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Tarcisio Burgnich, la ‘roccia’ friulana

Da buon friulano è taciturno, parla appena il necessario, è introverso e non riesce a vendersi bene. Ma è talmente serio e competente da lasciare un segno anche sulla panchina

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A seguire il ricordo a firma di Sergio Dragone

Nella storia del calcio mondiale c’è entrato quel pomeriggio del 17 giugno 1970 nel catino dell’Azteca di Città del Messico. È l’ottavo minuto dei tempi supplementari della partita del secolo, Italia-Germania, semifinale dei mondiali. Da qualche istante, Gerd Müller ha portato il vantaggio i tedeschi e sembra finita per gli azzurri di Ferruccio Valcareggi.

Rivera batte a sorpresa una punizione in area, un difensore teutonico respinge malamente e lui, il Tarcisio Burgnich che non fa segnare nessuno e che non segna mai, si avventa di sinistro e batte Sepp Maier. Come sia finita tutti lo sanno e ancora oggi, a distanza di quasi mezzo secolo le immagini di quell’epico scontro fanno tremare le vene ai polsi.

C’è un’altra immagine di Tarcisio Burgnich legata a quel mondiale, la stupenda foto che lo ritrae in volo a contrastare invano l’imperioso stacco del Rey Pelè che porta in vantaggio il Brasile nella finalissima di Mexico 70. Lì non poteva arrivarci nessuno.

In ogni caso, il difensore più forte di tutti i tempi conserva un palmarès difficilmente eguagliabile: cinque scudetti, due Coppe dei
campioni, due Coppe Intercontinentali con la maglia dell’Inter, un secondo posto ai mondiali del 1970 e il campionato d’Europa del
1968 con la maglia azzurra.

Una carriera irripetibile per un calciatore soprannominato, non a caso, la Roccia. È un altro mito neroazzurro, Armando Picchi, ad appiccicargli addosso questo soprannome dopo un epico Inter-Spal in cui i giocatori ferraresi hanno puntualmente la peggio negli scontri con Tarcisio.

La carriera di allenatore non è all’altezza della carriera di calciatore. Burgnich da buon friulano è taciturno, parla appena il necessario, è introverso e non riesce a vendersi bene. Ma è talmente serio e competente da lasciare un segno anche sulla panchina.

In serie A, da tecnico, esordisce su quella del Catanzaro, chiamato da un suo conterraneo, il presidente giallorosso Adriano Merlo. Le aquile si sono salvate miracolosamente grazie agli sviluppi dello scandalo del calcioscommesse che ha retrocesso d’ufficio Lazio e Milan. Merlo vuole cambiare pagina, puntando sulla novità di un allenatore alle prime armi, ma che ha un cognome così prestigioso da scatenare l’entusiasmo dei tifosi.

Burgnich ha quarantuno anni, ma bisogna tenere conto che ha giocato fino ai trentotto nel Napoli dove ha chiuso la sua carriera giocando da libero. Come tecnico ha una sola esperienza alle spalle, con il Livorno, squadra che ha portato ad un passo dalla promozione in B.

Ruda, dove Tarcisio è nato nell’aprile del 1939, e Arta Terme, patria del presidente Merlo, distano appena novanta chilometri.
Sono entrambi friulani e udinesi. Il padre di Tarcisio si chiamava Ermenegildo e aveva fatto la guerra con la divisa degli austriaci. I
due si intendono senza parlare.

Sanno che dovranno fare i conti con le esigenze di bilancio e concordano una serie di operazioni di mercato che portano in Calabria
alcuni giovani interessanti come il portiere Alessandro Zaninelli dal Parma, il libero Gabriele Morganti dal Cesena, il centrocampista Antonio Sabato dalla Sambenedettese, il centravanti Carlo Borghi dal Catania.

C’è anche gente di esperienza con il difensore Franco Peccenini, che viene dalla Roma, il centrocampista Giorgio Boscolo dall’Avellino e l’attaccante atipico Giorgio De Giorgis dalla Sampdoria.

Ne viene fuori un mix di gioventù ed esperienza che funziona alla grande. Due sono i capolavori compiuti dal tecnico: il definitivo lancio in serie A del gioiello di casa, Massimo Mauro, e la consacrazione ai massimi livelli di Massimo Palanca che si laurea vicecapocannoniere del campionato con tredici reti dopo Roberto Pruzzo della Roma.

Tarcisio esercita sui giocatori un potere magnetico. Lo seguono in religioso silenzio e non osano contraddirlo. Lui è paziente e meticoloso, pretende molto da tutti, soprattutto sotto l’aspetto atletico.

Il buon giorno si vede dal mattino e il Catanzaro a trazione friulana comincia il campionato nella maniera migliore, prima pareggiando a Napoli (1-1, rete di Sabato), poi battendo in casa il Torino (1-0, rete di Palanca) e impattando sul campo della Fiorentina (1-1, rete di De Giorgis). Contro il Torino Massimo Mauro gioca la sua prima partita da titolare, indossando la maglia numero 4.

Alla quinta giornata, pareggiando a Brescia, il Catanzaro è addirittura in testa alla classifica assieme ad Inter, Fiorentina e Roma. Un sogno che, ovviamente, durerà poco. La squadra giallorossa resta con i piedi per terra, in linea con la filosofia del suo allenatore.
Finirà all’ottavo posto con 29 punti, una salvezza comoda, puntellata qua e là con grandi soddisfazioni, come il sorprendente 2-2 a San Siro contro gli ex di mister Tarcisio.

Cambia tutto nell’anno successivo. Burgnich non resiste alle lusinghe del Bologna anche se sarà un campionato amaro e sfortunato, conclusosi con l’esonero e la retrocessione in B dei felsinei. Merlo invece punta tutto su un tecnico giovane e innovativo come Bruno Pace che gli riserverà grandi soddisfazioni. Le strade del Catanzaro e del Tarcisio mondiale tornano ad incrociarsi nel 1988 quando il tecnico viene chiamato dal presidente Pino Albano che coltiva la segreta speranza di tornare in serie A.

Apre anche il portafoglio per portare in Calabria il bomber Stefano Rebonato che solo due anni prima aveva segnato 21 reti con la maglia del Pescara. Depresso dopo la stagione nella Fiorentina, Rebonato sarà la grande delusione di quel Catanzaro che chiude all’undicesimo posto il torneo.

Burgnich viene esonerato dopo poche giornate e una serie infinita di inconcludenti pareggi. Viene sostituito da Gianni Di Marzio che riuscirà a fare appena meglio. Nella carriera infinita di Tarcisio, la Roccia, l’eroe dell’Azteca, il campione euromondiale dell’Inter, un posticino c’è anche per il Catanzaro che per primo ha creduto nelle sue capacità di allenatore.

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