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Accreditamento Sant’Anna, l’iter dei fatti illustrato dal direttore sanitario

Capomolla: "Ca caduta di un enorme meteorite che ha generato una grossa deflagrazione nella burocrazia calabrese"

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“L’accreditamento del Sant’Anna Hospital, come la caduta di un enorme meteorite, ha generato nella burocrazia calabrese una grossa deflagrazione. Dopo la tempesta dell’accreditamento, la quiete, ossia il ritorno alla normalità, che per il Sant’Anna significa anche emergenza/urgenza”. Inizia cosi la nota del direttore sanitario del Sant’Anna, Soccorso Capomolla.

“La pronta risposta operata dal Sant’Anna e la relativa pubblicizzazione – si legge nella nota – non  hanno avuto la finalità precipua di affermare che le cardiochirurgie, attive sul territorio calabrese, siano incapaci d’accogliere le emergenze/urgenze, quanto piuttosto ribadire  il ruolo del Sant’Anna nella  capacità operativa massima  regionale, e sottolineare la  necessità di  creare una rete cardiochirurgica, capace d’intercettare il fabbisogno.

nel 2019 gli interventi eseguiti in regione dalle tre cardiochirurgie, insistenti sul territorio calabrese nella loro capacità massima operativa, non hanno soddisfatto il fabbisogno, considerato che 612 interventi   sono stati eseguiti fuori regione”.

“Crediamo sia importante, per amor di verità, spiegare ai calabresi in maniera dettagliata  i sottoindicati  fatti concludenti: in primis, il riparto del fondo sanitario alle regioni è finalizzato al soddisfacimento del Livelli essenziali di assistenza (LEA)  sanitaria. La regione definisce il fabbisogno dei LEA e di conseguenza finalizza tali fondi vincolati alle ASP; l’articolazione e l’analisi del fabbisogno assistenziale nei vari setting nasce da un’ approfondita verifica della realtà sanitaria e sociosanitaria territoriale, derivante anche dal coinvolgimento attivo delle ASP, in quanto committenti delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie; l’ASP di Catanzaro ha riscontrato  il fabbisogno con propria valutazione e proposta  del 16 febbraio 2021 n. 0023163 e pec di precisazione del 16 marzo 2021; in tale documento è formulata l’acquisizione delle prestazioni anche per il Sant’Anna Hospital; in data 17 marzo l’ASP di Catanzaro, con modalità irrituale  e fuori norma, ha inviato richiesta di disponibilità all’acquisto di “prestazioni Utic di cardiologia interventistica e cardiochirurgia ai nosocomi pubblici sia del catanzarese che del Reggino”.

“Tale modalità operativa, suffragata da inadeguato “parere favorevole” del direttore amministrativo e del direttore sanitario”, – continua la nota – determina non solo un grave squilibrio dell’offerta pubblico/privato, sottraendo l’offerta del Sant’Anna, ma anche un’alterazione dei meccanismi remunerativi riconosciuti dalla legge (l’ospedale pubblico è pagato per funzione e non per prestazione) e non ultimo, una grave distorsione della quota pro-capite del cittadino insistente nell’ASP di Catanzaro, al quale verrebbe sottratta parte della quota capitaria a favore di altri territori regionali. In secondo luogo, i direttori delle cardiochirurgie hanno lanciato un appello accorato di disponibilità, stigmatizzando il comportamento del Sant’Anna come strumentale. In terzo luogo, è stato deliberato l’acquisto di un angiografo per l’ospedale di Lametia, per  tentare nelle maglie larghe della disattenzione,  l’attivazione  di un servizio emodinamica, fuori da ogni logica del piano di rientro e della rete ospedaliera”.

Capomolla prosegue: Il combinato disposto dei tre fatti concludenti denota non già un comportamento strumentale del Sant’Anna, quanto piuttosto un disegno preordinato, settario e opportunistico, finalizzato a ridimensionare fino alla chiusura il Sant’Anna Hospital. Il recupero dell’offerta, non dipende dalla semplice disponibilità di “due responsabili di Unità Operativa”, ma sottende una governance della domanda e dell’of­ferta, capace d’intervenire sugli snodi di responsabilità gestionale”.

“In particolare la reingegnerizzazione dei processi sanitari, in un nuovo scenario impone:

– la programmazione dell’utilizzo “strategico” degli asset produttivi.

– la formulazione di percorsi logistici  e delle reti dei pazienti;

– il monitoraggio sistematicamente dati e risultati del bisogno e della rete per prendere decisioni e fare diagnosi organizzative.

  • la mappatura per ASP dei DRG fuga;
  • la comparazione dei DRG fuga con il layout ASP;
  • il monitoraggio dell’out-come clinico;
  • il tavolo di concertazione ASP-territorio;
  • il layout delle competenze;
  • il monitoraggio qualità percepita.

