Quantcast

A Catanzaro e a Roma l’ennesima protesta dei settemila tirocinanti calabresi foto

Una delegazione ricevuta in prefettura, un’altra al ministero de Lavoro. Una vertenza che si trascina ormai da dieci anni di rinvio in rinvio

Mentre una delegazione di tirocinanti calabresi manifesta a Roma davanti al ministero del Lavoro, Agnese Barbieri e Serena Varano riferiscono agli altri trenta colleghi in attesa davanti alla Prefettura l’incontro da poco terminato: “Siamo state ricevute dal capo di gabinetto del Prefetto a cui abbiamo consegnato il documento. Ci farà sapere. Nulla di più. Secondo la prefettura, chiamare per telefono il ministero per dire che ci sono 7000 tirocinanti in attesa che siano soddisfatti i loro diritti, sarebbe stata una chiamata fatta ‘in amicizia’ e quindi senza alcun valore. La situazione è che siamo abbandonato da tutti. Qui non possiamo fare altro che attendere di essere riconvocati dal prefetto nella speranza che Saverio a Roma abbia avuto riscontro. Poi hanno detto che siamo quattro gatti. Vuol dire che la prossima volta veniamo in 7000”.

tirocinanti

Il Saverio citato è il sindacalista dell’Usb che è a capo della delegazione dei tirocinanti calabresi, i 7000 “gatti” appunto, ha portato al ministero del lavoro il documento in cui sono esposte le richieste di quanti di loro lavorano ormai da anni al Miur, nei Comuni, al Mibact, nei tribunali. In quali condizioni lo dice Agnese Barbieri, che è tirocinante al Comune di Soverato: “Abbiamo lasciato al vice prefetto un documento che spiega ancora una volta la situazione che conoscono tutti. Per la verità avevamo chiesto di interessare direttamente per telefono il presidente ff della Regione e il ministero, delucidandoli della situazione che è drammatica. Chiediamo il diritto alla contrattualizzazione che attendiamo da anni, non abbiamo né contributi né ferie né malattie né punteggi, eppure in piena pandemia stiamo lavorando negli Enti locali per mantenere i livelli essenziali delle prestazioni nella PA che altrimenti non sarebbero garantite. Il vice prefetto ha trasmesso il nostro documento a Roma e al presidente ff. Ci fornirà la ricevuta della Pec di trasmissione. Non siamo per nulla contenti delle risposte in quanto la situazione rischia di diventare davvero drammatica. Siamo in pochi perché abbiamo rispettato le normative anti Covid, ma una delegazione di nostri colleghi è a Roma, dove è ricevuta al ministero, e anche noi da Catanzaro abbiamo voluto dare il nostro contributo”.

“Ci auguriamo – ribadisce Agnese Barbieri – che questa atavica situazione, costantemente messa da parte dal governo nazionale e dai governi regionali, venga veramente presa in considerazione perché noi siamo veramente allo stremo. L’assessore Orsomarso nelle scorse settimane ha trasmesso due lettere al ministro del Lavoro perché si è reso conto che questa condizione è poco dignitosa. Non ha ricevuto risposte. Siamo qui per sollecitare un tavolo che porti la proposta della contrattualizzazione a Roma visto che ci sono i soldi del Recovery Fund che potrebbero essere destinati anche a sanare questa condizione di precariato che ormai dura da dieci anni, rappresentando l’ultimo bacino di precariato che non viene preso da nessuno in considerazione. Ci propongono per l’ennesima volta un anno di tirocinio, quando molti di noi hanno più di 50 anni. Per questo tirocinio, si deve sapere, ci viene corrisposta una indennità di 500 euro al mese rendicontata ogni due mesi e pagata ogni tre. Per 80 ore di lavoro nero all’interno degli enti questo compenso ci viene pure tassato e si cumula e molti colleghi che hanno famiglia numerosa si sono visti respingere anche l’accesso al reddito di cittadinanza per cui dovrebbero campare attraverso la Caritas. È una situazione che è veramente disumana. La Calabria deve sapere, in piena pandemia siamo degli eroi, perché oltre ai sanitari e alle forze dell’ordine siamo gli unici ad avere lavorato sempre e comunque”.

La prospettiva per i tirocinanti potrebbe passare attraverso le maglie della legge Madia, oppure per una riserva consistente in concorsi nei quali venga tenuto conto del loro servizio già reso. Le risposte che hanno finora avuto tendono invece verso il loro dirottamento verso il privato incentivato con sgravi appositi. Prospettiva che non incontra molto favore, anche in considerazione dei trascorsi lavorativi di molti li loro. “La mia storia di precariato – racconta Barbieri – è iniziata nel 2009 quando la nostra azienda ha chiuso i battenti. Poi siamo stati in cassa integrazione in deroga, abbiamo svolto le politiche attive obbligatorie per 250 euro al mese e dal 2016, da quando è in vigore l’accordo Poletti, non ci è stata più corrisposta la mobilità in deroga e i fondi sono stati dirottati sulle politiche attive, cioè su questo tirocinio che è lavoro vero in nero. Molti sindaci hanno anche fatto delibere per chiedere da parte loro la contrattualizzazione, una situazione dignitosa per noi lavoratori che ogni giorno sopperiamo a grave carenza di personale. Ci sono comuni dove un solo dipendente dovrebbe garantire 28 comuni”.