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Focolaio al carcere, il sindacato di polizia penitenziaria invoca i vaccini

"Siamo ad aprile, ma soffermandoci sulla popolazione ristretta sono stati vaccinati solamente 5886 detenuti su 54 mila"

“Casa Circondariale di Catanzaro, non si arresta il focolaio e con una situazione diventata esplosiva. Da quanto appreso dagli ultimi dati forniti dall’amministrazione è salito a quota settanta il numero dei detenuti contagiati, per due dei quali si è dovuti ricorre al ricovero ospedaliero, mentre i Poliziotti Penitenziari positivi sono diciassette”. A darne notizia è Aldo Di Giacomo segretario generale del sindacato di Polizia Penitenziaria S.PP.: “La parola d’ordine è ‘vaccinare’! La campagna vaccinale va assolutamente velocizzata nelle carceri di tutto il territorio nazionale cosicché, al pari di quanto accaduto nelle RSA, possa essere ridotto e arginato il pericolo di ulteriori focolai”.

“Siamo ad aprile, ma soffermandoci sulla popolazione ristretta sono stati vaccinati solamente 5886 detenuti su 54.000, mentre il totale dei Poliziotti Penitenziari avviati alla vaccinazione è di 14916. Al fine di minimizzare i tempi e provare a recupere il notevole ritardo, sarebbe opportuno somministrare Johnson & Johnson di cui per l’immunità è prevista una sola somministrazione rispetto ad AstraZeneca che prevede due iniezioni.” – continua Di Giacomo .

“Soffermandoci sulla Casa Circondariale di Catanzaro è necessario monitorare costantemente l’andamento dei contagi mediante esecuzione di tamponi molecolari, ripetuti a distanza di tempo, sia per il personale che per la popolazione ristretta e dotare il Personale di ogni DPI”.

“Vista l’esplosività del focolaio potrebbero iniziare a mancare i posti in isolamento sanitario dunque pare opportuno, così come è avvenuto ed avviene in altri istituti penitenziari, valutare la possibilità di uno sfollamento al fine di contenere i contagi e salvaguardare sia coloro che non sono stati contagiati e sia la comunità esterna alle mura del carcere. Ad ogni modo se il piano vaccinale non viene portato avanti in modo più rapido nelle carceri, il rischio contagi potrebbe sfociare in ulteriori e gravissimi pregiudizi all’incolumità dei detenuti, dei Poliziotti e di quanti vengono in contatto con chi a qualsivoglia titolo vi faccia ingresso.”