Quantcast

Un viaggio immaginario verso “Catanzaro covid free”. Il mare, il derby e il concerto di Jovanotti

La storia senza tempo che racconta il sogno verso il ritorno alla normalità

E’ tempo di viaggiare. Con la mente più che altro, ma abbiamo bisogno di una vacanza. Vuoi o non vuoi, anche se l’ itinerario è immaginario, dobbiamo prenotare un mezzo di trasporto. E allora salite tutti a bordo della “DeLorean Covid Free” che ritornerà al futuro spostando gli uomini nel tempo con una unica destinazione: la speranza. Non c’è data sul computer di bordo, c’è scritta solo la meta che stavolta conta più del viaggio. O forse no. Non lo so. Il viaggio in fondo non è fantascienza, è reale e lo stiamo già facendo, quindi la storia di questa storia è nel giorno senza data e nella sua ritrovata normalità. Questa storia non ha nemmeno stagioni perché ci sono emozioni che ti riscaldano in inverno e ti gelano il sangue a ferragosto. Chi se ne frega se la storia non è ambientata tutta in un momento, non è quello che conta. La DeLorean ti porta solo nel tempo che non c’è più e ti mostra il tempo che sarà. Siamo arrivati, aprite lo sportello e guardate Catanzaro.

L’INIZIO

Oh mio Dio, che giornata fantastica. Il sole si specchia sul mare e se fai attenzione c’è un leggerissimo rumore come se fosse un fornello che scalda la sabbia. Ma non puoi farci molto caso perché sei troppo distratto dalle urla dei bambini che giocano , entrano ed escono dall’acqua disorientando anche la musica di quel gruppo di ventenni che prepara sin da ora il festino della sera. Eppure altri bambini sono a scuola, perché la storia è in un tempo senza tempo, e la maestra sgrida i soliti Luchino e Ciccio che stanno troppo vicini per fare baccano. Al mare ci sono le maschere, a scuola non ci sono mascherine. Il suono della campanella a scuola è contemporaneo al grido delle mamme in spiaggia: “è prontooo”. Si esce correndo, si va a mangiare. Sotto gli ombrelloni non c’è spazio per tutti, qualcuno deve rimanere sotto il sole cocente e baratta un po’ di brasilena con un po’ di ombra.

IL DERBY COL COSENZA 

Chi è uscito da scuola organizza la partita di calcio del pomeriggio, ma solo dopo l’appuntamento con lo stadio perché prima c’è il Catanzaro che si gioca il derby col Cosenza al Ceravolo. Prevendita a gonfie vele, previsti 25mila spettatori: tutto esaurito. Ovviamente è serie B, ma con obiettivi diversi: i giallorossi lottano per prenotarsi un posto nella massima serie, i lupi devono far punti per salvarsi. Catanzaro è una massa di gente che si muove su corso Mazzini e sul lungomare, molti scenderanno dalla Sila per passare le ultime ore di questa giornata senza numero e senza stagione. Anzi, quelli che scendono dalla Sila erano andati a sciare. Mamma mia che fila a Palumbo per fare un giro in pista, in albergo nemmeno un posto per dormire. Tutto pieno. Da Lamezia arrivano turisti da ogni parte del mondo, aeroporto in tilt per quei cinesi che portano in Calabria un nuovo prototipo di cellulare dotato di un’app che ti avvisa dove trovare il più bello e importante degli assembramenti. Sul lungomare è un casino, al di là delle coppiette che si baciano con troppa enfasi e di Maria e Serena che festeggiano il loro matrimonio davanti a 300 invitati, si registra una rissa con intervento della polizia.

JOVANOTTI IN CONCERTO

Pare che un gruppo di ragazzi si sia azzuffato per colpa di un paio di biglietti per il concerto di Jovanotti all’Ente Fiera . Poco male, Lorenzo Cherubini ha appena fatto sapere che domani ripropone Jova Beach Party a Giovino e ci sarà posto per tutti. Nulla da fare, invece, nei ristoranti. Non c’è un buco nemmeno a pagarlo oro, si mangia e si beve dal centro alla marina e se vuoi goderti la giornata ti conviene portarti la frittata da casa oppure fare lunga fila per un gelato. Tanto la fila non è mai stato un problema e soprattutto ritrovi o fai nuovi amici, un pretesto per riabbracciarsi dopo un po’ di tempo che non ci si vedeva. A proposito di abbracci, ma possibile che a Catanzaro non perdiamo il vizio di stringerci forte per ogni evento? Pensate che qualcuno racconta che ci fu un tempo in cui anche darsi la mano era pericoloso. Mah, roba da matti. Qui, oggi, se non c’è contatto non c’è vita. Intanto la polizia municipale ha difficoltà a veicolare il traffico che dai quartieri a sud portano verso il derby, forse per oggi avrebbero potuto chiudere il mercato a S.Maria.

Sarebbe cambiato poco, nei due piani del PalaGallo si giocano due big match di futsal e basket. Pienone anche lì. Piuttosto il problema è al Parco delle Biodiversità, dove tra mostre, giochi, gite fuori porta e runners c’è un delirio di gente. Nonostante palestre e piscine siano ormai una medicina per la stragrande maggioranza delle persone, non si è persa l’abitudine di ritrovarsi in massa ad un Gennaio/Febbraio e Settembre al Parco. A Bellavista due auto si sono scontrate, quella davanti ha frenato bruscamente per osservare “Donna”, l’opera di Nuccio Loreti che si affaccia sul mare. Non si parla di tamponamento, l’Accademia della Crusca ha levato la parola “tampone” dal vocabolario. Nei circoli e scuole di danza ci sono nuovi giochi di società e sport che uniscono giovani ed anziani che ormai sono diventati assidui frequentatori di cinema e teatri dove tengono anche degli incontri in cui raccontano la storia di un segno/marchio sul braccio destro causa un vaccino che debellò una strana malattia, mentre altri ancora non hanno nessun segno sul braccio ma giurano di aver vissuto un periodo simile ma quel vaccino non lasciava segni.

LA VITA CHE VOGLIAMO

La DeLorean mette le ali e si alza in cielo: da lassù è uno spettacolo indescrivibile che va goduto soltanto pochi minuti. Perché la marea di gente che vive insieme, vive insieme, ti attrae verso il basso. E’ lì che vuoi stare, è lì che vuoi scendere ed è lì che vuoi vivere. E’ una storia senza tempo, ma è una storia con un senso. Perché noi siamo il tempo che viviamo, ma siamo soprattutto cosa e come vogliamo vivere il tempo. E questo non ha orario e non ha stagione, ha solo valore. E allora questo è il tempo della speranza, ma noi siamo quelli che vivremo la vita che vogliamo. Viviamo una, per goderci l’altra. E l’altra arriverà, dopo il viaggio della speranza, che non può e non deve conoscere fine ma deve avere la sua destinazione. Arriveremo e sarà bellissimo, forse mai uguale a prima, ma magari ancora più bello.