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Gettonopoli, le motivazioni per le archiviazioni piene di Battaglia, Bosco, Fiorita e Riccio

Per nessuno degli indagati le prove raccolte sarebbero state piene

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Sono 13 le pagine che compongono la richiesta di archiviazione per Eugenio Riccio, Gianmichele Bosco, Nicola Fiorita e Demetrio Battaglia nella vicenda Gettonopoli. Dopo un’ampia premessa, nella quale il Pm sottolinea le motivazioni dell’indagine non mancando di sottolineare alcune mancanze del Comune, il sostituto Mandolfino analizza le varie posizioni giungendo alle conclusioni che mettono una pietra tombale sulla vicenda.

La posizione di Riccio: nessuna piena prova dell’illecito di truffa

 Eugenio Riccio, (difeso da Antonio Lomonaco),  sebbene non sempre presente alle riunioni per l’intero  arco della loro durata effettiva, ad ogni modo tendeva a non celare la propria permanenza presso le sedute per lassi temporali eventualmente diversi ed inferiori rispetto a quelli di formale apertura e chiusura delle riunioni. Ed, ad ogni modo, successivamente alla notifica dell’avviso ex art. 415 bis c.p.p., Riccio  riusciva tendenzialmente a dare atto della non irrilevanza della propria presenza alle sedute di commissione, ciò che impedisce di ritenere raggiunta piena prova dell’illecito di truffa finalizzato all’ indebito conseguimento dei gettoni di presenza.

La posizione di Gianmichele Bosco : nessun animus truffaldino

Con riguardo alla posizione di Gianmichele Bosco (difeso da Sergio Rotundo) deve considerarsi l’impossibilità di prosecuzione dell’azione penale. Ed invero gli addebiti al medesimo mossi – già di per sé particolarmente contenuti e tali da attribuirgli una posizione assolutamente marginale nella presente indagine – risultano non provati per assenza del materiale videografico a riscontro ed in un caso smentiti dal materiale difensivo prodotto. Tali elementi vanno considerati anche unitamente ad altri dati emersi in sede di interrogatorio di Bosco e documentati in memoria difensiva, tra cui la spontanea rinuncia da parte del medesimo in un’occasione al gettone di presenza per una riunione (pur qui non contestata) alla quale egli partecipava solo per pochi minuti, così come la spontanea rinuncia da parte del Bosco ai benefits legati allo status di consigliere comunale, come il permesso di parcheggiare la propria vettura in aree riservate ai componenti del Consiglio Comunale. Insomma, alla luce di quanto sopra esposto, non si ritiene raggiunta la prova che il Bosco abbia, sia oggettivamente sia soggettivamente, partecipato alle riunioni delle commissioni di cui era componente con animus truffaldino e conseguendo denari in modo indebito.

Le posizioni di Fiorita e Battaglia: non si è formata la prova del reato e  si impone un giudizio di valore in ordine alla qualità del dato investigativo raccolto

Per  Fiorita e Battaglia (difesi da Danilo Iannello e Amedeo Bianco) , chiarito  che l’ipotesi accusatoria a loro carico si fonda su dati investigativi rappresentati dai riscontri videografici confrontati con i verbali di riunione, deve valutarsi che, stando ai primi, essi risulterebbero effettivamente presenti nella stanza delle riunioni ed anche per periodi temporali oggettivamente significativi, di certo compatibili con lo svolgimento di una seduta, mentre, stando ai secondi, si dovrebbe dedurre la loro assenza dalla riunione. A questo punto si impone un giudizio di valore in ordine alla qualità del dato investigativo raccolto e, dunque, una scelta di maggiore e minore affidabilità degli uni e degli altri elementi di prova conseguiti. Inevitabile è, sic stantibus rebus, ritenere meno affidabile l’elemento di prova costituito dai verbali di riunione per le loro già esaminate caratteristiche di sommarietà, inadeguatezza e falsità. Di certo capaci di maggiore rappresentatività della realtà empirica sono i riscontri videografici, che, in fin dei conti, immortalano la presenza dei due indagati nei luoghi di interesse. Orbene, a fronte di tale rivalutazione del quadro probatorio, dal quale, appunto, occorre ritenere escluso, a questo punto, il compendio documentale dei verbali di riunione, per fare unicamente leva sui dati videografici, non può che sostenersi che i due indagati, invero, partecipavano alle riunioni e la loro presenza in seno alle sedute vada positivamente riconosciuta. Se ne deve, quindi, desumere, infine, che la prova del reato in discorso, in ordine ai due indagati, non si è formata, con conseguente impossibilità di prosecuzione dell’azione penale nei loro confronti.

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