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Dichiarato inabile al lavoro non può andare in pensione per colpa della burocrazia. Domani l’estrema protesta di Michele

L'uomo inizierà lo sciopero della fame, rifiuterà le medicine salvavita e si incatenerà davanti al Comune

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Una grave forma di diabete. Di quelle invalidanti. Le cure e poi l’operazione e la peggiore delle diagnosi. Amputazione del piede. Mesi di ospedale e riabilitazione, il ritorno alla vita, con tutte le difficoltà che questa condizione comporta. E alla fine l’amara sorpresa.

Michele Reggio, dipendente comunale all’ufficio politiche sociali, già dichiarato inabile al lavoro da una commissione Inps, alla fine del periodo di malattia, dopo la quale sarebbe dovuto tornare in ufficio se solo le condizioni non fossero quelle che sono, per una sorta di pastoie burocratiche, non solo dovrà utilizzare tutti i giorni di ferie che gli sono rimasti per continuare a rimanere a casa, ma non potrà neanche andare in pensione per l’inabilità già certificata, perché le amministrazioni competenti, Asp e Comune di Catanzaro, non hanno dialogato tra di loro.

Per una Pec non aperta…

O, per dirla così come è stata detta a lui “Non hanno aperto la pec”. E così Michele non solo sta perdendo giorni preziosi ma anche soldi. A marzo infatti l’Asp, che avrebbe già dovuto ricevere dal Comune il carteggio al fine di avviare le procedure perché la competente commissione si riunisse e decretasse la messa in quiescenza di Michele, scrive a Palazzo De Nobili, ma nessuno risponde. Allora è Michele a mettersi al telefono per interloquire con quelli che in fondo sono i suoi colleghi e la risposta è stata “Non abbiamo aperto la pec”.

La protesta estrema di Michele

Da domani Michele inizierà lo sciopero della fame, rifiutando l’insulina e incatenandosi davanti al Comune, se nel giro di 24 ore la sua situazione non troverà una definizione.

Perché di burocrazia si può anche morire.

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