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Pandemia: l’anno devastante dei piccoli artigiani nelle parole di un restauratore di Catanzaro

Giuseppe Ferrarello: "Un settore già precario e poco preso in considerazione dalle nuove generazioni. Difficile ripartire"

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L’artigianato è un settore che riguarda numerose piccole aziende o ditte individuali, purtroppo ultimamente anch’esse in sofferenza data dalle recenti dinamiche che hanno stravolto il panorama economico/commerciale con l’attuale pandemia, causa di molte chiusure e di guadagni sempre più esigui. Il settore “artigianato”, dunque, interessa varie categorie di cui alcune legate anche a “piccole attività” come ad esempio sarti, calzolai, idraulici, fotografi, restauratori e tante altre ancora. Molte di queste, già vulnerabili prima della pandemia, attualmente si trovano a dover fare i conti con serrate sempre più frequenti, in un contesto che resta lontano da una “normale economia” e, pertanto, doppiamente inficiate.

Fra le tante, si vorrà porre l’attenzione su alcune attività che, come si è già detto, ancor prima faticavano ad operare, le botteghe dei restauratori. Queste attività costituiscono nella loro singolarità, quasi dei “pezzi unici”, riconducendo il mestiere alla tradizione, al lavoro manuale, a quelle tecniche svolte mediante l’arte antica, quell’arte oggigiorno non da tutti apprezzata, seguendo le nuove generazioni canoni più moderni. Ciò ha reso questo lavoro ancor più problematico, aggiungendo attualmente le note difficoltà di un anno particolarmente arduo. E’ quanto sottolinea Giuseppe Ferrarello, restauratore a Catanzaro da numerosi anni, amante del suo mestiere che conduce fra mille difficoltà, incrementate, per l’appunto, dallo stato emergenziale.

Signor Ferrarello, che bilancio potrebbe fare dopo un anno di pandemia?

“E’ stato un anno veramente duro, l’emergenza ha causato una vera “desertificazione”, le possibilità di vedere dei clienti sono rare e il lavoro è praticamente a zero. Noi artigiani ci basiamo anche sulle “richieste” delle famiglie, attualmente impossibilitate ad uscire e a condurre una vita normale, da ciò la mancanza totale di quanto prima poteva rappresentare una fonte di lavoro. Si aggiunge poi la scelta di spendere i propri risparmi per la famiglia, cosa del tutto comprensibile vista la criticità del momento”.

La situazione di questo settore come si presenta?

“Il settore è purtroppo già di per sé penalizzato. L’amore per il mobilio antico non sempre trova riscontri apprezzabili, i giovani preferiscono altro e la commercializzazione diventa difficile, di conseguenza anche l’arte del restauro rimane un po’ a sé stante. La pandemia ha acutizzato le note problematiche e, se dopo la scorsa primavera ci si era un po’ ripresi, in autunno la situazione è nuovamente precipitata”.

Ci sono stati dei “ristori” di cui avete potuto godere?

“Lo scorso anno si, nella passata primavera ho potuto usufruire del “bonus”, poi più nulla. Tuttavia le utenze restano e vanno pagate ugualmente, mi riferisco a quelle del “laboratorio”, il fitto va pagato e così luce, spazzatura ed altro. Ovviamente a queste si aggiungono le spese familiari, che non possono essere dimenticate”.

Che cosa si potrebbe o, ancora meglio, si dovrebbe fare?

“Innanzitutto, avere più possibilità in campo “ristori”, allentando però quella burocrazia che sovente pone ancor di più in difficoltà per altre possibili istanze. Inoltre, il fatto di restare “aperti” a nulla può servire se tutto il resto rimane fermo. Non c’è mercato, né tantomeno richieste e di conseguenza neanche lavoro”.

Nonostante la pandemia, vede attualmente un futuro?

“La pandemia è stato un duro colpo per tutti, aggravando una situazione già di per sé precaria per una buona fetta del tessuto produttivo. La nostra è un’attività poco tenuta in conto dalle nuove generazioni, tuttavia si aspettano altre possibilità che possano rimettere in campo l’artigianato, creandone i giusti proponimenti legati ovviamente alla situazione attuale. Un’opportunità che ci aspettiamo e che speriamo di avere, per quella passione che comunque resta per il nostro lavoro realizzato con amore, ma, soprattutto, lo auspichiamo per le nostre famiglie che dobbiamo certamente sostenere”.

Una testimonianza, quella del signor Ferrarello, che identifica la situazione di molte piccole imprese ed artigiani, che, con le loro singole attività rappresentano una parte fondamentale del tessuto economico della città e dell’intera regione ed è potenzialmente dal loro patrimonio imprenditoriale che si potrà attingere e produrre le basi per una nuova rinascita. La loro “perdita” sarebbe una mancanza considerevole.

 

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