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La dipendenza da gioco d’azzardo si sconfigge con Gap

Il progetto è promosso dalla Regione Calabria e attuato dall'Asp di Catanzaro

I giochi d’azzardo possono sembrare innocui ma provocano nel tempo una pericolosa dipendenza definita “Disturbo da gioco d’azzardo”, una vera e propria malattia in grado di scatenare un forte disagio psichico e gravi conseguenze sanitarie-locali. Il progetto “Gap”, promosso dalla Regione Calabria e attuato dall’Asp di Catanzaro, nasce per contrastare il fenomeno della dipendenza da gioco d’azzardo, attraverso un articolato programma di prevenzione e cura della ludopatia, realizzando un lavoro di rete con enti locali, famiglie, scuola e privato-sociale.

“Si tratta di un’azione mirata, che parte dall’esigenza di attivazione di un piano nazionale, lanciata in linea con tutte le altre regioni italiane – dichiara Giulia Audino, responsabile del Ser.D. di Catanzaro e Soverato e referente scientifico del progetto – I motivi che spingono una persona a tentare la fortuna col gioco d’azzardo sono svariati: un periodo di difficoltà economica, il bisogno di gratificazione personale o la necessità di trovare una valvola di sfogo e di evasione dalla realtà. Se il volume di denaro giocato in Italia nel 2019 è aumentato del 3,5%, attestandosi sul valore di 110,54 miliardi di euro, durante la pandemia il “gioco fisico” è sceso a 80 miliardi, con un incremento, però, del 12,5% di quello on line. Il giocatore patologico difficilmente riesce a resistere all’impulso che lo spinge a giocare. E’ una malattia che può essere curata ma dalla quale è difficile uscirne da soli. E’ importante parlarne con qualcuno e rivolgersi ad uno specialista”.

I Ser.D a livello ambulatoriale, si occupano della diagnosi, della cura e riabilitazione dalle dipendenze patologiche, all’interno dei quali ricadono anche le problematiche inerenti il gioco d’azzardo.

In relazione al progetto “Gap” sono stati coinvolti quattro enti del privato accreditati alle dipendenze: tre comunità terapeutiche e una cooperativa sociale molto attive sul territorio della provincia di Catanzaro – Centro Calabrese di Solidarietà, Malgrado Tutto, Progetto Sud e Cooperativa Sociale Zarapoti – che hanno attivato, nel corso degli anni, percorsi e servizi innovativi, in risposta a problemi di emarginazione e isolamento sociale. Le prime tre realtà stanno realizzando il progetto attraverso un percorso residenziale e semiresidenziale in grado di garantire la presa in carico multidisciplinare del giocatore e della sua famiglia, mediante l’impiego di metodologie basate sulle più avanzate evidenze scientifiche.

Attraverso la Cooperativa Zarapoti è in corso un’intensa attività di prevenzione attraverso una campagna informativa e di sensibilizzazione rivolta ai giovani, anche grazie alla presenza di un mezzo mobile itinerante appositamente attrezzato per offrire interventi qualitativamente efficaci di prevenzione per le dipendenze patologiche.

“Tutto parte dalla prevenzione – spiega Ampelio Anfosso della Cooperativa Sociale Zarapoti – E’ necessario potenziare l’informazione ai cittadini sulle condizioni di rischio e sulle ripercussioni derivanti dal Gap. Per questo abbiamo realizzato tantissimo materiale divulgativo – brochure, volantini, locandine – con una grafica e un linguaggio accattivante e coinvolgente per far arrivare in modo immediato il messaggio. Abbiamo creato un sito web – www.ilgiocochecipiace.org – appositamente realizzato pensando all’esperienza del navigatore, con i contenuti della campagna, il materiale di comunicazione scaricabile e condivisibile, i calendari di iniziative/incontri. A tal proposito, abbiamo intenzione di organizzare alcuni eventi coinvolgendo le associazioni sportive culturali e religiose, per stimolare un atteggiamento proattivo, alla ricerca di emozioni attraverso sfide sane come lo sport e la socialità”.

“La nostra attività – aggiunge Anfosso – proseguirà durante l’estate, incontrando i giovani nei luoghi di aggregazione dove solitamente si danno appuntamento (ville, lungomare, spiagge, parco giochi, locali). E’ fondamentale partire con l’attività di sensibilizzazione sin dalle nuove generazioni per evitare l’espandersi del fenomeno. Perché nasce come un gioco ma può sfociare in una malattia autodistruttiva”.

“Ci sono stati inviati 5 utenti – raccontano Chico Piterà e Giorgia Ritrovato del Centro Calabrese di Solidarietà. Il più giovane ha 33 anni, il più anziano 60. Vengono la mattina presto e vanno via nel pomeriggio. Cerchiamo di facilitare la relazione, di lavorare sulla responsabilità, li aiutiamo a gestire le spese quotidiane e il bilancio familiare e facciamo loro anche delle sedute di psicoterapia. Abbiamo strutturato spazi per i giocatori e per i loro familiari perché due incontri al mese li facciamo in gruppo per dare un sostegno anche a casa.>>Vengono da noi una volta a settimana, dopo essere stati accolti dal Ser.D – evidenzia Vittoria Curcio di Progetto Sud – Al momento seguiamo sette persone. C’è un progetto individualizzato per ognuno e fissiamo gli obiettivi della cura. Gli utenti sono seguiti da educatore, psicologa e psichiatra. C’è anche un consulente legale, se si presentano soggetti con posizioni debitorie particolari”.

“Noi offriamo un servizio residenziale – sottolinea Giovanna Minieri di Malgrado tutto – Possiamo ospitare massimo 5 persone. Il programma terapeutico può andare da 3 settimane a 3 mesi. C’è la fase dell’accoglienza dove si raccolgono tutti i dati socio-anagrafici, si effettuano i test della personalità e l’anamnesi fisica e familiare. Segue un intervento intensivo con colloqui psicologici, attività di arte terapia e di condivisione, come l’orto, la falegnameria. Infine vi è la fase dell’accompagnamento e dei richiami che prevede monitoraggio sul reinserimento sociale, familiare e lavorativo”.

“Ringrazio tutta la squadra – aggiunge la dottoressa Audino – Stiamo lavorando in grande sinergia e possiamo pensare di portare avanti questa iniziativa come progettualità nei servizi. Abbiamo condiviso tutte le attività e questa, per tutti noi, è un’occasione di crescita, professionale e personale”.

Referenti del progetto Gap per il Ser.D sono: Carla Sorrentino (Catanzaro), Luigi Pullia (Lamezia) e Maria Rita Notaro (Soverato), anche coordinatrice gruppo lavoro e monitoraggio del progetto aziendale Gap. Tra le linee progettuali è prevista una formazione specifica per le Forze dell’Ordine, i gestori punto gioco e gli operatori impegnati sia dal punto di vista dell’Asp che degli enti privati accreditati. Partner del progetto è Linea Verde Droga.