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Ristoranti e bar senza personale: colpa del reddito di cittadinanza?

Dopo il lungo lockdown, la riapertura dei locali subisce ancora qualche freno. Per un imprenditore locale la ricerca di baristi, camerieri e chef è diventata complicata: «Preferiscono rimanere a casa con lo “stipendio” dello Stato

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    Riceviamo e pubblichiamo

    «Sono amareggiato perché dopo tanti mesi di chiusura, adesso che possiamo riaprire dobbiamo fare i conti anche con la mancanza di personale. Dopo l’avvento del reddito di cittadinanza, già prima dell’emergenza Covid, avevamo avuto qualche difficoltà per il reclutamento, ma adesso le difficoltà sono aumentate.

    Lo Stato ha dato loro dai 700 agli 800 euro di reddito ed in quest’ultimo anno sono stati di certo di grande aiuto per le famiglie, ma adesso che si sta tornando alla normalità, le persone che contattiamo rifiutano il lavoro, ci rispondono che i compensi non sono adeguati, ma non è così.

    Da noi il dipendente che viene pagato meno guadagna 1000 euro al mese. Tutti gli altri, hanno stipendi superiori e con contratti regolari. Dopo aver ricevuto 800 euro senza far niente, adesso 1000 euro per lavorare sembrano pochi. Fanno tutti il confronto con gli stipendi del nord Italia o città a vocazione turistica. Se nelle altre città gli stipendi sono alti è perché anche una semplice pizza, per non parlare della ristorazione, viene venduta almeno il doppio rispetto a quanto la vendiamo noi, e non possiamo di certo alzare i prezzi. Non solo non si riescono a trovare professionisti del mestiere, ma neanche giovani senza esperienza.

    Io ricordo che quando ero ragazzo, per fare gavetta ed imparare, lavoravo anche per poche centinaia di euro, certo, erano altri tempi, ma ricordo anche che c’era la fila quando si cercava personale. Ora siamo all’assurdo, lo Stato ci uccide due volte».

    Lettera firmata

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