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I Quartieri: “La pratica sui chioschi la porteremo in Procura”

Cardamone darà le sue spiegazioni ai magistrati

La vicenda dei chioschi e la richiesta del ritiro della pratica per come indicato da tre commissioni riunite in seduta comune, su richiesta del consigliere Antonio Corsi, è l’unica azione politica sensata, perché questo non è un atto di buona amministrazione: resta l’ennesimo assalto alla diligenza che l’assessore Cardamone cerca di nascondere.
Usare l’aggettivo “omertoso” per indicare eventuali responsabilità che sono all’interno della maggioranza comunale è assolutamente indecoroso per quell’immagine dell’Ente comunale ormai ai minimi termini, perché offre ai cittadini quello che è il vero quadro di una situazione comatosa che crea danni inenarrabili per il futuro di questa città. E’ quanto si legge in un comunicato stampa dell’associazione I Quartieri a firma del presidente Alfredo Serrao.

Le motivazioni “politiche” dell’assessore Cardamone sono elementari e politicamente pericolose, perché non hanno sostenibilità e perché impediscono l’autodeterminazione libera dei singoli consiglieri comunali, che possono cambiare idea e rapportarsi diversamente ad una pratica, forse prima valutata diversamente. O forse non è così?
E’ lo stesso assessore al Patrimonio Cardamone che nella sua nota del 20.03.2021 inviata agli stessi consiglieri e ad alcuni presidenti di commissione consiliare, ricordava che: “La commissione ha ricevuto, per le vie brevi, la proposta di un cittadino titolare di una concessione di un chiosco adibito a vendita di giornali. In relazione alla richiesta, la volontà della commissione è di garantire al massimo le iniziative economico commerciali restando presupposti necessari la pubblica utilità e il decoro urbano. Pertanto l’indirizzo nei confronti degli uffici fatte salve le prerogative di legge è di valutare caso per caso la possibilità di variare l’attività dei chioschi basandosi sui presupposti prima citati”.

Quindi l’iniziativa degli uffici e l’indirizzo cosiddetto politico- prosegue Serrao –  che rivendica con veemenza l’assessore Cardamone, nasce dalla richiesta di un “singolo” cittadino peraltro per le vie brevi, a voce? Quale è stato l’approccio del singolo cittadino con l’Amministrazione comunale? E’ stato un rapporto ed una richiesta avanzata in modo personale? Ed ancora, non ci sembra che l’indirizzo della commissione sia stato quello che poi troviamo nella proposta di modifica regolamentare: “In particolare sarà possibile realizzare all’interno dei chioschi, come definiti dall’art. 42, attività commerciali e di somministrazione compatibili con tali strutture (ad es. somministrazione e vendita di prodotti alimentari e bevande, produzione e vendita di generi di gastronomia; vendita e consumo di frutta e verdura; vendita di fiori; vendita di giornali/riviste; vendita di altri prodotti non alimentari, etc. ), e/o modificarne la destinazione commerciale su richiesta del concedente…”
Francamente non si era mai visto che un interesse collettivo potesse nascere dal bisogno o interesse di un singolo…ma, quand’anche fosse non si può determinare in una specie di condono con cambio di destinazione d’uso, senza tenere conto di un piano generale e di tributi non riscossi. Siamo ampiamente nel terreno pericoloso dei reati amministrativi e del danno erariale, quello grande come un grattacielo.

Ecco perché parlare di agguati e di aver lasciato l’assessore Cardamone – volontariamente – con il cerino in mano appare a noi una semplificazione, perché l’assessore ha ancora in mano un falò che rischia di propagarsi in un incendio diffuso, se come faremo chiederemo tramite un legittimo esposto a tutela dell’interesse diffuso dei cittadini, alla Magistratura locale di valutare gli atti e la bontà delle affermazioni politiche ed amministrative di Cardamone e della dirigenza del settore Patrimonio.
Per concludere ci sembra che altri esponenti della maggioranza, che oggi per volere di Cardamone e di una nuova strategia del suo gruppo che è diventato una cappa sulla città, nelle loro dichiarazioni postume non abbiano parlato di condoni, di variazioni di destinazioni, di interessi privati del singolo, come dichiarava il 27 febbraio 2020 il consigliere Filippo Mancuso: “Come ho avuto modo di ribadire nell’ultima seduta del Consiglio comunale, è necessario che il settore Patrimonio valuti, al più presto, la possibilità di avviare le procedure amministrative più adeguate onde evitare che numerose strutture non solo rimangano inutilizzate pur occupando il suolo pubblico, ma deturpino anche l’immagine di alcuni luoghi della città. Non si può consentire che, oltre al danno, ci sia la beffa che chioschi abbandonati diventino dei ricettacoli di immondizia e degrado. Se non è possibile per la casse comunali incamerare gli oneri concessori in capo ai privati, l’ente dovrebbe attivarsi per valutarne l’acquisizione nel suo patrimonio al fine di destinarli a servizi di utilità per i cittadini”.

C’è dunque qualche differenza fra servizi di pubblica utilità ed interesse del privato cittadino, magari amico(?) della politica politicante. E’ chiaro che l’atto di indirizzo licenziato dalla Giunta comunale, come ci ricorda Cardamone, è un’altra fetecchia borderline in termini di trasparenza e di legalità. Un altro atto politicamente ed amministrativamente addomesticato, che diventerà per nostra iniziativa altro tema di attenzione della Procura di Catanzaro.