Quantcast

Costanzo: “Ho un sogno, leggere delle dimissioni del rettore De Sarro”

È ora di affidare l’Università Magna Gracia ad un catanzarese

“Ho come un sogno, – ha scritto il prof. Ciro Indolfi soltando pochi giorni addietro, rispondendo al rettore dell’Università Magna Graecia Giovambattista De Sarro sulle decisioni riguardanti la cardiologia – quello di vedere il sorriso del compianto Prof. Venuta che non si sarebbe disturbato se un suo Docente gli avesse elencato i successi ottenuti e celebrativi della Sua Università, anzi sarebbe andato particolarmente fiero e orgoglioso di quello che lui chiamava intreccio dei saperi”.
Io ho un altro sogno: quello di leggere domattina che il rettore della Magna Gracia, dopo le dichiarazioni alcuni politici calabresi, rassegni le sue dimissioni perché ormai è giunta l’ora che il prof. De Sarro torni anzitempo a fare il farmacologo, cosa che ha dimostrato di saper fare molto bene, erede di quella generazione di scienziati che hanno lavorato nei laboratori di ricerca con risultati eccellenti. E’ quanto si legge in una nota stampa del consigliere comunale di FarePerCatanzaro, Sergio Costanzo. 

È ora di affidare l’Università Magna Gracia ad un catanzarese, (ce ne sono tanti che potrebbero rilanciare davvero l’Ateneo, liberi da vincoli accademici e lobby di potere), perché in tutti questi anni non abbiamo fatto altro che assistere ad un progressivo depauperamento delle opportunità formative a tutti i livelli, una per tutte l’annosa vicenda delle scuole di specializzazione.
Catanzaro e la Calabria hanno bisogno di un ateneo forte e non di tante frammentate realtà territoriali; hanno bisogno di un “centro” di formazione autorevole, capace di affrontare le sfide formative del futuro e di confrontarsi con le migliori realtà internazionali, ma soprattutto hanno bisogno di una “guida” autorevole che sappia difendere con veemenza questo territorio, promuovendo e valorizzando i migliori ricercatori per evitare che questi abbandonino l’UMG per mancanza di vere occasioni di crescita professionale.

Sono tanti i giovani ricercatori, “sfruttati” per anni con miseri assegni di ricerca, che hanno lavorato a tutto tondo come “schiavi”, mentre poi, appena hanno lasciato la città, sono diventati autentiche eccellenze nelle migliori università d’Italia, d’Europa e del mondo. Di esempi ce ne sono a decine. Purtroppo la meritocrazia deve spesso fare i conti con logiche di potere e proselitismo assurde per una università.
Ma tra tante “anomalie”, per fortuna ci sono anche docenti che amano questa Università e che spendono il loro tempo per formare nuove generazioni di ricercatori; docenti che riescono a stare fuori dalle logiche e dalle manipolazioni politiche e lavorano senza sosta assieme ai loro ricercatori per formarli al meglio, nell’ottica di un normale avvicendamento generazionale.
La cosa che più stupisce è l’assoluto silenzio (tranne qualcuno) dei nostri rappresentanti istituzionali. “Chi tace, acconsente” recita un vecchio proverbio. Eppure, in questo momento di grande crisi sociale, credo che la città di Catanzaro meriti una maggiore attenzione da parte di tutti, soprattutto di coloro che elargiscono dichiarazioni quotidiane a sostegno del rilancio e dell’occupazione e poi non s’impegnano concretamente per offrire concrete occasioni di crescita culturale e formativa ai nostri giovani.

Sono sicuro che il compianto prof. Venuta che amava davvero questa università, prima di condividere e firmare l’accordo sul nuovo Corso di laurea magistrale interateneo ci avrebbe pensato più volte e lo avrebbe soprattutto concordato con le istituzioni, chiedendo una reale contropartita a favore della Umg.
Ecco, è mancato il confronto, la voglia di costruire qualcosa di nuovo nell’interesse della Calabria, rafforzando l’esistente e ampliando unitariamente, sottolineo unitariamente, l’offerta formativa, non sottraendo specificità ad una università a favore di un’altra. Siamo alle solite: è una guerra tra poveri che servirà soltanto ad allungare le distanze tra il nord e il centro della Calabria, tra politici che ancora contano qualcosa e politici destinati ormai verso un inesorabile declino.