Quanto sopra per ribadire quanto sia complesso il processo di governance e quanto sia urgente definire la filiera della rete di cardiochirurgia, formalizzata e organizzata per dare una risposta appropriata. Dare risposta sanitaria non significa sottrarsi alle responsabilità correlate alle funzioni   o assumere comportamenti ideologici di “principio” non suffragati da competenze coerenti con la norma ma finalizzati alla chiusura del Sant’Anna; tale disegno costituirebbe una lesione del  diritto alla salute dei cittadini, che concorrono con le proprie tasse a sostenere la governance e i modelli  gestionali retribuiti per funzione”.

“La deflagrazione Sant’Anna può essere l’opportunità dipartimentale per l’attivazione di un tavolo tecnico, capace a ridisegnare la rete, gli attori, i percorsi diagnostico-terapeutici e il setting logistico per dare una pronta risposta sanitaria. Tale percorso integrativo, peraltro, è stato già ampiamente perseguito con il Policlinico di Germaneto, consentendo, mediante l’integrazione delle produzioni di Germaneto e del Sant’Anna, la permanenza dei requisiti per l’accreditamento della scuola di specialità di Cardiochirurgia  dell’UMG.

La chiusura del Sant’ Anna significherebbe anche la perdita della scuola di specializzazione di cardiochirurgia,con ulteriore depauperamento  dell’offerta culturale.

E’ l’integrazione delle competenze professionali e relazionali che consente di dare valore aggiunto all’offerta sanitaria e scientifica. E’ la capacità di visione e strategia che potenzia l’offerta. Cosi, in una fase di pandemia, con la terapia intensiva di Germaneto al collasso per i pazienti Covid, la struttura commissariale ed il suo staff, invece di argigoghellarsi in piani strategici aziendali di distruzione del Sant’Anna (vedi sperimentazione pubblico privato con l’ospedale di Lametia, vedi bandi ed offerte pubbliche per sottrarre risorse qualificate al Sant’Anna, vedi la manifestazione di vendita di prestazioni cardiovascolari ecc) , comprimendo drammaticamente l’offerta sanitaria cardiovascolare ( sant’Anna chiuso per mancata firma del contratto, e terapia intensiva di Germaneto al collasso) si attivi a riorganizzare    i processi  ridefinendo l’offerta: Germaneto  area intensivologica COVID e Sant’Anna area intensivologica cardiovascolare Covid free co-governata dalle due equipe cardiochirurgiche; questo consentirebbe un incremento dell’offerta sanitaria  sia per la gestione della emergenza pandemica Covid sia per il fabbisogno cardiovascolare; percorso peritabile nell’ambito dell’esistente convenzione  della due strutture sanitarie; ma questo sicuramente non intercetterebbe il bisogno ideologico di chiusura della struttura Sant’Anna.

P”er quanto riguarda la relazione “Pubblico/privato”, si rammenta come l’ospedalità privata pesi per il 6% del budget sanitario regionale (198 miliori di euro/3.4 miliardi di euro).

Sicuramente è tecnicamente improbabile che due modelli gestionali, con capacità operative massime intorno a 400 interventi/annui, possano assorbire un’ulteriore produzione di 850 interventi/annui.

I dati di produzione evidenziano come mediamente l’offerta pubblica per unità produttiva vari da 200 250 /anno, mentre il Sant’Anna si attesta su 850casi/anno. In una condizione di Piano di rientro, e di risorse finite, crediamo sia necessario uno sforzo per efficientare il sistema. In questa prospettiva è mandatoria la riflessione delle tecniche produttive in un sistema di requisiti verificati.  L’analisi dei dati riferiti evidenzia tecniche produttive (da 14 interventi/letto, 25 interventi/letto a 42 interventi/letto) che presentano ampi margini di miglioramento, prima ancora della rivendicazione di incremento della piattaforma strutturale. Il diritto alla salute – aggiunge – è un diritto economicamente condizionato; in una condizione di risorse finite, crediamo sia eticamente importante utilizzare in modo efficiente ogni organizzazione data e inserita nella rete dell’offerta sanitaria. Il combinato disposto dei risultati concludenti evidenzia come il Sant’ Anna Hospital abbia raggiunto un’ottima performance operativa, consentendo di assolvere il 35 % dei LEA cardiovascolari.   Quanto sopra per affermare che solo l’inclusione preordinata appropriata e verificata delle diverse Unità operative nella rete cardiochirurgica potrà dare un valore aggiunto e, di conseguenza, una risposta sanitaria adeguata; l’esclusione o la scotomizzazione di una realtà indurrà una riduzione drammatica dell’offerta, con conseguente incremento della mobilità passiva e depauperamento culturale e scientifico”.

 

 

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