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Rsa La Ginestra, l’Asp non ha mai attivato i controlli che aveva annunciato quindi non può sospendere l’esercizio delle attività della clinica

Il Tar Calabria segna un punto per la residenza per anziani di Chiaravalle che fu una delle strutture in cui scoppiò un tragico focolaio Covid

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Va alla  Salus M.C di Chiaravalle che gestisce la casa di riposo “La Ginestra”, rappresentata in giudizio davanti al Tar da Alfredo Gualtieri, Bernardo Bordino, Demetrio Verbaro, il  primo round contro l’Asp di Catanzaro.

Il 31 ottobre scorso a seguito di una convocazione dell’ Azienda Sanitaria di Catanzaro e sulla base del testo dalla stessa Azienda predisposto, ha sottoscritto il nuovo contratto per l’anno 2020,
continuando a svolgere le proprie prestazioni di ricovero senza soluzione di continuità e fatturando i conseguenti oneri.

L’ondata di diffusione del Covid nelle Rsa è stato evento del tutto inaspettato

Durante  la “prima ondata” di diffusione del virus Covid-19, le R.S.A. si sono trovate a fronteggiare una situazione nuova, in assenza di adeguate conoscenze ed idonei strumenti, ove si consideri che solo il 17.04.2020 -dopo gli eventi che caratterizzano la vicenda in esame- l’I.S.S. ha pubblicato un  rapporto con indicazione delle misure generali di prevenzione e controllo delle infezioni. In tale contesto storico, nel marzo 2020, nella struttura sanitaria di Chiaravalle Centrale si è verificato un focolaio di contagio da coronaviurs.
Il 30 marzo 2020 la R.S.A. è stata quindi sottoposta ad ispezione, nel corso della quale si riscontravano le difficili situazioni derivanti dalla diffusione dei contagi -subito segnalate dalla società con pressanti richieste di aiuto- e il conseguente mancato rispetto, “allo stato”, dei criteri di accreditamento, stante l’assenza del numero di personale necessario per lo svolgimento dell’attività, poiché decimato dal virus.

La sospensione del contratto da parte dell’ Asp datata marzo 2020

In conseguenza di ciò, l’A.s.p. di Catanzaro con nota prot. n. 35551 del 31.03.2020, indirizzata al Commissario ad acta per il Piano di rientro e al Dipartimento Tutela della Salute, ha proposto l’avvio “… delle procedure di revoca, o in subordine di sospensione, dell’accreditamento ex art. 8, Decreto Legislativo 502/92”. È seguita la nota del Dipartimento regionale prot. n. 124716 dell’1.04.2020, che ha disposto il trasferimento dei pazienti in ospedale ed intimato alla stessa Azienda Sanitaria di “procedere alla sospensione del contratto in essere con la società Salus MC s.r.l. ed a diffidare la stessa dall’effettuare nuovi ricoveri, anche in regime privatistico, nelle more delle verifiche sulla sussistenza dei requisiti di autorizzazione ed accreditamento”. Con successiva nota prot. n. 36237 dell’1.4.2020, l’A.s.p. di Catanzaro ha quindi comunicato alla Salus “la sospensione del contratto in essere con codesta società… la sospensione del procedimento di formazione del contratto, diffidando la società medesima dall’effettuare nuovi ricoveri, anche in regime privatistico, nelle more delle verifiche sulla sussistenza dei requisiti di autorizzazione ed accreditamento”.
È quindi seguita la sospensione generalizzata dell’attività della ricorrente “nelle more delle verifiche sulla sussistenza dei requisiti di autorizzazione ed accreditamento”, cosicché dal 31.03.2020 la Salus è stata costretta ad una totale inattività, in attesa della prospettata verifica “sulla sussistenza dei requisiti di
autorizzazione ed accreditamento”.

L’appello della Salus al consiglio di Stato

Contro questa  la pronuncia è stato presentato appello, accolto dal Consiglio di Stato con sentenza n. 956 del 2.02.2021, cha annullato i provvedimenti di sospensione, poiché privi di un termine di efficacia, evidenziando al contempo la persistente possibilità per la p.a., ove fossero in seguito accertate responsabilità in capo alla società per i tragici eventi, d’intervenire in via successiva, previo contraddittorio.

