Quantcast

Scompenso cardiaco, accesso alle terapie innovative facilitato foto

Appello congiunto della Società italiana di cardiologia e dell’Associazione europea di cardiologia

Sullo scompenso cardiaco si accende una nuova luce rossa da parte del vertice associativo volta a trasmettere un segnale che ha l’obiettivo di estendere e facilitare l’accesso alle terapie innovative.

La Calabria non può rimanere sorda all’appello congiunto, a firma del presidente Ciro Indolfi e del Presidente eletto Pasquale Perrone Filardi della Sic, la Società italiana di cardiologia e Giuseppe Rosano Presidente eletto dell’Associazione europea di cardiologia, che avvertono:  il Paese è troppo indietro nelle cure ed è ancora al palo il nuovo farmaco che abbatte ricoveri e mortalità per cui occorre migliorare subito anche l’accesso alle terapie già disponibili perché così facendo diventerà possibile evitare fino a 40 mila morti all’anno.

Il dato odierno è preoccupante: lo scompenso cardiaco ha una mortalità del 20% nelle forme più gravi e, negli Over 65 è la seconda causa di ricovero, assorbe il 2% della spesa sanitaria nazionale ma si tratta di costi per il 70% legati a ricoveri e soltanto per il 12% connessi a farmaci.

Indolfi, Perrone Filardi e Rosano aggiungono che se le terapie fossero utilizzate maggiormente si potrebbero evitare fino a 40 mila decessi per scompenso cardiaco all’anno perché la piena implementazione dei trattamenti con tutti i farmaci a disposizione può ridurre del 65% la mortalità ed i ricoveri rispetto al 15% delle terapie convenzionali come Ace e beta-bloccanti.

“Negli ultimi anni nuove classi di farmaci e dispositivi medici hanno dimostrato di ridurre significativamente mortalità e ricoveri nello scompenso ma nonostante le valutazioni ragionevolmente rapide da parte dell’Ema l’accesso a tali farmaci – secondo il Prof. Ciro Indolfi – è ostacolato da limitazioni adottate dalle autorità regolatorie nazionali. L’utilizzo di terapie farmacologiche come sacubitril/valsartan, ivabradina o l’utilizzo dei devices come la clip mitralica, la TAVI o l’oblazione per le aritmie, è rimasta molto inferiore dalle linee guida internazionali”.

Per il prof. Giuseppe Rosano, prossimo alla guida ufficiale dell’Esc Heart Failure Association,  l’Associazione Europea di Cardiologia, “le glifozine rappresentano attualmente la più rilevante innovazione terapeutica nel campo della patologia di disfunzione cardiaca e renale.

Il ritardo nel recepimento italiano della nuova classe di farmaci per lo scompenso ed il mantenimento di piani terapeutici che limitano l’accesso alle terapie innovative – aggiunge Giuseppe Rosano –  riduce la possibilità di allungare la sopravvivenza e migliora la qualità dei pazienti oltre a impedire una diminuizione dei costi sanitari.

E’ stato, infatti, dimostrato che la piena implementazione della terapia farmacologica può ridurre appunto di oltre il 65% la mortalità “.

Infine secondo il prof. Pasquale Perrone Filardi  “Sacubitri/ valsartan e glifozine restano largamente sottoutilizzate. La prima gravata da necessità di piano terapeutico e la seconda perché, nonostante la rapida approvazione dell’Ema della dapaglifozina per i pazienti con scompenso, l’Italia non ha ancora recepito la nuova indicazione terapeutica”.

Da qui il forte appello di Sic ed Esc Heart Failure Association.