcune donne avevano 12 o 13 anni e facevano turni di 14 ore per una settimana lavorativa che andava dalle 60 ore alle 72 ore. Pauline Newman, una lavoratrice della fabbrica, dichiarava che il salario medio per le lavoratrici andava dai 6 ai 7 dollari la settimana. Oggi le tematiche dello sfruttamento lavorativo, sono di stringente attualità.

Rivedere complessivamente il principio di pari opportunità e affrontare le problematiche sociali derivanti l’integrazione di un sistema equo di accesso al lavoro dovrebbe essere l’obiettivo delle politiche di ogni amministrazione, governo. Noi di Vitambiente ci auguriamo che proprio in funzione delle problematiche economico sociali acuitesi con la pandemia si possano rivedere le politiche attive di valorizzazione e preservazione delle donne in tutti i contesti sociali, che rimane indispensabile per un serio e concreto progresso civile delle comunità locali.