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Istituti di vigilanza allo stremo chiedono chiarezza. La Sicurtransport intanto nomina un avvocato catanzarese al posto “dell’infedele” D’Alessandro

Al centro dell'attenzione alcuni appalti affidati senza evidenza pubblica

Sono allo stremo gli istituti di vigilanza della Calabria. Una sorta di imbuto si è creato nelle loro attività. La crisi, ma anche la burocrazia che, in un comparto così delicato, legittimamente ovviamente,  passa al setaccio ogni loro azione, ogni loro contratto, ogni singolo dipendente.

Non è la legge che vogliono eludere gli istituti di vigilanza, anzi, è proprio in nome del rispetto della legge e anche in fondo della giusta concorrenza che chiedono interventi specifici. Chiedono chiarezza.

I titolari degli istituti di vigilanza chiedono chiarezza agli enti preposti

Chiarezza su quegli appalti dati in maniera diretta, senza procedure di evidenza pubblica. Chiarezza per capire cosa accade. Anche alla luce delle notizie di cronaca che si susseguono e che legano con un filo rosso la Calabria ad altre regioni d’Italia. Le inchieste del Procuratore capo Nicola Gratteri a quelle dei colleghi ad esempio della Sicilia. I personaggi, i cui nomi abbiamo imparato a leggere in questi mesi, alla decisione di collaborare del boss che, a tutti gli effetti, è riconosciuto come capo incontrastato della malavita Jonica, Nicolino Grande Aracri. I servitori infedeli dello Stato a quelle storture a cui si assiste spesso in maniera inspiegabile.

E se, alcuni fatti accaduti oltre lo stretto, siano già il frutto delle parole di “mano di Gomma” è troppo presto per dirlo. E probabilmente nessuno lo confermerà mai. La decisione di Grande Aracri di collaborare non è certo databile al giorno in cui è stata resa pubblica dalla stampa, potrebbe essere iniziata molto prima e aver dato degli spunti importanti.

Basso Profilo, il patron della Sicurtrasport e il finanziere infedele

Fatto sta che nell’inchiesta Basso Profilo risulta indagato anche il patron della Sicurtrasport Luciano Basile.

La vicenda è nota ed è balzata agli onori della cronaca nazionale. A mettere nei guai Basile, indagato per traffico di influenze illecite, l’ex maresciallo della Guardia di Finanza Ercole D’Alessandro, finito in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Fra gli storici del Goa di Catanzaro, per anni “Ercolino” è stato – almeno ufficialmente – in prima linea nella lotta al narcotraffico. Peccato che – è emerso dall’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri – quel patrimonio di conoscenze e rapporti con colleghi e ufficiali della Guardia di Finanza, come con magistrati  e persino agenzie internazionali come la Dea lo abbia poi utilizzato per guadagnare punti e crediti presso imprenditori, politici e persino teste di legno dei clan.

(Tutto questo è riportato nell’informativa dell’inchiesta Basso Profilo n.d.r.)

Basile, D’Alessandro e l’appalto per l’aeroporto di Lamezia

A Basile , D’Alessandro si è avvicinato proprio nei mesi in cui in ballo c’era l’appalto per l’affidamento del servizio di vigilanza dell’aeroporto di Lamezia Terme per due anni. Un affare da 8 milioni di euro. L’esca? Rapidi e abusivi aggiornamenti sull’indagine – all’epoca in corso – su una milionaria rapina ai danni del caveau della società di vigilanza Sicurtrasport Spa effettuata il 4 dicembre 2016. Notizie che non poteva avere, ma che ha prontamente riferito a Basile e ai dirigenti della società.

Nelle intercettazioni confluite nei faldoni del procedimento D’Alessandro ricorda i propri trascorsi. Il lavoro con Nicola Gratteri, capo della Procura che ha chiesto l’arresto («per tanti anni, quando stava giù, io ho fatto da Melito Porto Salvo fino a Monasterace»); gli anni passati a Palermo. Dove, dice, «io stavo con Falcone prima (il giudice, ndr), ho fatto 11 anni col dottore Falcone… mi hanno mandato via da Palermo in Calabria che non l’avevo mai chiesta la Calabria… e sono calabrese, sono di Paola… dove mi hanno mandato? a Isola Capo Rizzuto… giusto per mandarmi… e pure lì mi sono comportato bene, ho mantenuto un equilibrio con i cittadini e ho dato pure legnate”.

Oggi la Sicurtransport ha come responsabile, al posto di Ercole D’Alessandro, un avvocato catanzarese.

Ma quello che fomenta l’ira degli istituti di vigilanza è che su tutte queste situazioni non vi sia stato alcun controllo da parte degli enti preposti, mentre le loro attività soffrono e non sanno davvero per quanto potranno andare avanti.