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Stalking giudiziario, i gestori del Lido Jonio presentano una denuncia alla Procura della Repubblica

Matilde Talotta, oltre a quanto già subito, mette nero su bianco tutti gli atteggiamenti vessatori di cui è ancora vittima

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Stalking giudiziario. E’ questa l’accusa che i gestori del Lido Jonio muovono nei confronti dia alcuni che, pur non avendo avuto ristoro delle loro ragioni in diverse sedi giudiziarie, hanno continuato a “vessare”, con denunce e ricorsi, coloro i quali al momento risultano a tutti gli effetti vittime, morali e materiali di una situazione che oramai pare essersi incancrenita.

Matilde Talotta, per il tramite del suo avvocato Michele Gigliotti, ha inoltrato alla Procura della Repubblica una dettagliata denuncia in cui parla di “ condotta è sussumibile nel reato dall’art.612 bis c.p. atteso che commette il delitto di “atti persecutori” “chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Lo stalking giudiziario  – continua la denuncia –è una forma di stalking che si consuma nelle aule di giustizia, ove spesso si combattono delle vere e proprie battaglie tra le parti. Difatti, la condotta della controparte si sta evidenziando in modo del tutto particolare mettendo in atto delle vere e proprie persecuzioni, vendette, molestie e quant’altro, ai danni della scrivente, che si materializzano nelle aule dei Tribunali. La pretestuosità è altresì evidenziata dai rigetti disposti dall’Autorità Giudiziaria con provvedimenti dal tenore inequivocabile che certamente milita a favore della sussumibilità della condotta nella previsione di cui all’art.612 bis”

E’ lapalissiano,  – scrive ancora la Talotta – infatti, che la ricezione di ricorsi ex art.700 c.p.c., querele, ricorsi di qualsivoglia natura giuridica, sta ingenerando preoccupazione, angoscia, timore, prostrazione e ansia, costringendomi, peraltro e non di rado, anche a cospicue spese per sostenere in giudizio le proprie tesi difensive.  La valutazione di gravità indiziaria, non è affermata soltanto sulla proposizione reiterata di denunce ed esposti– la cui concreta valutazione va rimessa all’apprezzamento del giudice di merito concernente i profili fattuali della vicenda – bensì su condotte ben più pregnanti”

“Il ricorso alla “giustizia”  – secondo i gestori del lido Jonio ed il loro avvocato –  da parte del controinteressato  è certamente vessatorio trasmodando in attività del tutto illegali al punto da rendere configurabile l’ipotesi delittuosa di cui al 612 bis c.p. Innanzitutto le domande risarcitorie sono state più volte reiterate: il delitto di atti persecutori, infatti, è sempre integrato da una pluralità di condotte.  In secondo luogo, le pretese fatte valere in giudizio devono essere palesemente infondate e strumentali, come nel caso che mi riguarda. Ciò significa che l’eventuale infondatezza delle stesse o le conseguenti pronunce sfavorevoli per l’attore, configurano il reato di atti persecutori essendo le stesse essere ictu oculi destituite di fondamento e finalizzate esclusivamente a nuocere la serenità della persona che denuncia e della propria famiglia”.

La condotta della persona oggetto della denuncia (firmata da Matilde Talotta) è certamente connotata dalla ricorrenza l’elemento soggettivo richiesto dall’art.612 bis c.p. Ed infatti per quanto concerne il dolo, esso è generico, consistente nella volontà e coscienza di porre in essere (attuare volontariamente) ogni singolo atto e la condotta risultante dall’insieme di tutti i comportamenti. Ciò significa, in pratica, volontà di sottoporre abitualmente la vittima ad una condotta offensiva”.

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