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Non c’è più il Primo Maggio di una volta

A Catanzaro manifestazioni sindacali in tono minore e sit-in pro lavoro della destra di Fratelli d’Italia con “Venceremos” di sottofondo offerta da Francesca Prestia. “Nessuna intenzione di provocare”, dice la neo Cavaliere della Repubblica

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Che fosse un primo maggio un po’ anomalo lo si era capito a prima mattina, quando dall’appartamento accanto, oggetto di sempiterni lavori di ristrutturazione, un martello pneumatico sgranava muri, trapanava la mente e trafiggeva l’anima.

Ma non si fermavano i lavori, tutti i lavori, fino a poco tempo fa? Non si mettevano l’abito buono per fare festa, gli operai? Non solo i metalmeccanici del Nord, ma anche i manovali del Sud, quando ancora vigeva l’assioma che se girava la cazzuola ballava tutta l’economia.

D’accordo, adesso gli operai delle fabbriche votano Lega. E i manovali del Sud? Se esistono ancora, chissà. Forse sono stati inghiottiti anche loro nel mare magnum, fluttuante e vorticoso, delle partite iva, l’esercito di tutti quelli che si mettono in proprio, ciascuno imprenditore di se stesso.

Un esercito di generali senza truppa: per cui è difficile organizzare sfilate, rassegne, manifestazioni. Si fa il minimo sindacale, diciamo così.

Così a Catanzaro stamattina, di prima ora, la Cgil dell’Area Vasta CZ-KR-VV, con il segretario generale Enzo Scalese, è scesa in Piazza Matteotti con un celere flash mob, molto flash e poco mob, componendo con gli iscritti il messaggio “L’Italia si cura con il lavoro”. Ne scriviamo in altra parte.

Mestizia nell’aria, anche per la notizia della morte di Alfredo Iorno, già segretario generale di Catanzaro, protagonista di tante battaglie. E, anche, nostalgia di altri Primo Maggio, più di lotta. Più di folla, più di canto e di concerto. Colpa della pandemia, ma non solo.

Un paio di ore più tardi, e qui si aggiunge un‘altra nota di anomalia rispetto alla narrazione tradizionale, a portare note di preoccupazione per il lavoro che manca è stata la federazione provinciale di Fratelli d’Italia.

Nel “ridotto” di Piazza Prefettura – anche l’occupazione delle piazze si è ridimensionata, anche qui non si sa per Covid e per comodità organizzativa – una ventina di attivisti, guidati da Pierpaolo Pisano del dipartimento Lavoro della federazione e da Filippo Pietropaolo consigliere regionale, si sono affidati a uno striscione: “Non è festa senza lavoro”.

Anche qui, poca allegria, anche perché c’è poco da stare allegri. I manifestanti, per lo più di Gioventù nazionale, hanno esposto cartelli con cifre e problemi. Muti, silenti.

Tant’è che ha fatto impressione l’irrompere improvviso di una “500” con megafono, che si è accostata al sit-in, guidata da Francesca Prestia, intonante ad alto volume “La Ballata del Sant’Anna”.

Fin qui nulla – quasi – di strano. Un moto spontaneo di solidarietà alla vicenda della clinica che tanto sta preoccupando per i suoi risvolti sanitari e occupazionali. Fino a quando, terminata la “Ballata” l’altoparlante ha intonato “Venceremos”, la canzone simbolo di “Unidad Popular”.

Non proprio adatta al momento, al luogo, alla situazione, diciamo così. Attimo di sconcerto tra i partecipanti, sopracciglia aggrottate dietro le mascherine degli agenti di Digos e polizia in servizio d’ordine. Che, subito, hanno avvicinato la neo Cavaliere della Repubblica, probabilmente per farle presente che, forse solo forse, non era la canzone più opportuna.

Di sicuro Francesca ha detto di essere regolarmente autorizzata e, comunque, di non avere nessuna intenzione di provocare. Tanto che, subito dopo, la cantastorie ha riacceso il motore e ha proseguito il suo giro sonoro.

E sì, non ci sono più i Primo Maggio di una volta. In altri tempi sarebbe successo un parapiglia, sarebbe bastato molto di meno per accendere la miccia dello scontro frontale, se non di peggio. Oggi, solo un po’ di imbarazzo. E poi tutto torna come prima. “Venceremos” o non “Venceremos”. Sono so… sono so… sono solo canzonette.

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