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Il Sant’Anna tra regione e ragione, in mezzo la politica

"Discettare sul volo delle rondine e dei suoi intervalli di riposo, è letizia che va lasciata ai poeti, ai sognatori e agli ornitologhi"

di FRANCO CIMINO

“Dum Romae consilitur, Saguntum expugnatur”. Chi mi conosce sa che io non amo le citazioni e neppure riportarle nelle mie riflessioni. Mi sanno di fanatica esibizione di un sapere erudito, ovvero di copertura del vuoto di un pensiero che non c’è. Ma questa del “ mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata”, ci sta proprio tutta per rappresentare in sintesi il caso Sant’Anna, la clinica da dicembre chiusa ad ogni sua attività per il sommarsi di questioni rese più complesse dai formalismi e dal vulcanico chiacchiericcio.

Anche quello che ruota attorno a un’inchiesta giudiziaria che dovrebbe restare tutta nelle mani dei magistrati che l’hanno avviata, invece che esser mossa come un fantasma sulle paure e contraddizioni dei vari soggetti amministrativi e politici che hanno il compito specifico di dare risposte a una sola domanda. Questa: il Sant’Anna Hospital, clinica specializzata in interventi di cardiochirurgia di ogni genere, rivelatosi una vera eccellenza in campo nazionale, deve continuare a vivere o no?

Questa: il Sant’Anna Hospital, clinica specializzata in interventi di cardiochirurgia di ogni genere, rivelatosi una vera eccellenza in campo nazionale, deve continuare a vivere o no?

La risposta non può che essere una delle due: o sì o no. Discettare sul volo delle rondine e dei suoi intervalli di riposo, è letizia che va lasciata ai poeti, ai sognatori e agli ornitologhi. Ieri il Sindaco ha dato notizia in Consiglio Comunale di aver “ricevuto assicurazione dai vertici dell’Asp che prestissimo verrà sicuramente firmato il contratto 2021 e saranno contestualmente risolti tutti i problemi della struttura”.  Un buona notizia.

Ma quante volte da altri abbiamo sentito le stesse cose? Adesso possiamo sperarci concretamente più per l’assicurazione che il sindaco continuerà a “vigilare con estrema attenzione sulla vicenda” che non per i giuramenti dei commissari alla sanità locale. Infatti, ciò che è mancato non alla soluzione del problema, ma al fatto che non venisse da subito impedito che il Sant’Anna divenisse il problema, è stato l’insufficiente apporto delle istituzioni politiche, il Comune in primis, offerto alle diverse sofferenze emergenti dalle “fatiche” della clinica dal lungo passato.

Sottovalutazione? Ignoranza? Soggezione rispetto agli interessi contrastanti? Non è dato sapere con precisione e francamente oggi, al punto in cui siamo, interessa assai poco saperlo. Ciò che invece appare evidente è la fragile idea che largamente si è diffusa in questi mesi di lotta quasi solitaria dei trecento “santannesi”, persone tutte belle e pulite, che il dramma della chiusura di una struttura sanitaria di non piccole dimensioni, fosse prevalentemente una questione sindacale. Una sorta di vertenza per la difesa del posto di lavoro. Non poche volte in verità è sembrato che i lavoratori venissero usati come scudo “ umano”.

Uno scudo dietro il quale nascondere le molteplici responsabilità, da quelle diversamente amministrative a quelle insistentemente politiche, dalla mancata passione sociale per questa realtà sanitaria alla distrazione dell’opinione pubblica su un bene che per quanto privato è parte integrante della ricchezza della Città.  A scanso di equivoci, ribadisco anche qui che il lavoro è sacro e non va toccato neppure per un solo giorno di sospensione.

A scanso di equivoci, ribadisco anche qui che il lavoro è sacro e non va toccato neppure per un solo giorno di sospensione.

