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Stefano Morelli: amarezza e denuncia, “Il Comune non possiede atto di proprietà del San Giovanni”

Una sua opera il Comune non potrà collocarla lì perché, ecco la sorpresa, sembra che manchino gli atti che legittimino e certifichino la titolarità del Complesso monumentale da parte del Comune stesso

“Lo avevo già capito in occasione della donazione dell’opera di Gaetano Pesce, la Maestà Sofferente, che il maestro del design internazionale voleva far giungere in Calabria come simbolo di speranza, rinascita e forza. Alla morte di Jole Santelli, la Governatrice improvvisamente scomparsa nell’inverno scorso, non se ne fece più niente a causa del sopravvenuto disinteresse delle istituzioni che interruppero ogni comunicazione con l’artista. Oltre a una grande opera, femminile e femminista, la Regione perdeva così l’occasione di far acquisire gratuitamente al patrimonio un bene il cui valore è stimato in 500.000 €”. Inizia così un lungo sfogo del critico d’arte Stefano Morelli sul suo profilo facebook in cui lo stesso artista sostiene che il Comune non possiede l’atto di proprietà del San Giovanni. 

“Così la Regione Calabria, così il Comune di Catanzaro. E non stupisce e non può stupire, dunque, che a quasi un anno di distanza il ‘Profilo dell’anima’, l’opera di Saverio Rotundo da me donata alla città nel luglio scorso, non sia stata e non sia nemmeno in procinto di essere allestita laddove concordato con il Sindaco in un mio incontro di qualche mese fa. Si era deciso in quella occasione, preceduta da un mio appello comparso sulla stampa locale in cui lamentavo che l’opera ancora giacesse nei depositi, di sistemarla dedicandogli una delle pareti esterne del Complesso monumentale del San Giovanni.

LA DENUNCIA DI MORELLI

Quello che stupisce e che lascia sinceramente attoniti sono le motivazioni per le quali, scopro oggi, la municipalità, pare, non possa installare l’opera. Si lascia filtrare, infatti, candidamente e senza vergogna, che il Comune di Catanzaro non potrà collocarla lì perché, ecco la sorpresa, sembra che manchino gli atti che legittimino e certifichino la titolarità del Complesso monumentale da parte del Comune stesso. Sembra, anche se sembra incredibile, e spero davvero che qualcuno si disturbi a smentirmi, che non sia mai stato portato a compimento il passaggio di proprietà dal Ministero/Demanio al Comune, all’epoca della sua trasformazione da carcere a Complesso monumentale.

Mentre scrivo queste righe, tremo. A conti fatti, se si accertasse la veridicità di tali gravissime informazioni l’intera produzione culturale cittadina degli ultimi trent’anni risulterebbe come abusiva: abusive le mostre, abusive i convegni; così come i fondi ricevuti, le convenzioni siglate, gli affidi in gestione e soprattutto il lavoro e lo sforzo di tanti che in questa storia non c’entrano niente. Io non ho le carte in mano e mi aspetto di essere smentito, chiedendo già scusa per aver creduto all’incredibile, ma la cosa più sconcertante è che di informazioni di tale gravità si faccia ancora una volta becero chiacchiericcio e non detto.
E mentre Saverio Rotundo, unico eroe della mia terra, veniva deriso e la sua arte denunciata per edilizia, occupazione e discarica abusiva, una cosa è certa a prescindere da tutto: i veri abusivi eravate voi: “gli occupanti del San Giovanni”.
Postilla in attesa di essere smentito:
Non voglio arrendermi all’idea che il problema della Calabria sia di natura “territoriale”, quindi senza scampo, e il mio lungo girovagare per l’Italia mi ha convinto che non è una questione di schieramenti della “politica“. Non rimane da pensare che il problema sia “generazionale”. Ma prima o poi qualcuno dovrà dimostrarlo”.