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Assenteista seriale a Catanzaro, all’Oiv lui disse : “E’ vero non timbro, ma sono in disaccordo con la politica premiale dell’azienda”

Salvatore Scumace, indagato insieme ad altre persone nell'operazione Mezzo servizio, si giustificava così davanti l'organo indipendente di valutazione

E’ il 15 giugno del 2020 quando,  l’organismo indipendente di valutazione, dell’azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro, nominato con delibera del 2018, audita il dipendente Salvatore Scumace, che ha conquistato, tra ieri e oggi,  la ribalta nazionale per aver percepito uno stipendio senza mai essere andato a lavoro per ben 15 anni.

Il perchè dell’audizione

L’organismo, si legge nel verbale, ha preventivamente acquisito, la comunicazione dell’area risorse umane – Flussi informativi che riporta la dicitura “dipendente attivo, nessun record trovato manca creazione archivio timbrature”.

Scumace conferma di non aver timbrato, e di averlo fatto perchè non condivideva la politica aziendale del Pugliese Ciaccio

Durante l’audizione al signor Scumace viene riportato quanto riferito che conferma di non aver effettuato nessuna timbratura nel 2018 e di non aver prestato servizio. Immaginabile lo sconcerto dell’Oiv.

Ma i componenti devono essere rimasti a dir poco basiti quando lo stesso Scumace ha dichiarato di essere in palese disaccordo con il sistema premiale dell’Azienda a tutti i dipendenti, considerato che, a suo giudizio, poteva constatarsi un complessivo cattivo funzionamento dell’azienda.

L’Oiv non ha potuto far altro che prenderne atto e trasferire agli uffici competenti.

La denuncia e l’avvio delle verifiche a luglio 2020

A Luglio 2020 sono dunque iniziati gli accertamenti che hanno portato alle verifiche effettuate dal  Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro e che hanno consentito di rilevare che il 67enne, già in organico all’Azienda, nel 2005 era stato assegnato al Centro Operativo Emergenza Incendi (C.O.E.I.) dell’ospedale catanzarese. Tuttavia, come ricostruito attraverso l’esame dei tabulati di presenza, dei turni di servizio e delle testimonianze di alcuni suoi colleghi e superiori, l’uomo pur percependo regolarmente la retribuzione (per più di 538.000 euro complessivi), per oltre 15 anni non si è mai recato in servizio.

Per raggiungere il suo obiettivo, peraltro, il dipendente aveva fatto ricorso anche a condotte estorsive, perpetrate tramite altre persone nei confronti dei propri superiori. Nel 2005, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, “una persona molto distinta” si sarebbe introdotta senza preavviso nell’ufficio della responsabile del C.O.E.I. (oggi in congedo ed estranea alle indagini) e, operando velate ma inequivocabili minacce all’incolumità sua e dei suoi familiari, l’avrebbe costretta a soprassedere dalle segnalazioni disciplinari nei confronti del dipendente assenteista.

Il mancato controllo da parte del management

Successivamente, al pensionamento della responsabile intimidita, le condotte assenteistiche del dipendente sono proseguite indisturbate in quanto sia il subentrato responsabile del C.O.E.I., sia i due dirigenti dell’Ufficio Risorse Umane, tutti indagati in concorso per abuso d’ufficio, non controllavano l’effettiva presenza in servizio del dipendente, consentendogli di fatto di proseguire nel suo reiterato assenteismo.

Nel luglio del 2020, quando sono iniziati gli approfondimenti investigativi della Guardia di finanza, anche attraverso l’analisi dei tabulati telefonici degli ultimi due anni dell’indagato, l’Azienda ha avviato un primo procedimento disciplinare nei confronti del dipendente, affidato a un’apposita commissione composta dagli ulteriori indagati. La commissione, tuttavia, a fronte della palese condotta assenteistica ha dichiarato insussistente la possibilità di avanzare un addebito disciplinare nei suoi confronti dell’uomo. I tre sono stati iscritti nel registro degli indagati per il reato di falso in atto pubblico e abuso d’ufficio. Successivamente all’archiviazione del primo procedimento disciplinare, la Direzione Aziendale del nosocomio catanzarese ha promosso una seconda verifica che si concludeva, nel mese di ottobre 2020, con il licenziamento senza preavviso del dipendente.