Anzi, in una regione come la nostra in cui esso, anche quello più specialistico e scientifico, è comprato a poco prezzo, scarsamente assicurato dei più elementari diritti e garanzie, e continuamente sottoposto al ricatto del facile ricorso al lungo esercito di riserva”, il lavoro, la sua tutela, la sua qualità creativa e la sua dignità umana, oltre al suo ampliamento sul piano occupazione, deve essere la vera grande sfida che la Politica deve rivolgere a se stessa e l’economia sana a un nuovo progetto di sviluppo della Calabria e del Mezzogiorno. Tuttavia, questo, per quanto di vitale importanza, non è sufficiente. La sola questione occupazionale sarà, come per altre criticità del passato, affrontata con il solito, anche se apparentemente impraticabile sul piano normativo, sistema di spezzettamento del corpo unitario della forza lavoro del Sant’Anna, distribuendo i più fortunati tra strutture del pubblico e del privato cui inventare una qualche capacità ricettiva.

Un esempio valga per tutti: Fondazione Tommaso Campanella e il modo in cui le fu fatta chiudere la sua grande ambizione nel campo della ricerca oncologica. Il tutto nel silenzio generale e nella colpevole distrazione di quanti, per diverse competenze e responsabilità, avrebbero potuto e dovuto intervenire e non l’hanno fatto.

La questione Sant’Anna va risolta sul doppio terreno, quello in parte trattato giorni fa da Stefania Valente, l’avvocato con la la passione per la Politica e la sensibilità per il sociale (le donne impegnate a Catanzaro stanno fortunatamente moltiplicandosi). Il primo è quello squisitamente “emotivo”, appunto.

Riguarda la risposta che la Città darà alla necessità di conservare un bene, che da privato si fa pubblico, nel momento in cui assolve ad un servizio, quello della tutela della salute, che pubblico assolutamente é. Una risposta che impieghi il sentimento per una realtà che ha una lunga storia di idee e di persone, di intelligenze e di fatiche, dietro le spalle. Una storia umana che è parte, seppur piccola, del cammino difficile e talvolta controverso della nostra comunità. Il cuore collettivo deve battere tanto forte da farsi orgoglio difensivo di luoghi, di cose, che hanno valore a prescindere. In sintesi: la clinica è a Catanzaro e da qui non si muove! Ci vuole molto per dirlo?

In sintesi: la clinica è a Catanzaro e da qui non si muove! Ci vuole molto per dirlo?

L’avessimo detto per altre realtà perdute e svendute, a quest’ora canteremmo Messa, direbbero gli antichi. Il secondo terreno è quello della Ragione, quindi della Politica. È stato detto e lo ripeto ancora giocando con quelle parole che a volte dicono più di un discorso organico. Sono due, Ragione e Regione, e le scrivo con le maiuscole.

La Ragione dice che una realtà, che sia insieme di natura economica e sociale, etica e professionale, quale che sia la sua difficoltà, vada difesa e rafforzata giammai abbandonata e sprecata. La Ragione dice (a se stessa principalmente) che compito suo proprio è quello di usare l’intelligenza per fare di una difficoltà un’occasione, di una crisi il passaggio a una fase positiva. In questo caso, del Sant’Anna uno strumento da utilizzare in un efficiente e moderno piano sanitario regionale, che sapientemente sappia recuperare tutte le strutture, pubbliche e private, presenti sul territorio, per realizzare, intelligentemente coniugando, e ancor più sapientemente distribuendo le risorse, il pubblico e il privato, ambedue rinnovandoli sul piano della gestione e della moralizzazione. La Ragione ci indica anche, generosa e benevola com’è, chi deve svolgere prevalentemente questo lavoro bellissimo.

La Ragione ci indica anche, generosa e benevola com’è, chi deve svolgere prevalentemente questo lavoro bellissimo

È la Regione. Una Regione che però pensi in termini nuovi e con più capacità gestionale agisca, trattando i problemi e le energie disponili secondo la visione dell’unico interesse accettabile, quello per il bene comune. Ma affinché Ragione e Regioni, si parlino e collaborino strettamente, senza più inganni reciproci, occorre che la Politica torni ad essere collante tra loro due. Quel luogo privilegiato, cioè, in cui ideali ed interessi, bene individuale e bene collettivo, idea e progetto, economia e vita, lavoro e persona, produttività e salute, cultura e natura, si fondano in una sola azione. In un solo obiettivo. In un unico percorso, che il sogno conduca alla sua realizzazione. Perché con la Ragione e con la Politica, insieme si può. Anche in una Regione come la nostra.