La decisione dell’Asp di sospendere comunque l’attività fino alla fine della verifica ispettiva

In esito alla pronuncia del Consiglio di Stato, la Commissione straordinaria dell’A.s.p. di Catanzaro ha disposto, con una serie di determinazioni, che, fino alla conclusione della verifica richiamata nella stessa sentenza, il rapporto di accreditamento e la relativa contrattualizzazione debbano restare sospese, con inibizione alla ripresa dell’attività anche in regime privatistico. In conseguenza di tali comunicazioni la ricorrente ha proposto ricorso dinanzi allo stesso Consiglio di Stato per la corretta ottemperanza della sentenza.
Con determinazione n. 422 del 30.03.2021 -ad oggetto “Esecuzione Sentenza Consiglio di Stato n. 956/2021”- la Commissione straordinaria dell’A.s.p. ha quindi disposto, a seguito di un riesercizio del potere discrezionale, un nuovo periodo di sospensione dell’attività della struttura sanitaria “La Ginestra Hospital” per ulteriori cinque mesi.

“Giova premettere  scrivono i giudici amministrativi – che, sulla scorta della motivazione contenuta nella statuizione impugnata, l’Azienda Sanitaria -stante l’assenza degli esiti sulla verifica del mantenimento in capo alla Salus dei requisiti di autorizzazione all’esercizio e all’accreditamento- ha ritenuto di “… dare seguito a quanto stabilito dalla Sentenza n. 956/2021 del Consiglio di Stato”, tenendo conto «… dei gravissimi fatti accaduti all’interno della struttura “La Ginestra Hospital”, accertati in data 30/03/2020» e ha quindi disposto «… la sospensione dell’autorizzazione all’esercizio della struttura privata “La Ginestra Hospital” per mesi 5, al fine di consentire la conclusione delle procedure di ispezione della Commissione di Verifica all’Autorizzazione Sanitaria all’Esercizio e Vigilanza delle Strutture Sanitarie e Socio Sanitarie Private (CVAVSS) di questa Azienda ed in attesa degli esiti successivi dell’Organismo Tecnicamente Accreditato della Regione Calabria, nonché delle conseguenti determinazioni della Regione Calabria nella persona del Commissario ad Acta”.

Ma l’Asp non ha ancora attivato i controlli quindi non può sospendere ancora l’esercizio delle attività basandosi sugli eventi eccezionali del 2020

“La reiterazione dell’esercizio del potere di sospensione ad opera dell’A.s.p. – dicono ancora i giudici del tar –  si fonda sulle risultanze delle verifiche operate il 30.03.2020 -cioè al momento in cui si è registrato all’interno della R.S.A. “La Ginestra Hospital” il drammatico focolaio da Covid-19- e l’atto avversato è preordinato ad inibire, con un’efficacia temporale di cinque mesi, ogni attività della struttura sanitaria in attesa degli esiti dei controlli non ancora eseguiti.
Allo stato, pertanto, la protrazione della generale interruzione di ogni attività della struttura sanitaria è cristallizzata su esiti istruttori risalenti ad oltre un anno fa e parametrati su circostanze fattuali di carattere eccezionale, riconducibili all’imprevedibile esplosione della pandemia, rispetto alla quale i protocolli di tutela e gli strumenti di risposta sanitaria ed ordinamentale non erano stati compitamente determinati ed i dispositivi di protezione erano carenti. Risulta oltremodo incomprensibile che in tale ampio lasso temporale le competenti strutture ispettive non abbiano eseguito -in conformità alla disciplina di cui alla L.R. n. 24/2008 ed al Regolamento attuativo- le opportune e necessarie verifiche preordinate ad accertare la perdurante sussistenza dei requisiti per l’esercizio dell’attività sanitaria e per l’accreditamento. Ne consegue che -a fronte di stringenti e circoscritte esigenze di urgenza ex art. 14, comma 3, L.R. n. 24/2008- la quantificazione in cinque mesi del termine di sospensione indicata nel provvedimento avversato risulta irragionevole, poiché un così ampio termine di efficacia trasforma l’atto in un surrettizio strumento di supplenza dell’inerzia degli organi di controllo e, al contempo, in una determinazione sostanzialmente equipollente ad una revoca dell’autorizzazione all’esercizio e all’accreditamento, spettante invece alla cognizione dell’organo commissariale.

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