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Don Biagio Amato, un programma per il quartiere Pistoia

Si costituisca attorno a don Giorgio un primo gruppo di persone capaci di intraprendere relazioni serie e stabili con i rappresentanti delle istituzioni catanzaresi

Riceviamo e pubblichiamo. 

Sono stato due volte in alcune favelas di San Paolo del Brasile. Nella prima favela vivevano circa 25.000 persone ( quelle risultati all’anagrafe ufficiale) all’interno di ambienti creati con cartoni, bitume, lamiere e quant’altro poteva servire per dare parvenza di casa ai suoi abitanti. Una baracca unita all’altra per centinaia di metri. Illuminate dalla corrente elettrica garantita da fili elettrici volanti che seguivano dall’esterno il corso delle case. Ricordo ancora anche un rigagnolo scuro che attraversava le viuzze interne. Scorreva dentro un alveo in cemento, caratterizzato dalla totale assenza di cattivi odori.

In quell’alveare di uomini, donne, bambini segnati tutti non dalla fame ma dalla marginalità sociale, culturale, economica e spirituale, percepivi in molti una grande voglia di riscatto alimentata da una presenza particolare. Una chiesa in muratura affidata ad un prete diocesano attorno alla quale sorgevano dei laboratori di avviamento professionale gestiti da giovani e ragazze del posto supportati da salesiani laici. Era completamente assente la presenza attiva e progettuale delle istituzioni cittadine.
Un mondo non molto diverso si può incontrare a Pistoia, zona a sud di Catanzaro. Anche qui è evidente la lontananza delle istituzioni pubbliche e private mentre anche qui è presente un prete diocesano ed un edificio sacro con annessi degli spazi coperti.
Nel mio piccolo posso confermare la povertà esistenziale che vivono molte famiglie di Pistoia ma anche i disagi che pesano su altre famiglie per essere costrette a continuare a vivere all’interno di un contesto molto problematico dove accanto a chi delinque incontri pure chi non ha la possibilità di curarsi, di mandare i figli a scuola, di pagare le bollette di gas, luce e acqua. Accanto a chi un posto di lavoro riesce ad averlo, vivono interi nuclei familiari senza alcuna entrata finanziaria, eppure all’interno trovi spesso nuclei con 3,4,5 bimbi. Se entri nei minimarket frequentati da alcune famiglie di Pistoia e guardi i loro carrelli della spesa spesso hai difficoltà ad acquistare quanto hai in mente perché quanto ti necessita, rispetto a quanto contiene il carrello della signora di Pistoia, potrebbe rappresentare un pugno allo stomaco nei confronti di tanta povertà.
Stiamo parlando di alcuni cittadini che di fatto hanno la possibilità di esigere i diritti alla salute, alla casa, alla educazione, alla prevenzione, alla inclusione e di cittadini che invece ritengono che a loro non è dato esigere diritti ma solo avere grande rispetto per la società che li circonda perché… non si può vivere ogni giorno con la paura di furti, di consumo e spaccio di droga, di prostituzione, di mancanza di igiene, di sicurezza in generale.

Il parroco, don Giorgio, parla della necessità di un “ ospedale da campo”. Mi permetto di aggiungere che tale ospedale dovrà essere progettato e gestito assieme a tutti i rappresentanti delle istituzioni. Non si può continuare ad avere come compagni di viaggio solo le forze dell’ordine alle quali comunque va riconosciuto con gratitudine un ruolo finora determinante. Queste potranno essere efficaci solo se operano accanto a tutte le altre realtà del territorio che, nel rispetto della costituzione, sono chiamate a garantire la esigibilità dei diritti di tutti i cittadini soprattutto di coloro che vivono nella marginalità sociale e civile.
L’unico punto di riferimento per un progetto di resilienza a favore di tutto il quartiere, ad oggi, è la parrocchia Santa Maria della Speranza. Si costituisca attorno a don Giorgio un primo gruppo di persone capaci di intraprendere relazioni serie e stabili con i rappresentanti delle istituzioni catanzaresi. Insieme si potrà elaborare un Piano di risanamento e rilancio di Pistoia per la promozione ed affermazione della dignità delle persone e famiglie più emarginate.
Si sta parlando di creare le condizioni per la esigibilità di diritti e non solo di garantire immediatamente, così come purtroppo a tutt’oggi è ancora necessario e urgente, qualche busta della spesa che permetta a qualche mamma di sfamare per una o due giornate la sua famiglia.

don Biagio Amato già presidente della Fondazione Betania Onlus