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Il cuore grande di Catanzaro batterà anche al Bambin Gesù, il grazie del papà di Simone alla città

La famiglia del piccolo catanzarese ricoverato a Roma decide di devolvere parte della raccolta fondi ad altri bambini che soffrono

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Di Antonio Rosi*
E’ il 6 maggio 2021 quando la mia famiglia viene travolta da un tornado, ricevo la notizia che il mio bambino di tre anni è affetto da una leucemia acuta.

Incasso il colpo ma mi riprendo subito. Arrivo a Roma, all’ospedale Bambino Gesù, dove è tutt’ora ricoverato.
La notizia intanto incomincia a circolare tra parenti, colleghi ed amici. Si attiva un circuito di solidarietà, incominciano ad arrivare decine e decine di telefonate e messaggi, “siamo con te, non sei solo, abbi forza”.

Le informazioni circa lo stato di Salute del mio bambino, di Simone, piano piano varcano i confini di Catanzaro, arrivano in Sicilia, persino a Milano, da dove colleghi e amici di cui avevo perso le tracce mi fanno sentire la loro vicinanza, il loro calore.

L’inizio della gara di solidarietà e il grazie della famiglia

A mia insaputa intanto  i colleghi più stretti attivano una raccolta fondi, che a loro dire, in poco tempo ha dato un risultato inaspettato. Catanzaro si è fatta sentire, sono centinaia le donazioni ed i calorosi messaggi di incoraggiamento che provengono anche da persone a me sconosciute, ma che comunque seppur da lontano, mi sono vicine.
Oggi ho chiesto ai colleghi di interrompere la raccolta fondi, ciò che è stato fatto basta ed avanza, è un qualcosa di straordinario.

Ma non potevo non fare un passaggio necessario. Dire la parola più semplice. Grazie.

Sento la necessità di ringraziare tutte le persone che anche con un piccolo gesto, che con un messaggio, una telefonata, una preghiera, mi hanno dato quel conforto, quella vicinanza che oggi sono la forza che mi serve per essere di supporto a mia moglie e a Simone in questo lungo e tortuoso percorso.
Ma il bene moltiplica il bene, ed ecco perché il cuore grande di Catanzaro farà sentire il suo battito anche qui a Roma. Una minima parte di questi fondi, verranno da utilizzati da noi per sostenere le spese vive della nostra permanenza a Roma, dove staremo  fino al termine del ciclo terapeutico, ovvero fino a quando i medici non mi diranno “Simone è guarito, potete tornare a casa”.

La decisione di moltiplicare il bene

La restante parte sarà devoluta in beneficenza al reparto di oncoematologia dell’Ospedale Bambino Gesù. Queste risorse saranno utilizzate per aiutare altri bambini affetti dalla stessa malattia del mio Simone. E se il bene moltiplica il bene, talvolta deve essere anche l’argine che allontana il male, la cattiveria gratuita ed immotivata.
La cattiveria di chi con alcune insinuazioni ha dato un prezzo alla vita di un bambino, parlando di lucro sulla salute di mio figlio da parte della mia famiglia.
Il bene che Simone ha ricevuto è quella corazza che lo difenderà tutta la vita da chi mette sullo stesso piano i beni materiali ed i valori affettivi.
Insegnerò a Simone, quando tutto  questo sarà finito, che purtroppo sulla sua strada incontrerà persone che, non avendo valori e non provando emozioni e sentimenti, potrebbero gestire la malattia di un figlio  con estrema serenità, ma gli dirò anche che tutto il bene di cui è stato circondato vale molto di più. Che in fondo i cattivi sembrano più forti ma sono solo persone infelici che devono andare oscurare gli altri per trovare un punto di luce per se stessi.
Evidentemente queste persone non mi conoscono, non conoscono mia moglie, non sanno quali valori i nostri genitori ci hanno trasmesso, e non sanno quali valori cerchiamo giorno per giorno di trasmettere al nostro bambino.
Detto ciò, spero che rimbombi il mio “grazie di cuore” a tutti coloro che mi sono stati, e ad oggi mi sono vicini, e che hanno dimostrato anche con piccoli gesti la loro vicinanza.
* Papà del piccolo Simone

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